Coronavirus, ripartenza sci a rischio. Via Lattea: "Subito ristori"
"Migliaia di lavoratori e centinaia di piccole e medie aziende rischiano una crisi irreversibile e definitiva"
Sempre più a rischio la riapertura degli impianti sciistici il 18 gennaio. Con ancora 20mila positivi e quasi 500 morti al giorno il governo lavora a una nuova stretta puntando a modificare i parametri che fanno scattare le misure restrittive in Italia, nel tentativo di frenare la risalita del virus. Il nuovo Dpcm potrebbe contenere oltre alla proroga dello stato di emergenza "il cosiddetto indice di rischio 'giallo rafforzato', con lo stop tra le regioni e l'abbassamento della soglia dell'Rt per determinare il posizionamento nelle fasce, ma anche la rivalutazione dell'incidenza settimanale dei casi.
I gestori degli impianti tornano quindi a far sentire la propria voce. "La sbandierata riapertura degli impianti di risalita per il prossimo 18 gennaio appartiene più al mondo degli auspici che non a quello della realtà". Dice Giorgio Merlo, sindaco di Pragelato e assessore alla comunicazione dell'Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea, in merito alla "stretta di gennaio annunciata dal Governo che, come ovvio, conterrà misure stringenti e restrittive". Per Merlo, occorre dunque "prendere atto della grave situazione sanitaria senza indicare ulteriori rinvii per la sempre più remota riapertura, e intervenire con rapidità per definire la cifra dei potenziali ristori".
Oltre a "definire la cifra dei potenziali ristori", Merlo auspica che vengano subito individuate "le categorie interessate dal provvedimento e la tempistica certa per evitare che migliaia di lavoratori e centinaia di piccole e medie aziende entrino in una crisi irreversibile e definitiva". Misure che adesso, sostiene l'assessore dell'Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea, "si rendono sempre più necessarie e indispensabili se non vogliamo che questa filiera economica e produttiva, a cominciare dal comparto territoriale della Via Lattea con i suoi impianti e le sue piste, entri in un vicolo cieco senza la possibilità di riprendere il suo corso normale".
La zona rossa scatterà automaticamente in quelle regioni dove l'incidenza settimanale è di 250 casi Covid ogni 100mila abitanti, con il Veneto e l'Emilia Romagna che potrebbero essere in questa fascia già alla fine della prossima settimana.
Sulla questione è intervenuta il viceministro dell'Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post sui social. "Continuo, ogni giorno, a leggere i molti messaggi che mi arrivano, dai gestori degli impianti di sci e dai suoi insegnanti, da imprese che non sono riuscite a pagare alcune tasse o hanno una mole di cartelle che vorrebbero mettere a posto con il Fisco, o da parte di tante attività che, nel 2020, hanno perso davvero tanto e non hanno ricevuto ristori, perché come Stato non li abbiamo fatti chiudere. Ricevo anche telefonate da sindaci, che devono chiudere i conti e vogliono continuare a garantire tutti i servizi pubblici essenziali". "A tutti loro dobbiamo dare ulteriori risposte, ora. E per farlo è necessario che il Parlamento approvi quanto prima un nuovo scostamento di bilancio. Adesso si deve accelerare e dobbiamo chiudere entro fine mese, per dare un nuovo sostegno alle imprese", conclude.