Hong Kong, degenera protesta. Manifestanti violano sede Parlamento, almeno 20 feriti
Sotto la pressione delle proteste, il parlamento di Hong Kong ha rinviato l'inizio dell'esame della legge sulle estradizioni. I manifestanti hanno paralizzato il Parlamento fino a violarne l'accesso. Ci sono scontri, cariche della polizia e lacrimogeni. Secondo gli agenti, la protesta è diventata 'rivolta'
I più violenti scontri visti a Hong Kong dal passaggio dell'ex colonia da Londra a Pechino, nel 1997, si sono chiusi con un primo bilancio di almeno 20 feriti tra agenti e dimostranti soccorsi e portati via durante le manifestazioni. La polizia ha usato lacrimogeni, fumogeni, idranti e proiettili di gomma per respingere quanti hanno cercato di forzare i blocchi disposti a protezione delle sedi del Parlamento e del governo, protestando contro la controversa legge sulle estradizioni in Cina.
Alcuni manifestanti hanno forzato il blocco violando l'edificio. Gli agenti antisommossa hanno risposto sparando gas lacrimogeni e fumogeni anche all'interno. La notizia è stata diffusa dal South China Morning Post, secondo cui alcuni membri dell'assemblea hanno fornito fazzoletti e acqua alle persone ferite dal gas. Il capo della polizia ha reso noto che gli scontri sono stati riclassificati come "rivolta". La dichiarazione avrà gravi implicazioni per tutti coloro che saranno arrestati.
Rinviata la discussione sulla legge
Dopo giorni di protesta, i manifestanti hanno ottenuto il rinvio dell'esame della legge sulle estradizioni: il segretariato del consiglio legislativo ha precisato in una nota che l'inizio dell'esame sulla controversa legge sull'estradizione è stato rinviato a seguito delle contestazioni in atto. La seduta che doveva iniziare durante la mattinata "è stata spostata a data da destinarsi", si afferma nel comunicato del segretariato, "che sarà comunicata in seguito ai membri del consiglio".
Migliaia di persone, soprattutto giovani, hanno riempito le strade del quartiere di Wan Chai bloccando di fatto gli accessi agli uffici del governo. Molti di loro hanno chiesto un giorno di permesso al lavoro o dagli impegni di studio per manifestare contro una modifica della legge sulle estradizioni che a loro giudizio eroderebbe le libertà civili del territorio cinese semi-autonomo. Come un déjà-vu, migliaia di persone hanno paralizzato la circolazione con la stessa tecnica utilizzata nel 2014 dal movimento Occupy.
La vicenda
L'ex colonia britannica, da domenica scorsa, è protagonista della più importante manifestazione di protesta da quando è tornata sotto il controllo cinese nel 1997. Più di un milione di persone - secondo gli organizzatori - hanno chiesto e chiedono all'esecutivo di Hong Kong di rinunciare al progetto di legge che prevede l'estradizione verso la Cina. Così i manifestanti, per lo più giovani, hanno iniziato a riunirsi in un parco vicino al quartier generale del governo. Ne è nato un braccio di ferro con il primo ministro Carrie Lam, attuale Capo Esecutivo di Hong Kong dal 1º luglio 2017, che ha respinto le richieste. Alla protesta si sono unite numerose aziende: i commercianti si sono mobilitati anche sui social network con l'hashtag "# strike1206".