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MONDO

Il conflitto in Etiopia

Le forze del Tigray rivendicano la cattura del pilota di un caccia abbattuto

Dopo quasi un mese dal loro inizio proseguono i combattimenti alle porte del capoluogo MaKallé, nella regione che combatte per l'indipendenza dall'Etiopia. I ribelli terrebbero un numero indeterminato di "prigionieri" delle forze etiopi, compreso il pilota dell'aereo abbattuto nel fine settimana. Nessun dialogo tra i leader

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Continua l'offensiva avviata quasi un mese fa da governo di Addis Abeba contro il Tigray, regione settentrionale dell'Etiopia. L'emittente locale Tigray Tv riferisce di un'azione delle forze ribelli contro un aereo da combattimento delle forze federali e della cattura del pilota. 

L'attacco, rivendicato dai combattenti fedeli al Tigray people liberation front (Tplf), non è tuttavia verificabile in quanto in loco le comunicazioni sono interrotte a causa del conflitto.

Tigray Tv punta il dito sia contro le forze governative che contro l'Eritrea, accusata di sostenere il conflitto interno. Anche il leader del Tplf, Debretsion Gebremichael, ha confermato nelle ultime ore alla stampa internazionale la presenza di comparti dell'esercito eritreo assieme a quelli del governo federale etiope.

Lo stesso Gebremichael, attualmente in fuga dalla regione, ha fatto appello al Primo ministro, Abiy Ahmed, a "fermare la follia" e ritirare le truppe dal Tigray, affermando che i combattimenti continuano "su tutti i fronti" a distanza di due giorni da quanto Abiy ha dichiarato la vittoria. In un'intervista telefonica con l'Associated Press, ha affermato di rimanere vicino al capoluogo del Tigray, Mekele, mentre l'esercito etiope ha fatto sapere di avere il controllo della città da sabato. Lungi dall'accettare la dichiarazione di vittoria di Abiy, il leader del Tigray ha affermato: "Siamo sicuri che vinceremo". 

Gebremichael ha anche accusato le forze etiopi di portare avanti una "campagna genocida" contro il popolo del Tigray, ma l'Etiopia respinge le accuse. Con la regione ancora tagliata fuori un mese dopo l'inizio dei combattimenti, nessuno sa quante persone siano state uccise. I due governi, quello della regione e quello centrale, si considerano illegali a vicenda dopo che Abiy ha messo da parte il Fronte di liberazione popolare del Tigray, un tempo dominante, dopo essere entrato in carica all'inizio del 2018. La lotta riguarda l'autodeterminazione della regione di circa 6 milioni di persone, ha detto il leader del Tigray, e "continuerà fino a quando gli invasori non saranno fuori". 

Secondo quanto riferito ad AP, le sue forze hanno tenuto un numero indeterminato di "prigionieri" tra le forze etiopi, compreso il pilota dell'aereo abbattuto nel fine settimana. Per quanto riguarda i colloqui tra il premier e il leader del Tigray quest'ultimo rifiuta il dialogo affermando che "dipende dal contenuto" e alla condizione che le forze etiopi lascino la regione. "Le vittime civili sono molto numerose", ha aggiunto, negando tuttavia di avere una stima del bilancio per poi accusare le le forze etiopi di "saccheggiare ovunque vadano". 

Sabato scorso l'esercito federale ha annunciato di aver preso il controllo di MaKallè, e secondo Gebremichael i combattimenti stanno tuttora proseguendo alle porte della città che accoglie una popolazione di circa mezzo milione di persone. All'escalation del conflitto aumentano anche gli appelli della comunità internazionale alla tregua: le stime sull'impatto dell'offensiva militare sulla popolazione sono ancora incerte, ma si parla già di eccidi e di centinaia di morti e, secondo le Nazioni Unite, di almeno 43.000 persone che si sono rifugiate nel vicino Sudan.  

Pompeo: mettere fine a combattimenti
Il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha esortato il premier etiope Abiy Ahmed a mettere fine ai combattimenti nello Stato settentrionale del Tigray, esprimendo preoccupazione per l'offensiva contro i leader dissidenti tigrini del Fronte popolare di liberazione. In una telefonata, il capo della diplomazia americana ha chiesto "una completa cessazione dei combattimenti e un dialogo costruttivo per risolvere la crisi". Sabato scorso il premier etiope ha annunciato la fine dell'operazione militare contro la regione ribelle con la conquista di MaKallè, ma non è chiara la situazione sul campo dal momento che la regione è sottoposta a un rigido blackout delle comunicazioni. 
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