Dentro Cuba. Il futuro dell’isola, le ragioni della protesta
Due settimane fa la pandemia ha fatto esplodere il malessere e la rabbia della popolazione cubana dando vita alle proteste più grandi e più partecipate dell’isola dal 1959 ad oggi. Nelle piazze, impresse su cartelli e striscioni, ci sono le ragioni più immediate: il crollo del turismo che ha travolto l’economia, la scarsità di cibo che rende sempre più insufficiente la libreta (la tessera di razionamento – un tempo simbolo della generosità del governo che donava torte nuziali e giochi nella giornata nel bambino, già dalla crisi degli anni 90 ha visto il paniere assottigliarsi sempre di più), la carenza di medicine e materiale sanitario che ha messo in discussione anche l’eccellenza della sanità cubana. E poi ci sono le ragioni più profonde: la ricerca di maggiore libertà, la sfiducia nel governo di Manuel Diaz-Canel, i giovani che (anche grazie a internet) non si riconoscono nei valori della rivoluzione e vogliono rompere quel contratto sociale che esisteva tra le vecchie generazioni e il governo castrista. Nel nostro speciale gli inviati Ilario Piagnerelli e Andrea Vaccarella documentano le proteste e la vita quotidiana dei cubani, l’ex ambasciatore a Cuba Domenico Vecchioni spiega perché Cuba è tornata al centro degli interessi della Casa Bianca mentre il giornalista Emiliano Guanella, collegato da San Paolo del Brasile, mostra l’evoluzione dei rapporti tra La Habana e gli altri governi dell’America Latina.