Affonda il Bitcoin. In meno di un anno la criptovaluta ha perso il 70% del suo valore
Il 16 dicembre 2017 il prezzo di un bitcoin aveva sfiorato i 19.500 dollari, oggi viene scambiato per 4.600.
Non si arresta il sell-off delle criptovalute. Quella con la più grande capitalizzazione, Bitcoin, è scivolata sotto i 4.700 dollari all'indomani della rottura al ribasso dei 5.000 dollari. Mercoledì scorso era scesa sotto i 6.000 dollari. Stando a CoinMarketCap.com, gli asset digitali che includono valute come Ether, Litecoin e XRP hanno mandato in fumo quasi 700 miliardi di dollari di capitalizzione dal picco dello scorso gennaio.
Individuare una causa è complicato. Il mercato delle criptovalute reagisce a volte in maniera impulsiva, correndo alla ricerca di ricchezza, scappando ai primi segni di difficolta e innescando una spirale negativa.
Pesa senza dubbio la stretta della Sec (Securities and Exchange Commission), la Consob americana, che venerdì scorso ha annunciato pene di stampo civile contro aziende di criptovalute che non hanno registrato come prodotti finanziari le loro initial coin offering (Ico, un modo non regolato con cui vengono raccolti fondi in genere attraverso l'emissione di criptovaluta).
Bloomberg riferisce che il dipartimento americano di Giustizia sta indagando per capire se il forte rally del Bitcoin osservato nel 2017, anno finito a livelli record vicino ai 20.000 dollari, sia stato alimentato da
manipolazioni attraverso Tether, un token digitale tanto popolare quanto controverso.
Ad aumentare il nervosismo c'è poi stata la "biforcazione" di Bitcoin Cash, cioè una "scissione" in due criptovalute. Anche Bitcoin Cash era nata da una manovra simile, detta "hard fork", sul Bitcoin. Ma in quell'occasione si trattò di una questione di principio: Bitcoin Cash era nata per essere più agile e superare alcuni limiti del Bitcoin originario. La scissione più recente non sembra essere dettata da basi così solide, dando quindi l'idea che il mondo delle criptovalute sia instabile e poco affidabile.