Globalizzazione 4.0 al World Economic Forum di Davos. Curiosità, temi, grandi assenti
Si terrà dal 22 al 25 gennaio in Svizzera
Sarà la Globalizzazione 4.0 il tema centrale della riunione annuale del World Economic Forum, in programma a Davos, in Svizzera dal 22 al 25 gennaio. I lavori partiranno ufficialmente martedì ma già oggi è previsto un importante appuntamento: il Fondo Monetario Internazionale pubblica le sue previsioni sull'economia mondiale e lo stesso giorno Oxfam pubblica il suo rapporto annuale sulle disuguaglianze.
Plastica, felicità e globalizzazione
La mission del Forum è affrontare la 'globalizzazione 4.0' per "dare forma a un'architettura globale nell'era di una quarta rivoluzione industriale", ma gli argomenti che affronteranno gli oltre 3.000 leader del mondo imprenditoriale, finanziario, governativo, accademico, della società civile, delle arti e della cultura del mondo saranno i più vari divisi nelle oltre 350 sessioni di lavoro previste. I big del pianeta discuteranno di ambiente, cybersicurezza, riforme istituzionali, sfide globali e crescita economica. Si confronteranno su argomenti che vanno dall'inquinamento plastico alla felicità, compresa l'intelligenza artificiale o il ruolo delle donne nelle aziende.
I cinque punti della Globalizzazione 4.0
I lavori si snoderanno attorno a cinque principi di riferimento:
1. Il dialogo è fondamentale e deve essere basato su una pluralità di soggetti coinvolti;
2. La globalizzazione deve essere responsabile e sensibile alle preoccupazioni regionali e nazionali;
3. Il coordinamento internazionale deve essere migliorato in assenza di cooperazione multilaterale;
4. Affrontare le maggiori sfide globali richiede gli sforzi collaborativi delle aziende, del governo e della società civile;
5. La crescita globale deve essere inclusiva e sostenibile.
Dove si svolge il WEF
Il vertice si tiene, generalmente la terza settimana di gennaio, nella cittadina di Davos, sulle Alpi svizzere, nel Cantone dei Grigioni, molto nota come località sciistica. Nell'Ottocento era famosa per ospitare nosocomi di un certo livello: pare che Thomas Mann, che aveva la moglie lì ricoverata, avesse tratto ispirazione per la sua "Montagna incantata" durante uno dei suoi soggiorni. Nei giorni del meeting, Davos viene presa letteralmente d'assalto e bloccata. Impossibile muoversi senza essere controllati da un corpo permanente di cecchini dell'esercito svizzero (saranno 5.000) con ai piedi scarponi da sci, molti dei quali appostati sui tetti che si affacciano sulle sedi delle conferenze e sugli hotel. A Davos le temperature scendono in genere fino a -15 o -17 gradi e gli invitati al forum possono usufruire di speciali navette per gli spostamenti.
Che cos'è
Il World Economic Forum (WEF) è un'organizzazione no profit svizzera, che comprende l'élite imprenditoriale e politica mondiale. I delegati (che devono essere invitati) includono leader politici, dirigenti e il personale senior delle principali compagnie internazionali, compresi gli hedge fund, le banche, la tecnologia e le grandi case farmaceutiche, nonché studiosi e politici. Il convegno ha cadenza annuale fin dal 1971, anno in cui si tenne l'European Management Symposium, una conferenza accademica, economica e di gestione presieduta da Klaus Schwab, professore di origine tedesca dell'Università di Ginevra. Il primo forum richiamò 450 persone. I politici sono stati invitati per la prima volta nel 1974 e nel 1976, per poi estendere l'adesione a CEO e dirigenti d'azienda di oltre 1.000 aziende leader nel mondo. La fondazione divenne il World Economic Forum nel 1987. Quest'anno è alla sua 49esima edizione.
Gli invitati: re e regine, politici, presidenti, imprenditori e vip
Il re Filippo del Belgio e sua moglie, la regina Mathilde, il principe ereditario norvegese Haakon e la principessa Mette-Marit sono sulla lista degli ospiti. I re Abdullah II di Giordania e la regina Rania sono clienti abituali di Davos. La regina Maxima dei Paesi Bassi presta il suo imprimatur reale e funge anche da avvocato speciale dell'Unità per la finanza inclusiva.
Tra i leader politici ci saranno il primo ministro del Giappone Shinzo Abe, il vice-presidente cinese Wang Qishan, il premier spagnolo Pedro Sanchez e quello olandese Mark Rutte, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente dell'Iraq Barham Salih, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il premier di Israele Benjamin Netanyahu e il primo ministro libico Faiez Al Serrag, oltre a vari altri capi di Stato o di governo africani e sudamericani. La vera star sarà il presidente brasiliano Jair Bolsonaro che promette di presentare "un Brasile diverso", così come ha scritto su Twitter.
A rappresentare le maggiori istituzionali internazionali ci saranno, tra gli altri, i numeri uno dell'Fmi, Christine Lagarde, dell'Ocse, Angel Gurria, e della Nato, Jens Stoltenberg, e anche il presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim. Inoltre, Davos ha sempre avuto la sua spolverata di celebrità del mondo dello spettacolo: Matt Damon, Goldie Hawn, Leonardo Di Caprio, Kevin Spacy, Elton John e Bono sono solo alcuni dei nomi che sono sfilati a Davos. Quest'anno verranno premiati per il loro impegno nel sociale Elton John e Cate Blanchett.
L'Italia al Forum
Ci saranno il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia Giovanni Tria. Il primo sarà il protagonista di uno "special address" fissato per mercoledì pomeriggio, il secondo prenderà parte nella stessa giornata a un dibattito sulla crescita europea con il Commissario Europeo Pierre Moscovici. A latere del summit, probabile che Davos sia l'occasione anche per un primo incontro, dopo l'arresto di Cesare Battisti, tra Conte e il presidente brasiliano, anche lui presente. Tria e Moscovici, invece, avranno modo di discutere della situazione dei conti pubblici italiani e di fare il punto sul negoziato tra Roma e Bruxelles.
Figurano nella lista degli invitati, anche il presidente di Cdp Massimo Tononi, il ceo di Enel Francesco Starace, il ceo di Eni Claudio Descalzi, la presidente di Eni Emma Marcegaglia, il ceo di Generali Philippe Donnet, il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, il ceo di Mediobanca Alberto Nagel, il ceo di Unipol Carlo Cimbri, il ceo di Banca Ifis Giovanni Bossi, i presidenti di Saipem Francesco Caio, di Geox Mario Moretti Polegato, di Illycaffe' Andrea Illy, di Technogym Nerio Alessandri e di Ariston Thermo Paolo Merloni.
Gli assenti
Quest'anno non ci sarà Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti non parteciperà a causa dello shutdown e del conseguente taglio delle spese dell'amministrazione. Nella storia degli Usa, Ronald Reagan si è unito al gruppo di Davos diverse volte, ma solo tramite collegamento video. Il primo presidente statunitense che si è seduto al tavolo di Davos è stato Bill Clinton nel 2000. Barack Obama non ha mai partecipato e neanche i Bush, padre e figlio.
Altro importante assente sarà la premier britannica, Theresa May, nel mezzo dell'incertezza sulla Brexit, una questione che preoccupa le grandi aziende che temono una via d'uscita senza un accordo dell'Unione Europea alla data prevista del 29 marzo. Non sarà presente nemmeno il presidente francese Emmanuel Macron, che affronta le proteste dei "gilet gialli". Partecipera' ad un panel di discussione, invece, la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Curiosità
- Il fondatore del forum, Klaus Schwab, negli anni '70 chiese alla sua segretaria di chiamare il "signor Giscard d'Estaing". Voleva parlare con Olivier Giscard d'Estaing, l'uomo responsabile della business school Insead. Invece la chiamata fu fatta al palazzo dell'Eliseo, e Schwab fu messo in contatto direttamente con l'allora presidente francese, Valery Giscard d'Estaing. Sentendo la voce del presidente, Schwab andò nel panico e mise giù il telefono.
- L'ex primo ministro britannico, Edward Heath, fece la sua apparizione nel forum come direttore d'orchestra, assumendo la direzione della Zurich Chamber Orchestra in un concerto di beneficenza nel 1979, anche se il suo compito principale in quell'anno era di fungere da presidente del forum.
- L'ex primo ministro turco Ozal sostiene che Davos impedì che il suo Paese entrasse in conflitto con la Grecia. Quando nel 1987 le tensioni tra i due Paesi si intensificarono, non si arrivò a una guerra aperta perché l'anno precedente Ozal aveva conosciuto al Forum il suo omologo greco, Andreas Papandreou, capendo che si sarebbe potuto fidare di lui.