Coronavirus. Cuffiette e finta piscina: a Milano il flash-mob degli sportivi
L'iniziativa si rivolge al Governo e alla sua decisione di chiudere ogni tipo di centro sportivo, vissuta come un colpo di grazia da molte associazioni presenti sul territorio
Titolari di palestre, centri sportivi, centri benessere, ma anche professionisti dello sport, come i nuotatori del comitato lombardo della Federazione italiana nuoto. Muniti, in questo caso, di cuffiette e galleggianti per riprodurre una piccola piscina sul marciapiede, decine di sportivi si sono riuniti davanti al cimitero Monumentale di Milano per la protesta organizzata dall'Arisa, l'Associazione regionale imprese dello sport e delle arti del benessere fisico che aderisce alla Confcommercio milanese.
Il flash mob si rivolge al Governo e alla sua decisione di chiudere ogni tipo di centro sportivo, vissuta come un colpo di grazia da molte associazioni presenti sul territorio. L'intero comparto in Italia è fatto di 100mila centri sportivi, 1 milione di tecnici istruttori, 20 milioni di praticanti: la Lombardia pesa per il 20%.
"È andata bene. Quella di stamattina è la prima protesta organizzata del mondo dello sport unito. Un invito rivolto alle istituzioni e alla politica per riflettere su quello che sta accadendo", spiega all'Adnkronos Paolo Uniti, segretario di Arisa.
Il cimitero Monumentale non è stato una scelta casuale. "Volevano incuriosire, fare una cosa paradossale: non vogliamo essere seppelliti al Famedio. Il lockdown numero due potrebbe essere mortale per tutto il mondo dello sport, e non abbiamo certezze su piscine, centri benessere, palestre. Quanti mesi di chiusure ci aspettano? Due, tre?", si chiede Uniti. Il problema riguarda anche gli anziani, "a cui abbiamo tolto la ginnastica dolce e gli esercizi di psicomotricità. Speriamo di avere un riscontro".