Cannabis, il Libano verso la legalizzazione? La valle della Bekaa, un tesoro in mano ai trafficanti
Beirut si avvia verso la legalizzazione della cannabis per scopi medici? Secondo i dati Onu il Libano è il terzo produttore di cannabis al mondo dopo Marocco e Afghanistan. Una produzione incentrata sulla Valle della Bekaa dove cresce una delle cannabis di migliore qualità, per lo più trasformata in hashish. Ma gli abitanti della valle non hanno finora sentito granché i benefici perché il mercato e i profitti sono in mano alla criminalità. E la valle diventa un campo di battaglia con le forze dell'ordine. Ora gli agricoltori sperano che la legalizzazione porti lavoro e pace dopo decenni di repressione. Il governo d'altra parte calcola di incassare milioni di dollari da questa industria, nel contesto di un'economia gravata dalla bassa crescita, dalla disoccupazione e dal forte indebitamento. Il reportage di Associated Press
La fertile valle della Bekaa nel Libano orientale ha una brutta fama: da anni è una dei principali centri della produzione di narcotici al mondo. In effetti proprio in questa valle si produce una delle cannabis di migliore qualità, per lo più trasformata in hashish. Secondo i dati ONU il Libano è il terzo produttore al mondo dopo il Marocco e l'Afghanistan, ma gli abitanti della valle finora non hanno sentito granché i benefici in quanto il mercato e i profitti derivanti dal loro lavoro è in mano alla criminalità e ai traffici illegali.
Ora sperano che il loro lavoro possa diventare legale dopo decenni di repressione da parte delle forze dell'ordine. Questa settimana è stato presentato in Parlamento un progetto di legge che permetterebbe la coltivazione e l'uso di cannabis per scopi medici. L'idea alimenta la prospettiva che il Libano possa rastrellare centinaia di milioni di dollari grazie alla vendita e alle esportazioni di questo prodotto, una fonte di reddito quanto mai necessaria per un paese impoverito dalla bassa crescita, dall'elevata disoccupazione e da uno dei debiti pubblici più pesanti del mondo.
La legge in discussione e il ruolo degli Usa e di Hezbollah
Secondo i sostenitori del progetto l'industria legale creerà posti di lavoro e porterà ordine nella Bekaa, una regione famigerata per l'illegalità. "Voglio trovare una soluzione per quello che sta succedendo", ha detto il deputato Antoine Habchi, chi ha presentato il disegno di legge in Parlamento. L'obiettivo è "permettere agli agricoltori di vivere in modo dignitoso." Il provvedimento includerebbe anche disposizioni per trattare e prevenire la dipendenza e sotto la legge la coltivazione sarebbe strettamente controllata e sarebbe regolata la quantità di produzione e la dimensione dei campi. Ci vorranno mesi prima che il disegno di legge, una volta discusso, passi al voto. Nel frattempo il portavoce del Parlamento libanese Nabih Berri ha informato la scorsa settimana l'ambasciatrice degli Stati Uniti Elizabeth Richard del progetto di legge a cui sta lavorando il legislatore. In passato gli Stati Uniti hanno fornito aiuti cospicui al governo libanese per la lotta contro la droga Libano, nel tentativo di arginare e reprimere la produzione e il commercio. La mossa non è senza polemiche. Le parti settentrionali della valle della Bekaa, dove la cannabis è maggiormente coltivata, sono sotto l'influenza di Hezbollah, che si oppone all'uso e produzione di qualsiasi tipo di farmaci. Il gruppo, che con i suoi alleati domina il Parlamento, non ha ancora detto se abbia intenzione di bloccare o meno la proposta. Gli Stati Uniti dal canto loro hanno ripetutamente accusato Hezbollah di traffico di droga, accuse che il gruppo respinge.
Il dibattito
La legalizzazione della cannabis sembra aver guadagnato il favore di molti dopo che la società di consulenza McKinsey & Co. l'ha inclusa in uno studio commissionato dal governo tra i suggerimenti su come incentivare l'economia del Libano. Tuttavia, gli economisti sono divisi sui benefici. Louis Hobeika, dell'Università Notre-Dame in Libano, è pessimista e sostiene che i profitti della cannabis non andranno nelle casse dello Stato o ai cittadini, ma saranno divorati dalla corruzione assai diffusa nell'élite al potere: "Questa è una mossa che mira a finanziare la mafia politica in Libano." Habchi non è d'accordo e ribatte che in questo modo agricoltori e lavoratori avrebbero finalmente i loro diritti in questo commercio. Attualmente sono gli spacciatori che nebeneficiano di più, imponendo un prezzo di acquisto agli agricoltori e rivendendo il prodotto per prezzi assai più alti.
Traffici e guerre
La Bekaa divenne famosa per il traffico di droga durante la guerra civile del 1975-1990, con un fatturato di circa 500 milioni di dollari all'anno in oppio e cannabis. Dopo la guerra, le autorità hanno avviato azioni repressive sui campi e incoraggiato colture alternative come patate, pomodori e mele. La tipica ricetta della guerra alla droga in base alle convenzioni internazionali in vigore indiscusse fino a qualche anno fa. La coltivazione di cannabis ha ripreso vigore ancora una volta dopo la guerra civile scoppiata in Siria nel 2011 quando le autorità libanesi hanno spostato la loro attenzione su altri problemi di sicurezza.
Viaggio nella valle tra bulldozer e raffiche di mitra
Guidando attraverso i villaggi nelle regioni di Baalbek e Hermel nel Libano orientale, la cannabis può essere vista ai lati delle strade e nei giardini. In alcuni casi, i punti di controllo della sicurezza sono a poche centinaia di metri. Sono oltre 40.000 i mandati di arresto contro gli abitanti della valle della Bekaa, molti di questi sono direttamente legati alla produzione della cannabis. Molto spesso, le autorità preferiscono chiudere un occhio. I residenti, ben armati dai loro "datori di lavoro" cioè i trafficanti, sono pronti a respingere chiunque cerchi di distruggere il loro raccolto. Quando le forze di sicurezza entrano con i bulldozer e camion rischiano di finire sotto le raffiche delle armi automatiche o addirittura di granate. Lunedi scorso, le forze armate hanno circondato un complesso nel villaggio di Hamoudiyeh gestito da un famigerato spacciatore di droga, Ali Zeyd Ismail. La battaglia è durata un'ora e ha lasciato sul terreno otto vittime, tra cui Ismail, noto anche come l'Escobar del Libano, un sinistro omaggio allo storico trafficante di droga colombiano Pablo Escobar.
L'hashish prodotto con la cannabis coltivata nella valle viene anche contrabbandato all'estero. Difficilmente passa una settimana senza che le autorità annuncino un massiccio sequestro di droga in aeroporto o nei porti marittimi. Secondo i sostenitori della proposta di legalizzazione tutto questo potrebbe essere trasformato in un mercato legale di esportazione. Diversi paesi in Europa e Sud America, così come Australia e Canada consentono importazioni di cannabis medica. Il Canada e i Paesi Bassi in questo momento dominano le esportazioni. Diversi Stati negli Usa hanno legalizzato la cannabis medica o ricreativa, ma l'importazione è illegale.
Nella Bekaa, gli agricoltori sentiti da Associated Press vedono con favore la legalizzazione, dicendo che questo porterebbe lavoro di cui c'è un disperato bisogno. "Lascia che se ne occupino nello stesso modo in cui trattano il tabacco", dice Mayez Shreif, riferendosi al monopolio di Stato che acquista il tabacco da agricoltori. Shreif, che ha 65 anni, ha lavorato per decenni nelle piantagioni di cannabis di Yammoune. Il clima secco della zona, la sua altitudine sopra il livello del mare e le sorgenti vicine, fanno di questo luogo un dei posti dove è possibile coltivare una delle migliori cannabis al mondo. I residenti, dice Shreif, hanno provato a piantare mele, pomodori e patate, ma il più delle volte hanno perso soldi. La coltivazione di patate costa 15 volte più della cannabis e si guadagna molto meno.