Pakistan: la cristiana Asia Bibi è stata assolta, nessuna condanna a morte per blasfemia
La donna è stata poi scarcerata e trasferita in una località sconosciuta per ragioni di sicurezza, in attesa di lasciare il paese
"La condanna a morte è annullata. Asia Bibi è assolta delle accuse, perché ci sono contraddizioni nelle testimonianze", ha dichiarato il presidente della Corte Suprema del Pakistan, Saqib Nisar, nella lettura del verdetto, citando il principio di "presunzione d'innocenza" in mancanza di prove certe. Una sentenza che capovolge il precedente verdetto di condanna a morte della cristiana 47enne e che non piace ai gruppi estremisti.
In un'aula blindata, la donna, che non era presente durante la lettura della sentenza, avrebbe reagito con incredulità. Bibi, detenuta a Sheikupura, vicino a Lahore, è stata poi scarcerata e trasferita in una località sconosciuta per ragioni di sicurezza, in attesa di lasciare il paese.
Gruppi radicali islamici sono scesi in piazza chiedendo la testa della donna, oltre alla condanna a morte del presidente della Corte Suprema, e degli altri due colleghi, colpevoli di aver sentenziato l'assoluzione. La pakistana cristiana, accusata di blasfemia nel 2009, è stata assolta dopo otto anni di detenzione in isolamento.
Le contestazioni
La sentenza non piace al partito radicale Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp)che rappresenta i musulmani sunniti. Il suo leader, Khadim Hussain Rizvi, ha addirittura invocato la morte per il presidente della Corte Suprema, Nisar, e gli altri due colleghi che hanno emesso la sentenza: Asif Saeed Khosa e Mazhar Alam Khan Miankhel. Il partito, inoltre, ha chiesto le dimissioni del primo ministro, Imran Khan e chiesto ai sostenitori di scendere in piazza. Oltre a Islamad, manifestazioni si sono tenute a Karachi e Peshawar.
Le accuse e la condanna nel 2009
Asia è stata accusata di blasfemia nel 2009 dopo una discussione a Ittanwali, il villaggio del Punjab, dove è nata da una famiglia contadina e vissuta 40 anni con due sorelle. Nel 2010 un tribunale l'ha condannata a morte, ma il processo si era basato essenzialmente su testimonianze, in particolare su quella dello stesso uomo che l'aveva denunciata, Qari Mohammad Salam, imam della moschea.