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MONDO

Venerdì Santo

Roma, la Via Crucis con "i crocifissi di oggi": la crisi, le carceri, il dolore dei migranti

Le tradizionale celebrazione del Venerdì Santo è iniziata con un momento di silenzio del Papa e si è conclusa con un grido salito dalla folla, "Viva il Papa"

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Roma E con un momento di silenzio che si è aperta la Via Crucis, a Roma. Per qualche istante - dopo essere arrivato al Colosseo accolto dagli applausi e dal sindaco, Ignazio Marino - Papa Francesco si è raccolto in preghiera e poi ha dato inizio alla celebrazione del Venerdì Santo. In conclusione le parole del Papa, dedicate alle "persone abbandonate sotto il peso della croce", per Francesco è arrivato un grido corale - "Viva il Papa" - salito dalla folla che per tutto il pomeriggio aveva atteso il Papa e la celebrazione del Venerdì Santo, dichiatato "giorno del silenzio" dallo stesso pontefice. 

50 i Paesi a seguire la diretta televisiva durante la processione che si è tenuta lungo i Fori Imperiali, mentre ogni stazione li invitava a riflettere attraverso le 14 meditazioni scritte da Monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso: nei testi, letti da Virna Lisi e dallo speaker di Radio Vaticana Orazio Coclite, i "crocefissi di oggi". A portare la croce, infatti, operai, imprenditori, immigrati, clochard e detenuti. 

La prima stazione: le false accuse
Le parole di Giancarlo Bregantini si soffermano sulle "facili accuse", i "giudizi superficiali tra la gente, le "insinuazioni e i preconcetti che chiudono il cuore e si fanno cultura razzista, di esclusione e di scarto, con le lettere anonime e le orribili calunnie". "Accusati - denuncia la meditazione -, si è subito sbattuti in prima pagina; scagionati si finisce in ultima".

La seconda stazione: la croce pesante del mondo del lavoro
Nella meditazione si punta il dito verso "il peso di tutte le ingiustizie che hanno prodotto la crisi economica, con le sue gravi conseguenze sociali: precarietà, disoccupazione, licenziamenti, un denaro che governa invece di servire, la speculazione finanziaria, i suicidi degli imprenditori, la corruzione e l'usura, con le aziende che lasciano il proprio paese". E' questa "la croce pesante del mondo del lavoro, l'ingiustizia posta sulle spalle dei lavoratori". "Lottiamo insieme - aggiunge Monsignor Bregantini - per il lavoro in reciprocità, vincendo la paura e l'isolamento, ricuperando la stima per la politica, che è uscire insieme dai problemi". 

La terza stazione: il dolore dei migranti
"Accoglieremo tra noi la fragilità degli immigrati perchè trovino conforto e speranza entrare in vera comunione con fratelli più poveri strappaci dal cuire la comoda indifferenza che ci impedisce di riconoscerci nel ruolo dei migranti".

La quarta stazione: il dolore delle madri
A loro che soffrono per e con i figli, la meditazione di questa stazione, dedica "lo sguardo solidale di Maria". Alle madri che vivono il dolore dei figli che diventano bambini soldato, morti per tumore a causa dei rifiuti tossici, "travolti dalla precarietà e imbottiti dalla droga e dall'alcool". Parlando di questa stazione, incentrata sulla figura materna, mons. Giancarlo Bregantini ha detto che dedica "questa stazione alle mamme che hanno i perso i figli a causa di tumori nella Terra dei fuochi".

La quinta stazione: la fraternità
L’aiuto offerto a Gesù nel portare la croce, la quinta stazione, diviene metafora di cooperazione, di aiuto al prossimo, di fraternità.

La sesta stazione: tenerezza per chi non chiede assistenza
E' il momento in cui la Veronica si avvicina ad un Gesù affranto ma la cui bellezza "non è oscurata dagli sputi". Nella riflessione scritta da Monsignor Bregantini, la Veronica che toglie la profanazione e allevia il dolore partecipando ad esso insegna a "riconoscere il prossimo da consolare con tenerezza". In particolare, nel mondo di oggi, chi non chiede assistenza e muore di solitudine. 

La settima stazione: le carceri
Al centro di questa stazione, il carcere "ripudiato dalla società civile, un dolore aggravato dall'assurdità della burocrazia, dalla doppia pena del sovraffollamento, dai suicidi", dall'etichetta incancellabile di "ex detenuto" che impedisce la riabilitazione. Più grave, comunque, "la pratica della tortura, purtroppo ancora diffusa in varie parti della terra, in molteplici modi". Ma anche lì, come "In ogni carcere, accanto ad ogni torturato, c'è sempre Lui, il Cristo sofferente, carcerato e torturato".

L'ottava stazione: le donne che subiscono violenza
Donne che subiscono violenza. Loro, al centro di questa stazione, per cui non basta la "semplice compassione". Si chiede a Dio di fermare la mano che le opprime con la violenza, a tutti di interrogarsi e di riflettere sui propri comportamenti.  "Piangiamo su quegli uomini che scaricano sulle donne la violenza che hanno dentro. Piangiamo sulle donne schiavizzate dalla paura e dallo sfruttamento"

La nona stazione: la paura del domani
La meditazione chiede di superare la "comodità dell'immobilismo" con la "speranza alimentata dalla preghiera" che nasce dentro la prova che ci troviamo ad affrontare a causa della crisi, non dopo la crisi. 

La decima stazione: la dignità violata degli innocenti
Con il suo corpo esposto sulla croce, Gesù "ha mostrato di essere dalla parte delle vittime" e di riabilitarne la dignità.  Dio, continua la  riflessione, "è dalla parte delle vittime degli abusi". Una meditazione che invita a mettere da parte "il cuore di pietra delle divisioni" e a "tessere la pace come un tessuto". 

L'undicesima stazione: la malattia come redenzione
Lo strazio e la vergogna di essere accomunato a due banditi, le beffe dei passanti. Gli stessi chiodi sono conficcati nella carne di chi oggi si trova in ospedale o nelle case di riposo, gli ammalati che si chiedono "Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?" e hanno bisogno di trovarsi accanto qualcuno che "si prenda su di sé le infermità". A quel punto, anche la malattia "diventa scuola di sapienza e da condanna diventa un'oblazione redentrice".

La dodicesima stazione: la sete di tutti gli assetati
L'invocazione fraterna del malfattore penetra nel cuore di Gesù che sente l'eco del proprio dolore. Quella di Gesù è la sete di tutti gli assetati, di chi ha sete di giustizia e libertà. 

La tredicesima stazione: l'ultimo abbraccio
Al centro della meditazione l'insegnamento dell'ultimo abbraccio tra Gesù morto e Maria addolorata. 

La quattordicesima stazione: il nuovo giardino
L'ultima meditazione passa dalla paura che scuote l'uomo nel momento della morte al nuovo giardino, la croce impiantata nella terra, il luogo da cui "Gesù riporterà tutto alla vita".

Papa Francesco: "Nella croce la mostruosità dell'uomo guidato dal male"
A differenza di quanto annunciato, Papa Bergoglio ha tenuto un breve discorso al termine della Via Crucis: "Sulla croce di Gesù c'è tutto il peso dei nostri peccati, tutta la vanià dei prepotenti, tutta la vanità dei falsi amici". Era una croce pesante "come la morte delle persone care" ma gloriosa "come l'alba di una notte lunga". Nella croce, ha detto il Papa con voce sommessa, "vediamo la mostruosità dell'uomo che si lascia guidare dal male". Le sue ultime parole sono per le persone "abbandonate sotto il peso della croce", perchè possano trovare speranza nella resurrezione e nell'amore di Dio". "Ma il male non avrà l'ultima parola".

 
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