Immuni e le altre: le app per il tracciamento anti-Covid
Le app per notifica di esposizione al coronavirus in Ue diventano interoperabili con il sistema Gateway
Da metà settembre nell’Unione europee è partita la sperimentazione: le app dei singoli Stati per il tracciamento dei contatti diventano 'interoperabili' a livello europeo, attraverso il sistema Gateway: gli utenti, quando si recano all'estero potranno inviare o ricevere segnalazioni in caso di contagio o contatti con persone contagiate dalla propria app, come già avviene sui territori nazionali.
Nella lotta al Covid-19, le app sono un ausilio tecnologico potenzialmente importante: l'italiana Immuni è stata scaricata (al 18 ottobre) da oltre 8,8 milioni di persone di età superiore ai 14 anni.
Dagli Stati Uniti all'Asia passando per Europa, Medio Oriente e Africa, sono tanti i Paesi che hanno creato applicazioni di tracciabilità dei contatti. App spesso sviluppate dai governi con il sostegno di startup, società private ed istituzioni scientifiche, con un obiettivo comune: arginare la diffusione della pandemia.
La media mondiale dei cittadini utilizza queste app è del 10%, anche se in alcuni Paesi il tasso di adesione è superiore, anche oltre il 50%.
Scaricabili gratuitamente sullo smartphone dagli ‘store’ Android e iOS, servono a tracciare le persone positive con le quali siamo entrati in contatto sia all’aperto che al chiuso, per un periodo di tempo superiore, in media, ai 15 minuti. Utilizzano la tecnologia Bluetooth a basso consumo di energia, che mette in collegamento i cellulari senza scambiare dati personali.
Scaricarle e utilizzarle è volontario nella stragrande maggioranza dei casi: i governi non le hanno rese obbligatorie (salvo alcune eccezioni) per la tutela della privacy, garantendone però la sicurezza del trattamento dei dati personali, in particolare in Ue, dove è in vigore il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali Gdpr.
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha sviluppato l’app Who My Health, ideata anche per i Paesi più poveri, disponibile in inglese, francese, cinese, spagnolo, arabo e russo. Non è un’app di 'contact tracing' ma fornisce indicazioni su come comportarsi e combattere al tempo stesso la disinformazione sull'argomento.
L'App dell'Oms raccoglie notizie, suggerimenti, avvisi oltre a comunicare a chi la usa se si trova in una zona ad alto rischio o se qualcuno nell'area ha dichiarato di aver contratto il virus. Presto sarà implementata con degli strumenti per aiutare le persone a fare un'autodiagnosi nel caso di sintomi simili a quelli del coronavirus.