MONDO
L'intervento attraverso il legale
Regeni, la famiglia: "Non era uomo dei servizi segreti"
I familiari smentiscono "che Giulio sia stato un agente". Intanto proseguono le indagini, due le ipotesi investigative contrastanti: ucciso per minare i rapporti tra Italia e Cairo, oppure colpito perché rappresentava gli interessi di Usa e Gb nel paese. Sentiti due vicini di casa del giovane

Due nuovi testimoni
Sarebbero due inquilini del palazzo in cui viveva Regeni i due testimoni sentiti oggi dagli inquirenti. I due sarebbero stati ascoltati per chiarire le circostanze della presunta richiesta di informazioni sul ricercatore fatta da alcuni sconosciuti nei giorni precedenti alla scomparsa di Giulio. La circostanza è stata riferita nei giorni passati da altri testimoni la cui attendibilità è ancora al vaglio degli inquirenti. Nulla è trapelato però quanto ai contenuti dell'interrogatorio.
Le ipotesi
Una delle ipotesi su cui si lavora è che qualcuno possa averlo tradito, e venduto le sue informazioni. Che per un motivo ancora da chiarire Giulio, che studiava i movimenti di sindacali di opposizione al governo, avesse raccolto dati che potevano essere interpretati come una minaccia per qualcuno.
Ma nelle pieghe delle indagini si fa avanti anche un’altra ipotesi, e cioè che l’omicidio del ricercatore sia un messaggio al presidente Al Sisi da parte dei gruppi di opposizione. Un modo per minacciare le relazioni economiche strette dal presidente egiziano con il nostro paese. Un grimaldello per cercare di rompere l’accordo stretto con l’Eni per lo sfruttamento del giacimento petrolifero di Zhor. Ipotesi questa che si fonda soprattutto sulla tempistica dell’omicidio (in quei giorni al Cairo c’era la ministra per lo sviluppo economico Guidi e una delegazione di imprenditori italiani giunti in Egitto per chiudere accordi di cooperazione) e sul fatto che il corpo del ricercatore è stato ritrovato con evidenti segni di tortura. Se fosse stato il regime a ucciderlo – si dice – il cadavere sarebbe stato fatto sparire.
Ma per gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che stanno mandando avanti le loro indagini, questa ipotesi non è credibile. Anzi sono convinti che l’omicidio di Regeni sia un messaggio al mondo accademico anglosassone che attraverso le università e i suoi centri studi nonché le sue società di analisi viene visto dall’Egitto come una presenza “scomoda”, una sorta di “intelligence parallela” che si cela dietro le istituzioni universitarie. E forse Regeni poteva rappresentare tutto questo, studioso dell’American University, Cambridge e anche consulente, per un anno nel 2013, della Oxford Analityca una società specializzata in analisi globale per multinazionali, istituzioni finanziarie e governi.