Crescete e moltiplicatevi, l'isola scelta da queste foche a rischio è la cima di un vulcano attivo
Le otarie orsine del nord dell'Alaska prosperano sull'isola di Bogoslof tra fumarole e geyser. Il reportage fotografico di Associated Press.
Il numero delle foche nordiche è drasticamente diminuito a livello mondiale nell'ultimo secolo ma questi animali importanti per l'ecosistema stanno curiosamente prosperando in un luogo improbabile e apparentemente inospitale: l'isola di Bogoslof, un piccolo lembo di terra emersa che altro non è se non la punta di un vulcano sottomarino attivo nelle Isole Aleutine.
Due anni fa il vulcano durante una eruzione ha lanciato cenere che ha anche messo in difficoltà il traffico aereo e fango caldo, vapore e gas sulfurei continuano a fuoriuscire dalle bocche aperte sull'isola. Ma le foche dell'Alaska paiono non curarsene, anzi gradire, e partoriscono e allevano cuccioli sulla spiaggia dell'isola che per dimensioni è circa un terzo di Central Park a New York. I numeri del 'boom' sono straordinari: secondo le cifre ufficiali dei biologi marini statunitensi nel 2015 sull'isola nascevano circa 28 mila cuccioli, alla fine del 2019 si stima che saranno almeno 36 mila.
Le foche nordiche si distinguono bene da tutte le altre specie di foche in Alaska per le loro pelose orecchie esterne che le fanno somigliare ai leoni marini. Il loro nome scientifico, otaria orsina, deriva dal manto particolarmente folto: 60 mila peli per centimetro quadrato di pelle.
Questi animali hanno avuto un ruolo di primo piano nella storia della colonizzazione dell'Alaska. Dopo che la caccia alle lontre di mare aveva portato questa specie sull'orlo dell'estinzione, i mercanti russi si "dedicarono" alle otarie orsine in cerca di profitto e si trasferirono su queste isole per la caccia e la concia delle pelli. Quando l'imperatore Alessandro II decise di vendere l'Alaska agli Stati Uniti nel 1867, la pelliccia delle foche era una delle principali risorse economiche locali. Un secolo dopo, nel 1988, la popolazione di questi animali era stata decimata, diminuita di oltre la metà rispetto agli anni Cinquanta quando si contavano circa 2,1 milioni di esemplari. E non sono tornate.
I biologi del NOAA (l'Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica degli Stati Uniti) non sanno darsi una spiegazione univoca del perché le foche nordiche da allora non siano tornate: forse la scarsità di cibo dovuta alla "concorrenza" delle flotte di pescherecci, forse la presenza delle orche, loro naturale predatore, forse una qualche epidemia o i cambiamenti dell'ecosistema. Fatto sta che a quanto pare su Bogoslof, con la sua attività vulcanica relativamente stabile, le otarie orsine sembrano aver trovato un rifugio sicuro dalle minacce naturali e umane e un habitat favorevole alla riproduzione.