Clima, a rischio metà delle spiagge sabbiose del mondo. Nuovo studio dell'Ispra lancia l'allarme
Metà delle spiagge sabbiose del mondo potrebbe scomparire entro la fine del secolo se i cambiamenti climatici continuano incontrollati. Lo afferma un nuovo studio portato avanti nel Centro comune di ricerca europeo dell'Ispra.
I ricercatori del Joint research Center (JRC) hanno usato immagini satellitari per tracciare il modo in cui le spiagge sono cambiate negli ultimi 30 anni e simulato in che modo il riscaldamento globale potrebbe influenzarle in futuro. Quello che abbiamo trovato è che entro la fine "del secolo circa la metà delle spiagge nel mondo subirà un'erosione che supera i 100 metri," dice Michalis Vousdoukas. "È probabile che scompariranno."
Lo studio, pubblicato lunedì sulla rivista Nature Climate Change, ha rilevato che la misura in cui le spiagge sono a rischio dipende dalla media globale di aumento delle temperature entro il 2100. Un maggiore tasso di incremento della temperatura significa un maggiore innalzamento del livello del mare e, in alcune regioni, tempeste più violente che metteranno a repentaglio la sopravvivenza delle spiagge.
"Le modifiche del litorale previste avranno un impatto sostanziale sulla forma delle coste nel mondo," più di un terzo delle quali è costituito da spiagge sabbiose. Le spiagge sono preziose per il tempo libero, il turismo e la fauna selvatica, e forniscono anche una barriera naturale che protegge le comunità costiere da onde e tempeste. Molte aree costiere, spiagge comprese, sono già fortemente colpite dalle attività antropiche come le costruzioni edilizie lungo la costa e le dighe interne. Fattori che riducono la quantità di limo che può riversarsi negli oceani, fondamentale perché le spiagge possano rigenerarsi.
Alcuni Paesi saranno più colpiti di altri, scrivono i ricercatori. Gambia e Guinea-Bissau nell'Africa occidentale potrebbero perdere più del 60% delle loro spiagge, ma le previsioni per Iraq, Pakistan, l'isola di Jersey nella Manica e l'isola di Palau nel Pacifico sono altrettanto fosche. L'Australia sarebbe quella più colpita in termini di spiaggia litoranea totale persa, con oltre 12.000 chilometri a rischio. Anche Stati Uniti, Canada, Messico, Cina, Iran, Argentina e Cile perderebbero migliaia di chilometri di spiaggia, secondo quanto riportato nello studio.
Andres Payo, un esperto di rischi costieri del British Geological Survey non coinvolto nello studio, commenta che i metodi dello studio sono solidi, ma le conclusioni dovrebbe essere prese con cautela: "Ci sono molte variabili che potrebbero cambiare il risultato dell'analisi sia qualitativamente che quantitativamente." Vousdoukas da canto suo ricorda che la quantità di perdita di spiaggia stimata dal suo team di scienziati è una stima "conservativa" e la realtà potrebbe rivelarsi più grave del previsto.
Il gruppo ha preso in considerazione due diversi scenari di riscaldamento: uno in cui la media le temperature globali aumentano di 2,4 gradi Celsius entro la fine del secolo e un altro che prevede un aumento doppio. L'accordo sul clima di Parigi, che è l'obiettivo più ambizioso di limitare il riscaldamento a 1,5 C, non è stato considerato perché gli scienziati ritengono improbabile che si possa implementare a breve. Secondo i calcoli degli autori dello studio si potrebbe impedire fino al 40% della ritirata del litorale riducendo le emissioni di gas serra ma in ogni caso dovrebbero essere messe in campo misure per proteggere le popolazioni, numerose e in crescita costante, che vivono lungo la costa.
Citando l'esempio dei Paesi Bassi, che hanno combattuto il mare per secoli e persino recuperato estese aree di terra pianeggiante, gli autori scrivono che "l'esperienza del passato ha dimostrato che un'efficace pianificazione costiera specifica per ciascun sito può mitigare l'erosione della spiaggia e stabilizzare la costa."