Ecco il fac-simile della nuova scheda elettorale: il 4 marzo si vota con il Rosatellum bis
Il 4 marzo saremo chiamati alle urne e ci verranno presentate due schede: una per la Camera e l'altra per il Senato
Ecco il 'Rosatellum 2.0' approvato definitivamente dal Senato e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale: i collegi maggioritari saranno 231, pari al 36% dei Seggi della Camera, e 109 al Senato. I partiti si potranno coalizzare per sostenere un candidato comune. I restanti 399 deputati saranno eletti con la proporzionale. Dodici deputati continueranno a essere eletti nelle Circoscrizioni Estere (6 i senatori eletti all'estero), con metodo proporzionale e preferenze. In Italia un deputato è eletto in Valle d'Aosta in un collegio uninominale; i restanti 386 deputati saranno eletti con metodo proporzionale in listini bloccati sui quali sono presenti da 2 fino al massimo di quattro nomi. Questi collegi plurinominali sono 63. Le Circoscrizioni, importanti per il recupero dei resti, saranno 28. In Senato saranno 20.
Come si vota
Nel dettaglio, si riceveranno due schede elettorali: una per la Camera e una per il Senato. Si potrà votare facendo un solo segno, oppure due, basta che entrambi i segni siano fatti nell’area della scheda che spetta a un’unica coalizione. Ossia, si può barrare il nome del candidato al collegio uninominale e poi scegliere una delle liste che lo sostengono. Non sarà possibile scegliere un candidato all’uninominale e un partito di una coalizione che non sostiene quel candidato (in pratica, non è ammesso il voto disgiunto). Inoltre, sarà possibile scegliere solo il candidato all’uninominale o solo una delle liste (il voto andrà comunque a entrambi). Non si possono esprimere preferenze sui singoli candidati della lista proporzionale (ossia sui nominativi presenti nei listini bloccati che vanno da 2 a 4 nomi).
Soglia
Nella parte proporzionale la soglia sarà al 3% sia alla Camera che al Senato, con l’eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. Soglia del 10% per le coalizioni (all’interno del quale però almeno una lista deve aver superato il 3%). Inoltre, è prevista la pluricandidatura: ossia un candidato può presentarsi in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali, fino a un massimo di cinque.
Una scheda unica per la Camera, un'altra scheda unica per il Senato
Ci sarà una scheda unica. In essa il nome del candidato nel collegio maggioritario sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono, con i nomi dei candidati dei listini. Barrando il simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale.
Voto disperso
I voti degli elettori che avranno barrato solo il nome del candidato del collegio uninominale saranno distribuiti proporzionalmente ai partiti che sostengono il candidato del collegio.
Scorporo
Non è previsto lo scorporo come accadeva invece nel Mattarellum. (Consisteva nel sottrarre dal conteggio dei voti totali di una lista nella parte proporzionale i voti ottenuti dai candidati collegati alla medesima lista che erano eletti nei collegi uninominali con il sistema maggioritario. Obiettivo del meccanismo era dare maggiore rappresentanza alle liste che avevano pochi candidati eletti con il sistema maggioritario, coerentemente con le finalità di applicazione della quota proporzionale, ndr),
Trentino Alto Adige
Resta valido il testo come modificato dall'emendamento Fraccaro-Biancofiore votato a scrutinio segreto l'8 giugno: Sei collegi uninominali e cinque proporzionali.
Capo Politico
Al momento di presentare le liste, i singoli partiti (ma non le coalizioni) devono indicare il proprio programma e il proprio "capo". Il testo precisa che ciò è indipendente dai poteri del Presidente della Repubblica (art 92 della Costituzione) di nominare il Presidente del Consiglio.
Trasparenza
Sul sito del Viminale i partiti pubblicheranno non solo liste, nome del "capo" e programma, ma anche lo Statuto e il titolare del simbolo.
Candidature all'estero
Chi risiede in Italia potrà candidarsi anche nella circoscrizione estero. Per M5s e Mdp la norma serve a far candidare Denis Verdini fuori dall'Italia, il Pd e i verdiniani negano. - Candidature all'estero ("Salva-Bueno"): divieto di candidarsi per chi, residente all'estero, ha ricoperto incarichi politici nel Paese di emigrazione nei cinque anni precedenti le elezioni. La norma salva il posto in lista alla deputata italo-brasiliana Renata Bueno.