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ITINERARI

La magia del treno

Transiberiana low cost

Sette fusi orari, quasi 10mila chilometri sul treno leggendario attraverso le steppe della Siberia. Da Mosca al mar del Giappone. Senza spendere troppo

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di Carlotta Macerollo Un viaggio speciale attraverso lo stato più vasto del mondo. 9288 chilometri, tutti via terra, sul treno leggendario nelle steppe della Siberia. Da Mosca al mar del Giappone, attraverso gli Urali e l’Asia. Un sogno che hanno in molti, un viaggio di proporzioni epiche che permette di toccare con mano un paese dal futuro imprevedibile, che forse dominerà l'economia mondiale nel prossimo mezzo secolo con il suo territorio immenso e le abbondanti materie prime.

Sulla "Transibb"
Sulla “Transibb”, come la chiamano familiarmente in Russia, si raccontano storie e leggende, si scrivono libri e sono stati girati molti film. Anche il celebre David Bowie nel 1973 viaggiò da Vladivostok a Mosca. E tra gli scrittori come non citare Paulo Coelho. L'Unione Sovietica è finita "appena" 22 anni fa e da allora molto è cambiato. Per lungo tempo la Siberia è stata nell'immaginario collettivo una delle più grandi prigioni del mondo a cielo aperto, lì molte persone morirono o furono esiliate. La curiosità di vedere, spiegare e raccontare tutti questi cambiamenti è forte. Così, dopo un'accurata pianificazione del viaggio, dopo aver scelto le tappe da fare durante il tragitto, prenotato gli ostelli, letto due libri sull'argomento ("Con tutti i posti che ci sono... Cronache semiserie lungo la Transiberiana" di Paolo Cagnan e "Sulla Transiberiana" di Mauro Buffa), arriva il momento della partenza. Nel giugno 2012.

Non è un treno qualsiasi
Al contrario di quello che si può pensare la Transiberiana non è un treno speciale, come l'Orient Express. E' piuttosto un insieme di binari, che si snodano in tutta la Siberia. Benché molte reti colleghino ogni giorno Mosca alle terre orientali, soltanto un espresso, il Rossija, compie l'intero percorso fino a Vladivostok. Se si sale in carrozza alla stazione Jarovslavskij, e non si fanno soste intermedie, secondo l'orario si raggiungono le coste del Pacifico in sei giorni, 12 ore e 25 minuti di viaggio. Percorrere la Transiberiana può essere un viaggio molto costoso. Ma se si prenotano i voli e e le tratte del treno in anticipo, si pianifica bene dove dormire e si ha un pizzico di spirito di avventura, può essere un viaggio alla portata di tutti. Per 23 giorni, spesa massima 2mila euro.

Mosca
Per vedere bene Mosca non basta una settimana, ma in 4 giorni, con una tabella di marcia serrata, se ne può avere un'idea. E' una città enorme, con più di dieci milioni di abitanti; pochissimi parlano inglese, persino all'aeroporto all'information point, è quasi obbligatorio conoscere il russo. Consiglio: portare con sé un piccolo ma utilissimo dizionario che vi salverà in molte situazioni. La Piazza Rossa, la cattedrale di San Basilio, il mausoleo di Lenin, il Cremlino, il giardino delle sculture, l'Arbat, cioè la via pittoresca degli artisti e musicisti, il fiume Moscova. Si rimane a bocca aperta guardando gli enormi grattacieli fatti costruire da Stalin, le cosiddette "sette sorelle", in uno dei quali è ospitato il ministero degli Esteri. Una metropolitana bellissima e profondissima, la seconda al mondo dopo Tokyo, 12 linee che coprono circa 300 chilometri e 182 stazioni, che sono un esempio del realismo socialista degli anni Trenta del Novecento. Le falci e martello sono presenti ovunque. Ritratti di Lenin, Karl Marx, ma quasi nulla di Stalin. 

La magia del treno
Per la Transiberiana, si parte dalla stazione Jarovslavskij di Mosca oppure dalla meno nota stazione Kazanskaja, che si trova sull'altro lato della strada. Prima tappa: Yekaterinburg, 24 ore di viaggio. I biglietti si possono prenotare online su un sito americano, si possono prendere anche in stazione ma si deve sapere la lingua. I treni sono numerati: più basso è il numero più alto sarà il livello e il prezzo. Quelli con numeri dispari sono diretti a Mosca, quelli pari invece vanno verso est, allontanandosi dalla capitale. Fuori dal finestrino c'è un mondo da osservare: la taiga. Foreste sterminate di conifere inframezzate dalle dacie, le casette basse, di legno, ognuna con il proprio orticello circondato da uno steccato. Sono le case di villeggiatura dei russi che, all'epoca dell'Unione sovietica, venivano utilizzate anche per integrare, con i prodotti dell'orto, verdura e frutta che scarseggiavano nei negozi. Solo i prati secchi e depositi di legname interrompono i boschi. 

Cucina alla fermata del treno
I treni russi sono estremamente puntuali. Lo sanno bene tutte quelle signore, le cosiddette babushke (nonnine), quasi sempre donne, che allestiscono mercatini spontanei di ogni tipo alle fermate della Transiberiana. Si può acquistare di tutto: da semplici sandwich al salmone fino a pasti completi cucinati in casa e poi bevande di ogni genere: birra, vodka, kvass, una bevanda fermentata, poco alcolica, fatta con i cereali e con la linfa di betulla: i russi ne vanno matti. I mercatini alimentari sono presenti in tutte le stazioni dove è prevista una sosta superiore ai dieci minuti e dove quindi i passeggeri possono scendere ad acquistare del cibo per rifocillarsi. 

Yekaterinburg
Yekaterinburg è la città del massacro degli zar. I russi sono molto ospitali e, soprattutto i giovani, molto curiosi nel conoscere persone che vengono da altri paesi. Di solito poi adorano l'Italia. Julya, 30 anni, racconta che ha un bambino di 4 anni, è stata sposata ma poi il marito l'ha lasciata per un'altra donna: pare sia molto comune. Ci si sposa troppo presto, non si è abbastanza maturi, dice. Di mestiere faceva anche lei la giornalista, ma poi ha cambiato e ha deciso di vendere gatti, fa anche vedere il catalogo: è più redditizio. Yekaterinburg è la capitale degli Urali, ma anche della contaminazione nucleare mondiale. Ha un tasso di crescita (economica, demografica, culturale) elevatissimo. I Romanov sono l'attrazione turistica della città, visto che proprio qui lo zar Nicola II, la moglie, i figli e i domestici nella cantina della Dom Ipatiev (la casa fu abbattuta nel 1977 da Boris Eltsin dietro ordine del Politburo) furono massacrati dai bolscevichi nel 1918, guidati da Yakov Yurovsky. 

Irkutsk
Due giorni di viaggio verso Irkutsk: poco meno di seicentomila abitanti, è considerata la Parigi della Siberia. Sembra vivace e multietnica: tanti pullmini di turisti diretti al lago Baikal. Il consiglio è di organizzare un'escursione sull'isola vulcanica di Olkhon. Olkhon è considerata dalla popolazione buriata del posto uno dei cinque poli mondiali di energia sciamanica. E' lunga 72 chilometri e il suo centro abitato principale è Khuzhir, che in questi ultimi anni ha vissuto un vero e proprio boom turistico grazie soprattutto al notevole impegno della guesthouse di Nikita, un ostello con duecento posti letto gestito da un ex campione russo di ping-pong e da sua moglie. Lì si può fare un autentico banya russo, cioè una specie di sauna. Olkhon si raggiunge da Irkutsk con un pullmino che ci impiega circa sei ore, più una breve traversata in traghetto da Sakhyurta. La serena bellezza dell'isola è straordinaria. Passeggiando sulle colline (è bellissimo al tramonto) si arriva alla Roccia dello Sciamano, l'ideale per fermarsi e meditare davanti a tanta bellezza.

Da Olkhon a Ulan Ude
Dopo un viaggio in treno di sette ore, si arriva nella Repubblica di Buriazia, nella città di Ulan Ude. La bandiera è a bande orizzontali azzurro, bianco e giallo. Sulla banda azzurra i simboli sovrapposti di luna, sole e fuoco. E' un simbolo buddista di vita eterna presente anche nella bandiera della vicina Mongolia. In lingua buriata Ulan significa "rosso", ma Ulan Ude è una città piacevolmente verde adagiata in una bella regione di dolci colline. Nonostante il notevole afflusso di immigrati russi, le pesanti influenze staliniste e lo sguardo onniveggente della più grande testa di Lenin del mondo sulla piazza principale della città (che secondo alcuni risulta comica per l'evidente strabismo), il popolo dei buriati si rifiutò di abbandonare la propria lingua e la propria religione e oggi proclama la propria specificità recuperando una cultura millenaria.

Vladivostok, l'ultima tappa
E' l'ultima tappa del viaggio. Da Ulan Ude a Vladivostok ci vogliono quasi tre giorni di treno, ma poi si giunge sul mar del Giappone, una luce particolarissima pervade la Baia del Corno d'Oro. Quando si scende dal treno, il simbolo della soddisfazione è una targa di bronzo che indica l'esatto capolinea della ferrovia Transiberiana: 9288 chilometri, la distanza da Mosca. Quella targa significa che ci siamo arrivati dall'altra parte del mondo che prima guardavamo soltanto sognanti sul mappamondo. Vladivostok è piena di cantieri, ponti in costruzione, operai per le strade. Tutto per la preparazione della Conferenza economica Asia-Pacifico del settembre 2012. Fa un po' effetto pensare che il porto ospita la flotta militare del Pacifico e che per questo motivo gli stranieri e i suoi stessi abitanti erano soggetti a restrizioni negli spostamenti fuori dalla città. Sembra un po' San Francisco, tutto un saliscendi, non mancano i condomini sovietici incastonati tra edifici moderni e palazzi signorili di epoca zarista.

Pensieri di viaggio
Se la metafora del viaggio è la metafora della vita, con la transiberiana la si vive appieno. Sul treno si conoscono persone, si vedono paesaggi, alcuni solo dal finestrino. Si fanno scelte, si trova il tempo per se stessi e si assapora il silenzio. E perché no, si impara anche a dire addio, quando il treno riparte.

 
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