Cop25, Greta Thunberg e gli altri giovani attivisti: "L'emergenza è adesso"
"Devono essere ascoltate le storie di tutti, soprattutto di chi vive nel sud del mondo e nelle comunità indigene"
"Le emergenze climatiche non sono qualcosa che avranno un impatto sul futuro, che avranno effetto sui bambini nati oggi una volta adulti, hanno già effetto sulle persone che vivono oggi". Greta Thunberg ha aperto la conferenza stampa organizzata da Fridays for Future durante la Cop 25 in corso a Madrid. La sala è stata chiusa e poi riaperta solo ai giornalisti per la grande quantità di persone in fila per ascoltare il discorso della giovane attivista.
"Abbiamo il dovere di usare l'attenzione dei media per la nostra piattaforma e per far sentire la nostra voce", ha detto Greta prima di dare la parola alla moderatrice Luisa Neubauer e altri ragazzi giunti da tutto il mondo, dall'Uganda al Cile. "Luisa e io non parleremo oggi, siamo privilegiate perché le nostre storie sono state già dette. Devono essere ascoltate le storie degli altri, soprattutto nel sud del mondo e nelle comunità indigene. Abbiamo creato questo evento come una sorta di piattaforma per condividere le storie che devono essere conosciute".
Un ragazzo proveniente dalle isole Marshall, alle prese con l'innalzamento delle acque ha preso la parola: "Ci hanno detto che per resistere dobbiamo adattarci, andare più in alto - ha affermato - o che una soluzione che abbiamo è emigrare". Gli altri interventi hanno visto alternarsi ragazzi da tutto il mondo, dalle Filippine agli Usa al Cile. A prendere la parola anche un attivista russo, che ha ricordato come nel proprio paese sono state arrestate delle persone per aver partecipato alle manifestazioni sul clima. Tra gli speaker anche una ragazza nativa americana, che ha ricordato le lotte in corso contro lo sfruttamento dei territori contro il volere degli indigeni. Il messaggio di tutti ai politici è stato la richiesta di avere più visibilità. "Chiediamo di essere ascoltati, perché nessuno più di noi sperimenta sulla propria pelle i danni dai cambiamenti climatici", ha ricordato un'attivista dall'Uganda.
I giovani per il clima
La grande novità della Cop25 di quest'anno è la massiccia presenza di giovani che hanno risposto all'appello di Greta Thunberg arrivando in Spagna da ogni parte del mondo e che, durante lo sciopero del venerdì, hanno ammonito i decisori sul fatto che dopo un anno di battaglie in piazza non è stata ancora riconosciuta la crisi climatica.
Tra i tanti che hanno raccolto l'appello di Greta, c'è anche la piccola Licypriya Kangujam, di appena 8 anni che, nel 2019, ha vinto il Premio mondiale per la Pace dei Bambini. La piccola indiana è balzata alle cronache a giugno quando si è piazzata di fronte al Parlamento indiano per chiedere al premier, Narendra Modi, di promulgare una legge sul cambiamento climatico. A Madrid è andata proprio per sollecitare le autorità indiane in tal senso.
Poi ci sono i "Kletterkinder" ("bambini arrampicatori") di 8 e 11 anni. La più piccola, Zozo, si è arrampicata su un lampione della luce davanti alla sede della Cop25 sventolando una bandiera bianca con la scritta "How dare you", una citazione da un famoso discorso di Greta Thunberg. Lo aveva già fatto a Berlino chiedendo un'azione urgente sui cambiamenti climatici. "Se aspettiamo di essere cresciuti, non faremo in tempo a fermare la crisi climatica", dice.
Verso la Cop26 di Glasgow
La Conferenza mondiale Onu sui cambiamenti climatici si appresta a entrare nella fase finale che prevede la consegna dei documenti ai Capi di Stato previsti nella sessione politica. Insieme ai giovani l'altra vera protagonista di questo vertice è stata la scienza che attraverso i rapporti scientifici dell'Ipcc (il comitato scientifico dell'Onu) irrompe con dati chiarissimi sull'influenza dell'uomo su clima e atmosfera: 1,5 gradi di limite del riscaldamento globale come "scelta obbligata". Da segnalare anche il Rapporto Speciale sull'agricoltura che per la prima volta indica nel 37% le emissioni di gas serra del sistema agroalimentare. Insomma, la spinta dei giovani e i dati della scienza dicono ai 196 Paesi riuniti alla Cop25 che occorre fare presto. A novembre ci sarà la Cop26 di Glasgow, nel Regno Unito, a cinque anni dall'accordo di Parigi. Lì i Paesi saranno chiamati a vincolare nero su bianco i target di riduzione ora indicati su base volontaria.