Festa in Sudafrica: il rugby "sfida" razzismo e violenza. Springboks in tour tra città e township
"Grazie, Sudafrica, questo è per te", ha detto il capitano Siya Kolisi indicando la Coppa del Mondo 2019: la sua storia è un esempio di successo, di rivincita personale e soprattutto di speranza. Nel 2007, il giocatore assistette alla finale in una taverna perché non aveva la TV in casa. Il tour dei giocatori di rugby unisce il Paese: al via la cinque giorni di festeggiamenti nelle grandi città sudafricane e nelle povere township
La storia si ripete, per la terza volta. E se non dovesse essere uguale alla precedente vittoria, tutti sperano che l'avvenimento sia quanto di più vicino all'impresa del 1995. Gli ingredienti ci sono tutti: la squadra, il capitano, il presidente, l'allenatore e la società sudafricana. Gli Springboks, vincitori della Coppa del Mondo di rugby 2019 in Giappone, sono stati, e lo sono ancora, il simbolo inevitabilmente della fine dell'apartheid (La politica di segregazione razziale istituita nel 1948 dal governo di etnia bianca rimasta in vigore fino al 1991, ndr). La squadra nata dalla fusione di due team, una costituita da giocatori bianchi e l'altra da professionisti neri, è l'emblema di un paese che ha cercato, e sta cercando, di guardare avanti. Basta considerare Siya Kolisi, il capitano, "ingrediente" chiave di questa straordinaria storia, per capire quanto sia vitale aver raggiunto di nuovo il tetto del mondo. Il rugby è unione, sopra ogni cosa e soprattutto in un contesto dove riaffiorano problematiche sociali importanti. Kolisi, infatti, è figlio delle township e tutto il Sudafrica sa che nel 2007 assistette alla finale degli Springboks in una taverna perché non aveva la TV in casa. La sua popolarità è cresciuta così in fretta che lo stesso presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, dopo averlo abbracciato ha scherzato dicendo: "Sono contento che non sia tempo di elezioni, altrimenti resterei senza lavoro".
La speranza è fondamentale per la società sudafricana, un mantra inconscio di questo tour di cinque giorni che vede i vincitori in maglia verde in giro per le grandi città e nei poveri quartieri delle township. Il presidente sudafricano Ramaphosa ha seguito la squadra, ha assistito alla finale contro l'Inghilterra, e ha festeggiato alzando la Coppa insieme a tutti i giocatori sulla scia di Nelson Mandela. Tra l'altro, il programma del Trophy Tour da nord a sud, da est a ovest, cinque giorni in giro per il Paese, passa per Soweto (area urbana di Johannesburg), dimora del defunto e tanto amato ex presidente e attivista. Così, in un paese indebolito da significativi problemi sociali, con una democrazia che stenta a decollare, e fratturato dal razzismo e dalla violenza, il rugby svolge ancora un ruolo sostanziale. "Spero di poter essere un esempio, di andare oltre il gioco del rugby", ha concluso Kolisi al ritorno in patria. Il sogno che tutti augurano al paese di Madiba.