MONDO
la mappa dei paesi a rischio
Malesia: l'aereo scomparso nella regione del terrore
Dal Pakistan all'India, dalle Filippine alla Malesia, diversi gruppi armati addestrano i terroristi e operano per imporre il fondamentalismo islamico
di Giancarlo Usai
Tensioni razziali, etniche, culturali, religiose: il Sud Est asiatico è un calderone dove il terrorismo di matrice islamica ribolle con un grande potenziale di violenza inespresso. Che si tratti di gruppi direttamente collegati ad al Qaeda, oppure organizzazioni radicate in aree precise, la cifra comune è fondamentalismo religioso. Da oltre un decennio, massicce operazioni di intelligence e di polizia, arresti e sequestri di armi o esplosivi non bastano a sradicarle.
Il gruppo che preoccupa maggiormente è la Jemaah Islamiah, ritenuta responsabile delle attentati a Bali e all’Hotel Marriott di Jakarta. Formata a metà degli anni 80, ha esteso la sua influenza in Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Thailandia. Accoglie nuovi membri dalle fasce più disagiate della popolazione musulmana, ma anche fra studenti universitari e laureati. I suoi campi di addestramento sono in Pakistan, Afghanistan e Filippine. Persino nella laica Singapore i tentacoli del gruppo sono riusciti a penetrare nelle scuole islamiche.
I finanziamenti arrivano dall'Arabia Saudita, attraverso le scuole wahabite dell'islam "puro e duro". I leader sono spesso musulmani addestrati in Afghanistan con i talebani. E su tutto incidono la debolezza degli Stati dell'area, incapaci di controllare le frontiere, e il traffico di droga e di armi.
Ma la situazione è diversa da Stato a Stato.
Malesia
La Malesia potrebbe rivelarsi il Paese dove il fondamentalismo è più pericoloso. Qui l’Islam è religione di Stato e non c’è bisogno di visti di entrata per viaggiatori provenienti da Paesi islamici. Essendo anche un centro della finanza internazionale, molti sospettano che vi siano compagnie di facciata che in realtà riciclano il denaro di Al Qaeda. Negli anni 90 molti dei leader della Jemaah Islamiah hanno vissuto in Malesia. Fra questi lo stesso Abu Bakar Bashir, il leader spirituale, e Hambali, il capo storico, arrestato poi in Thailandia. A Kuala Lumpur ufficialmente c’è tolleranza religiosa e il governo ha sempre frenato l'introduzione della sharia.
Filippine
Qui opera il Fronte islamico di liberazione Moro, attivo soprattutto nel sud dell’arcipelago, protagonista di una lotta secessionista e di una battaglia tutta religiosa in un Paese a maggioranza cattolica. Il gruppo è forte di circa dodicimila uomini armati ed è nato da una costola del Fronte nazionale di liberazione, più incline alla trattativa con il governo di Manila. All’interno stesso del Milf, però, si fanno spazio diverse correnti. Dopo la strage nella metropolitana della capitale, il 30 dicembre del 2000, e la morte del fondatore Hashim Salamat, il suo successore Ebrahim Murad si è dimostrato più moderato e più incline al compromesso.
Indonesia
Dopo l’11 settembre, il fondamentalismo ha affascinato molti indonesiani con il sogno di fondare un califfato che abbracci tutto il Sud-est asiatico. Qui la Jemaah Islamiah ha messo a segno uno dei più tragici attentati del 21esimo secolo: nel 2002, le bombe che esplosero in alcuni locali notturni della turistica Bali uccisero 202 persone. Al processo andò in scena la doppia faccia del terrorismo indonesiano: alcuni imputati supplicarono il perdono, sostenendo di essere stati cooptati dalla JL con la promessa di guadagni che potessero portarli fuori dalla povertà estrema. Altri, invece, rivendicarono con orgoglio l’aver colpito i turisti occidentali. La mente di quell’attentato rappresenta il perfetto militante islamico, impegnato nello jihad contro "i nemici dell'islam" e definendosi "non amico" dei cristiani. Ha comunque negato ogni legame con la JI. Molte volte durante il processo ha predicato che voleva morire martire. E' stato infine condannato a morte.
India
Qui il terrorismo è trasversale anche da un punto di vista sociale: non ci sono solo poveri e marginali fra gli estremisti, ma anche medici, ingegneri, manager. Lo hanno rivelato le indagini seguite all'attacco terroristico nella città di Mumbai del 2008, in cui morirono 195 persone. A Mumbai e in altre città dell'India operano organizzazioni come lo Students Islamic Movement of India (Movimento degli studenti islamici dell'India), un gruppo simile ai talebani, sospettato di essere all'origine di molti degli attacchi, e il Lashkar-e-Taiba, un gruppo che opera nel Kashmir, con base in Pakistan e in India. Dopo l'11 settembre il SIMI è stato messo fuorilegge: è accusato di avere legami con al Qaeda e di operare per "liberare" l'India fondando una nazione islamica, in un Paese a maggioranza indù.
Pakistan
Il 18 ottobre del 2007, a Karachi, un’autobomba esplode in piazza con l’obiettivo di uccidere l’ex primo ministro Benazir Bhutto. L’omicidio fallisce ma l’attentato è il più grave della storia del paese: muoiono 136 persone. La Bhutto verrà uccisa in un nuovo attacco due mesi dopo. Terrore e fondamentalismo continuano a scuotere il Paese, vicino di quell’Afghanistan per anni retto dai talebani che avevano ospitato Osama Bin laden e le basi della sua Al Qaeda. Durante la presidenza Musharraf, il terrorismo islamico ha colpito diverse volte accusando il governo di "aver venduto il sangue musulmano agli americani”. Nonostante la morte di Osama, la fine della guerra in Afghanistan e la chiusura del periodo di Musharraf, il Pakistan è periodicamente sconvolto da attentati isolati.
Il gruppo che preoccupa maggiormente è la Jemaah Islamiah, ritenuta responsabile delle attentati a Bali e all’Hotel Marriott di Jakarta. Formata a metà degli anni 80, ha esteso la sua influenza in Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Thailandia. Accoglie nuovi membri dalle fasce più disagiate della popolazione musulmana, ma anche fra studenti universitari e laureati. I suoi campi di addestramento sono in Pakistan, Afghanistan e Filippine. Persino nella laica Singapore i tentacoli del gruppo sono riusciti a penetrare nelle scuole islamiche.
I finanziamenti arrivano dall'Arabia Saudita, attraverso le scuole wahabite dell'islam "puro e duro". I leader sono spesso musulmani addestrati in Afghanistan con i talebani. E su tutto incidono la debolezza degli Stati dell'area, incapaci di controllare le frontiere, e il traffico di droga e di armi.
Ma la situazione è diversa da Stato a Stato.
Malesia
La Malesia potrebbe rivelarsi il Paese dove il fondamentalismo è più pericoloso. Qui l’Islam è religione di Stato e non c’è bisogno di visti di entrata per viaggiatori provenienti da Paesi islamici. Essendo anche un centro della finanza internazionale, molti sospettano che vi siano compagnie di facciata che in realtà riciclano il denaro di Al Qaeda. Negli anni 90 molti dei leader della Jemaah Islamiah hanno vissuto in Malesia. Fra questi lo stesso Abu Bakar Bashir, il leader spirituale, e Hambali, il capo storico, arrestato poi in Thailandia. A Kuala Lumpur ufficialmente c’è tolleranza religiosa e il governo ha sempre frenato l'introduzione della sharia.
Filippine
Qui opera il Fronte islamico di liberazione Moro, attivo soprattutto nel sud dell’arcipelago, protagonista di una lotta secessionista e di una battaglia tutta religiosa in un Paese a maggioranza cattolica. Il gruppo è forte di circa dodicimila uomini armati ed è nato da una costola del Fronte nazionale di liberazione, più incline alla trattativa con il governo di Manila. All’interno stesso del Milf, però, si fanno spazio diverse correnti. Dopo la strage nella metropolitana della capitale, il 30 dicembre del 2000, e la morte del fondatore Hashim Salamat, il suo successore Ebrahim Murad si è dimostrato più moderato e più incline al compromesso.
Indonesia
Dopo l’11 settembre, il fondamentalismo ha affascinato molti indonesiani con il sogno di fondare un califfato che abbracci tutto il Sud-est asiatico. Qui la Jemaah Islamiah ha messo a segno uno dei più tragici attentati del 21esimo secolo: nel 2002, le bombe che esplosero in alcuni locali notturni della turistica Bali uccisero 202 persone. Al processo andò in scena la doppia faccia del terrorismo indonesiano: alcuni imputati supplicarono il perdono, sostenendo di essere stati cooptati dalla JL con la promessa di guadagni che potessero portarli fuori dalla povertà estrema. Altri, invece, rivendicarono con orgoglio l’aver colpito i turisti occidentali. La mente di quell’attentato rappresenta il perfetto militante islamico, impegnato nello jihad contro "i nemici dell'islam" e definendosi "non amico" dei cristiani. Ha comunque negato ogni legame con la JI. Molte volte durante il processo ha predicato che voleva morire martire. E' stato infine condannato a morte.
India
Qui il terrorismo è trasversale anche da un punto di vista sociale: non ci sono solo poveri e marginali fra gli estremisti, ma anche medici, ingegneri, manager. Lo hanno rivelato le indagini seguite all'attacco terroristico nella città di Mumbai del 2008, in cui morirono 195 persone. A Mumbai e in altre città dell'India operano organizzazioni come lo Students Islamic Movement of India (Movimento degli studenti islamici dell'India), un gruppo simile ai talebani, sospettato di essere all'origine di molti degli attacchi, e il Lashkar-e-Taiba, un gruppo che opera nel Kashmir, con base in Pakistan e in India. Dopo l'11 settembre il SIMI è stato messo fuorilegge: è accusato di avere legami con al Qaeda e di operare per "liberare" l'India fondando una nazione islamica, in un Paese a maggioranza indù.
Pakistan
Il 18 ottobre del 2007, a Karachi, un’autobomba esplode in piazza con l’obiettivo di uccidere l’ex primo ministro Benazir Bhutto. L’omicidio fallisce ma l’attentato è il più grave della storia del paese: muoiono 136 persone. La Bhutto verrà uccisa in un nuovo attacco due mesi dopo. Terrore e fondamentalismo continuano a scuotere il Paese, vicino di quell’Afghanistan per anni retto dai talebani che avevano ospitato Osama Bin laden e le basi della sua Al Qaeda. Durante la presidenza Musharraf, il terrorismo islamico ha colpito diverse volte accusando il governo di "aver venduto il sangue musulmano agli americani”. Nonostante la morte di Osama, la fine della guerra in Afghanistan e la chiusura del periodo di Musharraf, il Pakistan è periodicamente sconvolto da attentati isolati.