Corea e virus. Il governo proibisce i concerti ma 6 mila coppie si presentano al matrimonio di massa
I moonisti della Chiesa dell'Unificazione non ci stanno e tengono la cerimonia di massa nella grande arena. Tra gli sposi però non mancano quelli che per prudenza indossano la mascherina sul volto.
La Corea del Sud ha registrato finora 24 casi di contagio da Coronavirus e ha proibito l'ingresso di stranieri che hanno recentemente visitato Wuhan, focolaio dell'epidemia. Festival, concerti K-Pop e cerimonie di laurea sono stati cancellati per frenare la diffusione del virus e le autorità hanno chiesto alle organizzazioni religiose di unirsi a questi sforzi per la prevenzione.
La Chiesa dell'Unificazione ha tuttavia mantenuto la cerimonia, organizzata per il centenario della nascita del suo controverso "messia" Sun Myung Moon, sostenendo di averla preparata da quattro anni. Ha tuttavia chiesto ai
fedeli attesi dalla Cina di non presentarsi, secondo quanto dichiarato da uno dei suoi funzionari.
Gli sposi, tutti vestiti allo stesso modo e che si sono incontrati essenzialmente nelle ultime settimane, hanno partecipato in un'atmosfera festosa all'evento organizzato a Gapyeong, a est della capitale Seul. I matrimoni collettivi, che negli anni Sessanta riunivano solo poche decine di coppie, sono stati a lungo il segno distintivo dei moonisti, dal nome del loro fondatore scomparso nel 2012 all'età di 92 anni.
Nel 1997, 30.000 coppie si unirono a Washington e due anni dopo circa 21.000 nello stadio olimpico di Seul. I fedeli accettano che l'organizzazione offra loro un partner e dichiarano sotto giuramento di essere vergini. Alla fine della cerimonia, la coppia deve astenersi da tutti i rapporti sessuali per almeno 40 giorni.
La Chiesa dell'Unificazione rivendica tre milioni di seguaci in tutto il mondo, ma studiosi della materia sostengono che l'adesione sia assai più limitata.