Coronavirus. Incubo Argentina: superata la soglia dei 100.000 morti mentre la variante Delta incombe
La situazione della pandemia in uno dei Paesi più colpiti dell'America del Sud e le cifre globali aggiornate della Johns Hopkins University. Oms: è l'inizio della terza ondata
A sedici mesi e undici giorni dal primo caso rilevato sul proprio territorio, l'Argentina ha superato ieri la barriera dei 100.000 decessi da Covid con 614 nuovi decessi che hanno portato il dato complessivo a 100.250. Negli ultimi cinque mesi il tasso di mortalità in Argentina è raddoppiato: fino allo scorso 12 febbraio erano stati segnalati 50.000 decessi. A oggi in Argentina i contagi hanno raggiunto quota 4.702.657 di cui 19.697 sempre nella giornata di ieri.

Il primo decesso da Covid in Argentina era stato registrato il 7 marzo 2020, quattro giorni dopo la scoperta del primo contagio. La vittima aveva 64 anni, viveva nella città di Buenos Aires ed era tornato dalla Francia il 25 febbraio. L'uomo, che soffriva di diabete, ipertensione, bronchite cronica e insufficienza renale, è stato anche il primo "deceduto ufficiale" a causa del virus in America Latina. Dodici giorni dopo, il presidente Alberto Fernández ha annunciato lo stato di emergenza sanitaria.

"Sono dispiaciuto, non è quello che pensavamo sarebbe successo. Questa è una statistica dura, molto dura", dice a Associated press Luis Cámera, un medico specializzato in gerontologia, consigliere sulla pandemia per il governo del presidente Alberto Fernández. Cámera attribuisce le sconfortanti cifre a ″alcuni errori″ durante i periodici 'lockodown' e ai danni inflitti dalle varianti del virus che hanno colpito il Paese. "La quarantena in Argentina è stata prolungata sulla carta ma non su come la gente si è comportata", spiega Cámera alludendo alle grandi manifestazioni come quelle per la morte di Diego Maradona o in occasione dell'approvazione della legge sull'interruzione di gravidanza che possono aver contribuito a diffondere il virus alla fine del 2020. Secondo Cámera la seconda ondata del coronavirus alla fine di marzo "è arrivata prima del previsto", in parte "a causa del comportamento imprudente delle persone e a causa delle nuove varianti molto aggressive".

Anche il piano di vaccinazioni ha subito dei ritardi. Edgardo Alvites Guerrero, a capo della terapia intensiva dell'ospedale Llavallol di Buenos Aires, dice che finalmente il ritmo della distribuzione delle prime dosi di vaccino è buono ma ancora ″lontano dall'ideale″. Sarebbe necessario, avverte, che la maggior parte della popolazione avesse ricevuto le due dosi di vaccino prima della prevista diffusione della temuta variante Delta. Finora in Argentina sono stati identificati 15 casi della variante Delta del coronavirus e, secondo il ministero della Salute, sono collegati a "viaggiatori internazionali". Nove casi sono stati rilevati nell'ultima settimana e provenivano da Stati Uniti, Messico e Paraguay.

L'Argentina ha una popolazione di circa 45 milioni di persone e ha riportato più di 4,6 milioni di infezioni da coronavirus. Circa 20,6 milioni di persone hanno ricevuto una prima dose dei tre tipi di vaccini disponibili - Sputnik, AstraZeneca e Sinopharm - e circa 5,1 milioni hanno ricevuto due dosi, secondo le cifre ufficiali. "C'è da aspettarsi che arrivi una nuova ondata ... siamo nella calma prima della della tempesta", dice il terapista Gubby Auza mentre monitora alcuni pazienti COVID-19 in una stanza della terapia intensiva del Llavallol. Hanno tutti meno di 60 anni.

La situazione globale
Secondo il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus purtroppo non ci sono dubbi: il mondo è attualmente nelle prime fasi di una terza ondata pandemica. Ghebreyesus ha lanciato l'allarme nel suo discorso di apertura all'ottava riunione del Comitato di emergenza IHR sul Covid-19. Il direttore dell'Oms ha specificato che nell'ultima settimana i contagi sono aumentati a livello globale e i decessi hanno ricominciato a salire dopo dieci settimane di calo. "La variante Delta è uno dei principali motori dell'attuale aumento della trasmissione, alimentato da un aumento dei contatti sociali e della mobilità e dall'uso incoerente delle misure di contenimento sanitarie e sociali di comprovata efficacia". Secondo Ghebreyesus, "la variante Delta è ora presente in più di 111 paesi", quindi l'Oms si aspetta che "sarà presto il ceppo COVID-19 dominante in circolazione in tutto il mondo, se non lo è già". Il capo dell'Oms ha puntato l'indice anche contro la "disparità scioccante nella distribuzione globale dei vaccini" in quanto la mancanza di accesso ai sieri lascia la maggior parte della popolazione mondiale "in balia del virus". In questa ottica, se il progetto Covax resta valido, i 100 milioni di dosi spedite non rappresentano che una goccia nel mare di sieri che sarebbe necessario.

Intanto, sul fronte dei numeri dell'emergenza sanitaria globale, stando all'autorevole database della Johns Hopkins University, la pandemia da Covid-19 ha provocato a livello planetario almeno 188.365.518 contagi e 4.058.233 morti. Si tratta dei numeri ufficiali ma si ritiene che il numero reale dei morti sia molto più alto in molti Paesi a causa di diagnosi errate, test inadeguati e altri fattori. Allo stesso tempo, la Jhu rileva che sul pianeta sono state già somministrate 3.498.134.259 dosi di vaccino.

A livello di singoli paesi, gli Stati Uniti restano la nazione più colpita con 608.115 morti su 33.947.182 contagi totali, anche se l'epidemia è in fortissima regressione. Secondo il database del Nyt, nelle
ultime 24 ore gli Usa hanno contato 26.494 nuove infezioni e 284 decessi. Sul fronte delle infezioni la classifica dopo gli Usa prosegue con l'India, (30,98) quindi con il Brasile (19,20), la Francia (5,88) che precede la Russia (5,85) dove situazione è sempre preoccupante a causa della recrudescenza dei contagi che ieri sono stati 23.827. Sempre sul fronte delle infezioni, seguono la Turchia (5,50), la Gran Bretagna (5,25), l'Argentina (4,70), la Colombia (4.56), l'Italia (4.27), la Spagna (4,04), la Germania (3,74), l'Iran (3,44), la Polonia (2,88), l'Indonesia (2,67), il Messico (2,61), l'Ucraina (2,31), il Sudafrica (2,3) e il Perù (2,08).

Per quanto riguarda i dati relativi alla mortalità, al secondo posto alle spalle degli Usa si colloca ancora il Brasile con 537.394 vittime. La tragica classifica continua con l'India (411.989) davanti al Messico
(235.507), mentre in quinta posizione figura il Perù (194.752). Al sesto posto troviamo quindi la Russia (145.278), che ieri ha contato 786 vittime che rappresentano il record assoluto dall'inizio dell'epidemia sul suo territorio, un agghiacciante primato registrato subito dopo il precedente picco di 780 casi delle 24 ore precedenti. Seguono la Gran Bretagna (128.797), l'Italia (127.831), la Francia (111.442), la Colombia (114.337), l'Argentina (100.250) e la Germania (91.326).