Scene di guerra a Beirut, spari durante manifestazione: morti e feriti
I manifestanti protestavano contro il giudice incaricato di indagare sull'esplosione del porto di Beirut dell'agosto 2020. Il premier ha chiesto scusa al Paese: "Mi vergogno della tragica situazione a cui siamo arrivati"
Il premier Najib Mikati ha chiesto scusa ai libanesi per quello che è successo oggi negli scontri a Beirut. "Mi vergogno della tragica situazione a cui siamo arrivati", ha detto il premier al quotiano An-Nahar. Il premier libanese ha anche annunciato per domani un giorno di lutto per i morti e feriti degli scontri scoppiati a Beirut. Lo riferisce Arab News.
Il bilancio dei violenti scontri armati tra miliziani dei partiti armati sciiti Amal e Hezbollah e non meglio precisati uomini armati e "cecchini" è di sei morti e oltre trenta feriti secondo quanto riferisce la Croce Rossa libanese citata dai media.
Centinaia di manifestanti del movimento sciita Amal, guidato dal presidente del parlamento Nabih Berri, si sono dati appuntamento questa mattina alla rotonda Tayyoune, nella parte sud della città, per dirigersi verso il palazzo di giustizia, per protestare contro il giudice che indaga sull'esplosione al porto dell'agosto 2020. Si sono uditi spari. Secondo un testimone citato dall'agenzia Dpa sarebbero arrivati da un edificio e sarebbero stati usati anche lanciarazzi. I militari si sono dispiegati nell'area degli scontri, tra i quartieri di Ayn Remmane e Shiyah, divisi proprio dalla rotonda Tayyoune, dove ora regna una calma tesa, secondo quanto riferisce l'esercito.
"Assicuro ai libanesi che l'orologio non tornerà indietro. Stiamo andando verso una soluzione, non verso una crisi. Io, in collaborazione con il primo ministro e il presidente del Parlamento, non tollererò e non mi arrenderò a nessun fatto compiuto il cui obiettivo potrebbe essere la sedizione, che tutti i libanesi respingono". Lo ha affermato il presidente libanese Michel Aoun.
Proiettili in una scuola francese
Molti i momenti di tensione. Alcuni proiettili sono penetrati attraverso le finestre di un appartamento della zona: secondo quanto riferisce un funzionario della sicurezza, quattro sono caduti vicino a una scuola francese privata, Freres of Furn el Chebbak, scatenando il panico. Gli studenti si sono rannicchiati nei corridoi, con le finestre aperte per evitare impatti peggiori, in scene che ricordano la guerra civile del 1975-1990. L'esercito ha effettuato allora un dispiegamento imponente nella zona, inviando pattuglie per ricercare chi sparava, ma gli spari sono andati avanti anche dopo l'arrivo dei soldati nella zona.
Appello alla calma del premier
Le dinamiche dell'escalation in un Paese attraversato dalla peggiore crisi economica degli ultimi 30 anni non sono ancora chiare. Hezbollah e Amal hanno accusato "cecchini posizionati sui tetti" di aver aperto il fuoco contro "manifestanti pacifici" denunciando un "attacco di gruppi armati e organizzati per trascinare il Paese in uno scontro". Il primo ministro, Najib Mikati, in una dichiarazione ha lanciato un appello alla calma e ha invitato le persone a "non farsi trascinare in un conflitto civile". Poi, accompagnato dal ministro della Difesa Maurice Slim, ha raggiunto il comando operativo dell'esercito per seguire l'evolversi della situazione nel quartiere di Tayyouneh. L'appello, riporta Arab News, è arrivato in un comunicato in cui il capo di governo ha chiesto anche "l'arresto dei responsabili". Intanto, le autorità hanno fatto sapere che il presidente Michel Aoun è in contatto con Mikati, il ministro dell'Interno e il capo dell'esercito per decidere le misure volte a calmare la situazione.
"L'esercito è intervenuto per cordonare l'area e schierarsi nei quartieri e negli ingressi", spiegano le forze armate. I militari hanno avvertito che spareranno su chiunque stia esplodendo colpi d'arma da fuoco e hanno chiesto ai civili di abbandonare l'area. Il ministro dell'Interno libanese, Bassam Maulawi ha riferito che questa mattina diverse persone sono state colpite "alla testa" da cecchini appostati sui tetti nella zona di Tayoune e ha confermato anche l'uso di granate a propulsione a razzo nella stessa zona.
L'inchiesta sull'esplosione al porto
Le violenze sono scoppiate nel mezzo di un crescendo di tensioni riguardo l'inchiesta sull'esplosione che fece più di 200 morti nell'agosto 2020, dopo la bocciatura di una prima istanza per la ricusazione del giudice Tarek Bitar, titolare dell'indagine, presentata da due ex ministri. Martedì l'inchiesta è stata sospesa per la seconda volta in meno di un mese quando gli ex ministri Ali Hassan Khalil e Ghazi Zoaiter - entrambi di Amal - hanno presentato un'istanza per la ricusazione del giudice, del quale mettono in dubbio l'imparzialità, subito dopo un mandato d'arresto nei confronti di Khalil. Istanza che sarebbe stata bocciata proprio stamani.
Per Hezbollah, il cui segretario generale Hasan Nasrallah ha chiesto esplicitamente la sostituzione di Bitar con un "giudice trasparente e onesto", non mancano le accuse di voler influenzare l'inchiesta. Bitar ha preso a febbraio il posto del giudice Fadi Sawan, rimosso dopo aver incriminato l'ex premier Hassan Diab (che si è dimesso dopo l'esplosione ma ha mantenuto l'incarico fino allo scorso settembre) e altri tre ex ministri accusati di negligenza. A luglio Bitar ha avviato procedimenti contro Diab e altri politici e responsabili della sicurezza.
Hezbollah e Amal, cecchini sparavano alla testa
Hezbollah e Amal, i due partiti armati libanesi, affermano che "cecchini" non meglio identificati hanno aperto il fuoco per primi contro i manifestanti. In un comunicato congiunto, Hezbollah e Amal denunciano "l'aggressione" da parte di "gruppi armati organizzati". Secondo i due partiti sciiti, vicini all'Iran e al governo siriano, "l'aggressione ha lo scopo di spingere appositamente il paese verso la sedizione su base religiosa". La ricostruzione degli scontri armati fornita dai media di Hezbollah e di Amal punta il dito sulla presenza di "cecchini che miravano alla testa" dei manifestanti, "appostati sui palazzi di fronte" alla rotonda di Tayyoune, ovvero sugli edifici del quartiere di Ayn Remmane, nota roccaforte dei partiti cristiani maroniti, rivali dei due movimenti sciiti, arroccati invece nell'antistante quartiere di Shiyah.
Libano: Geagea, individuare responsabili scontri Beirut
Samir Geagea, leader del partito cristiano-maronita libanese delle Forze libanesi, ha condannato oggi gli scontri verificatisi a Beirut e che hanno causato la morte, secondo i bilanci provvisori, di 6 persone e il ferimento di altre 30. In un comunicato, Geagea non ha risposto direttamente alle accuse rivolte dai due partiti armati sciiti libanesi, Hezbollah e Amal, secondo cui a sparare per primi sarebbero stati "cecchini" delle stesse Forze libanesi. Dal canto suo Geagea ha invitato le più alte cariche dello Stato e i ministri competenti "a fare luce quanto prima sulle responsabilità di quanto avvenuto oggi nella capitale". Geagea ha anche ricordato che gli episodi odierni sono il risultato della presenza di armi e arsenali fuori dal controllo dello Stato, riferendosi in maniera implicita a Hezbollah e ad Amal.
Onu, preoccupazione per escalation di violenze
"Preoccupazione per gli episodi di violenza" registrati oggi a Beirut arriva da Joanna Wronecka, coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Libano. "In questo momento - aggiunge la Wronecka in un tweet - è necessario dare prova della massima moderazione, garantire che sia ripristinata la calma e che i cittadini siano protetti".