Ad Ercolano manca il personale. Molti locali, come le Terme Suburbane, rimangono chiusi
Ercolano, sorella minore di Pompei, decisamente più piccola e meno conosciuta. Qui la gestione è congiunta tra lo Stato e il privato, l’industriale e filantropo americano David Packard: un esempio di collaborazione che ha portato buoni frutti, in dieci anni sono aumentati i servizi e l'area visitabile. Tuttavia, alcuni problemi rimangono gli stessi, come la mancanza di personale.
Il 6 luglio scorso è successo che gli scavi sono rimasti chiusi per un turno pomeridiano, facendo rimanere a bocca asciutta i tanti turisti arrivati da tutto il mondo per godere di questa meraviglia italiana. La condizione di Ercolano, si legge in una nota della Soprintendenza, "è particolarmente complicata poiché per l'area archeologica sono disponibili solo 36 addetti alla vigilanza distribuiti su 5 turni (mattina, pomeriggio, notte, franco e riposo). Il che significa disporre di un massimo di 6-7 custodi per turno per un'area di 4-5 ettari, dotata di 3 ingressi, anch'essi da sottoporre a controllo".
"La situazione - ha dichiarato il soprintendente Massimo Osanna - è già all'attenzione del ministro Franceschini e con il Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo si sta provvedendo a mettere a punto una convenzione Ales ad hoc per Ercolano, al fine di garantire una soluzione definitiva e assicurare oltre alla tutela anche la massima offerta di visita dell'area archeologica".
Nel frattempo per evitare di chiudere completamente gli scavi si vieta l'accesso ad alcuni degli ambienti più belli, come le terme suburbane: grandi finestre, soffitti a volta e marmi policromi. O il locale dove è esposta un'imbarcazione di legno lunga 9 metri rinvenuta trent'anni fa su quella che un tempo era la spiaggia della città.