A spasso con Google nella città eterna. Tappa a Roma del ‘tour adventure’ tra turismo e arte (Foto)
È venuto a Roma per raccontare come Google ha messo “praticamente tutto il pianeta” sulle sue mappe e per svelare i piani futuri di big G: Ed Parsons, Geospatial Technologist di Google Inc. è il responsabile mondiale di tutte le attività legate alla digitalizzazione, dalle app che hanno sostituito le “carte geografiche” fino allo Street View, Earth, nonché la collaborazione degli utenti alle piattaforme attraverso la condivisione dei propri selfie e fotogallery. Parsons ci ha anche raccontato come fare per sapere quando il satellite che fotografa le città dall’alto passerà sopra casa nostra (e per la cronaca non è semplice, anzi, i fan di The Big Bang Theory si ricorderanno di una famosa puntata a riguardo).
L’incontro tra Parsons e la stampa non poteva tenersi in una location più bella: la Terrazza Caffarelli che dal Campidoglio domina il panorama ad ovest della città. Con l’occasione, ci sono state anche alcune demo per l’utilizzo delle app con un Samsung Galaxy S6 e una breve lezione per apprendere alcuni dei segreti delle belle foto fatte con lo smartphone.
Sempre con lo smartphone abbiamo utilizzato la tecnologia Nfc per caricare il percorso da seguire dal centro storico di Roma fino alla mostra Nu Factory in via Guido Reni. E quindi a bordo di auto elettriche da due posti il gruppo è partito: ciascuno ha potuto scegliere il percorso desiderato e ammirare i punti turistici segnalati nella mappa oppure fermarsi per uno spuntino romano doc negli esercizi che hanno aderito all’iniziativa.
Finito il tour in auto elettrica abbiamo potuto assistere alla presentazione delle tecnologie utilizzate da Google Art Project, il progetto per rendere digitali e pubbliche collezioni d’arte e interi musei. In questo caso, alla Nu Factory Urban Art Festival, una mostra in corso alla ex fabbrica dell’esercito nelle antiche caserme di via Guido Reni, dove tra padiglioni chiusi da anni sono state riportati in vita gli oggetti d’uso mai visti finora dal pubblico perché appartenenti alla zona militare e che presto ritorneranno all’oblio in quanto il comprensorio sta per conoscere la sua terza vita: diventerà, almeno in parte, la città della scienza.