Cina. Paura virus per gli eventi ma i cancelli delle fabbriche riaprono per gli operai in mascherina
Il governo cinese cancella i grandi eventi e vieta gli assembramenti ma incoraggia le aziende a riaprire i capannoni. La mascherina diventa il primo dispositivo personale di sicurezza per i lavoratori e le lavoratrici
L'epidemia di virus partita dalla Cina ha spinto l'economia della Corea del Sud in una "situazione di emergenza". Il Giappone è sull'orlo della recessione e i grandi produttori prevedono ulteriori difficoltà all'orizzonte. Mentre molti cinesi tornano al lavoro dopo il più lungo periodo di vacanze di capodanno di sempre, le ricadute sull'economia mondiale dallo scoppio dell'epidemia di Coronavirus potrebbero essere solo all'inizio. Le aziende avvertono che si comincia a sentire il contraccolpo sui profitti mentre i governi dell'area già incrementano le misure di stimolo per economie che solo poche settimane fa speravano di essere uscite dal tunnel dopo mesi di incertezza a causa delle tensioni commerciali e del rallentamento della crescita globale.
"Le situazioni di emergenza richiedono misure di emergenza", ha detto martedì il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, chiedendo un'azione aggressiva a supporto delle aziende dipendenti dal commercio con la Cina e incoraggiando i consumatori a spendere di più. "La situazione attuale è molto grave, ancor più di quanto si pensi", ha detto Moon, "Dovremmo mettere sul tavolo ogni misura a cui possiamo pensare, indipendentemente dal fatto se ci siano precedenti o meno, e impiegare ogni mezzo possibile."
Molti Paesi nella regione speravano che un allentamento delle tensioni commerciali grazie alla tregua tra gli Stati Uniti e la Cina nella loro guerra dei dazi avrebbe contribuito a rilanciare il commercio fin da subito ma l'epidemia di virus ha spazzato via queste speranze e introdotto nuove incertezze potenzialmente maggiori. Le banche centrali di tutta la regione hanno iniziato a ridurre i tassi di interesse per contribuire a facilitare il credito man mano che gli arrivi turistici precipitano e le filiere della produzione e della consegna delle merci rimangono intrappolate nelle strozzature causate da blocchi all'interno del territorio cinese per il contenimento della diffusione del virus.
Le economie asiatiche sono diventate sempre più dipendenti dal commercio con la Cina e dal turismo sempre più orientato alla fornitura di servizi per le crescenti legioni di viaggiatori cinesi. L'altra potenza economica regionale, il Giappone, ha visto la sua economia, la terza più grande al mondo, contrarsi del 6,3% annuo nell'ultimo trimestre del 2019, ancora prima che scoppiasse l'emergenza Coronavirus. Il rimbalzo nella produzione e delle altre attività commerciali dopo l'epidemia di SARS nel 2003 suggerisce tuttavia che i danni alle industrie manifatturiere potrebbero essere transitori. Più duro e prolungato potrebbe essere il colpo all'economia del turismo.
La Cina ha cancellato due dei più grandi eventi d'affari dell'anno, una fiera a Guangzhou nel sud e il salone dell'auto di Pechino. Ultimi due episodi che vanno ad aggiungersi al numero crescente di conferenze ed eventi sportivi rinviato o annullato per il pericolo di contagio. Le manifestazioni che vedono la presenza di molto persone in uno stesso luogo sono proibiti ma, come si vede nelle immagini, non più l'afflusso di maestranze nei capannoni delle fabbriche dove la mascherina è diventata il primo e più importante dispositivo di sicurezza personale.
Le autorità cinesi incoraggiano le fabbriche a tornare al lavoro, anche se un sondaggio tra le aziende nella regione industriale del fiume Yangtze condotto la scorsa settimana dalla Camera di commercio americana a Shanghai ha evidenziato che quasi l'80% non disponeva di personale sufficiente per lavorare a pieno regime. Quasi un terzo ha dichiarato che erano i problemi della logistica la loro più grande preoccupazione. Più di due terzi delle 109 aziende interpellate avevano già riaperto ma molte ammettevano che le loro attività erano ostacolate dalle restrizioni dovute alla quarantena e dalle incertezze sulle autorizzazioni necessarie da parte del governo.