#Chehashtagchefa L'ascesa dei robot
di Paolo Cappelli
Se capitate a Londra, passate a South Kensington, al Museo della scienza, dove fino ai primi di settembre più di 100 robot, androdi, macchine dicono molto di secoli di sforzi umani per costruire qualcosa che si avvicini a noi. Poi, però, è arrivata la rivoluzione digitale e l'accelerazione è di quelle brucianti. Che pongono nuovi interrogativi. Dai robot di Metropolis, alla medusa di gel polimerico del Massachesetts Institute of Technology: con il suo artiglio riesce a sorprendere anche un pesce.
Al World Government Summit di Dubai, questa settimana, Elon Musk, il visionario imprenditore della TESLA, ha detto chiaro che in pochi anni vedremo una fusione più stretta tra intelligenza biologica e artificiale.
Mentre l'uomo comunica tramite lo smartphone a circa 10 bit al secondo, le macchine si parlano a mille miliardi di bit al secondo. E possono costruire, disegnare, decidere. Goldman Sachs ha spostato la gestione di un un fondo d'investimento in Giappone affidandosi all'intelligenza artificiale per selezionare obiettivi promettenti. Altri gestori, ad esempio Mitsubishi Kokusai Asset Management si affidano molto ad algoritmi. Il sistema intelligente di Goldman ha già "imparato" più di un milione di report degli analisti e 26 milioni di notizie.
La domanda che molti si fanno, in America, è quanti dei posti di lavoro che riuscirà a riportare a casa il presidente Trump andranno agli uomini, e quanti invece alle macchine.
Un recente studio Aica - Bocconi sul futuro del lavoro nella società digitale dice che in Italia "l'80/90% dei manager e i direttori delle risorse umane prevedono che il lavoro impiegatizio, intellettuale e degli operai sia a rischio: nei prossimi 10 anni, con stampa 3d, cloud, l'internet delle cose e deep learning, il mercato del lavoro cambierà a fondo.