Il lancio della Soyuz in piena pandemia: come sono andati i preparativi?
Dal mese di isolamento per gli astronauti alla benedizione a distanza, al saluto senza parenti: i retroscena di un lancio spaziale condizionato dalle misure anti-coronavirus
A 420 chilometri di distanza dalla Terra, dentro la Stazione Spaziale Internazionale, non è servito il distanziamento sociale: erano stati in stretta quarantena per tutto il mese precedente il lancio i tre astronauti appena arrivati, Chris Cassidy (Nasa) e Anatoly Ivanishin e Ivan Vagner (Roscosmos). Il classico abbraccio all'apertura del portellone con gli attuali inquilini della Iss - che torneranno sulla Terra tra una settimana - non è mancato.
I nuovi inquilini della Iss resteranno in orbita fino a ottobre, tenendo operativo l'avamposto spaziale in attesa dell'arrivo di altri due astronauti Nasa a bordo della navicella SpaceX, in uno storico ritorno degli Stati Uniti al volo spaziale con equipaggio dopo il pensionamento dello Shuttle nel 2011.
Il lancio della Expedition 63 è stato trasmesso dalla Nasa come di consueto, ma dietro le quinte i preparativi sono andati diversamente dal solito, condizionati dalla epidemia globale da coronavirus. Al Cosmodromo di Baikonur c'erano solo pochi addetti dell'agenzia americana. La moglie di Cassidy, Peggy, ha seguito il lancio dal controllo missione di Houston. Era rientrata negli States qualche settimane fa, dopo aver salutato il marito nella città russa di Star City, quartier generale dei cosmonauti.
"Nessun virus è più forte del desiderio umano di esplorare" ha twittato l'amministratore della Nasa Jim Bridenstine". "Sono grato all'intero team Nasa e Roscosmos per la loro dedizione nel rendere questo lancio un successo".
Alla vigilia del lancio gli astronauti hanno detto di sentirsi benissimo dopo il mese di stretta quarantena. Separati da un muro di vetro, solo pochi addetti della Nasa e della Roscosmos erano presenti nella stanza che di solito è piena di familiari, amici e giornalisti. Persino il prete ortodosso ha dato la sua benedizione tenendosi a metri di distanza. "Chiaramente avremmo voluto le nostre famiglie qui con noi, ma comprendiamo che tutto questo serve per tenerci al sicuro", ha detto Cassidy. "L'intero pianeta sta vivendo la stessa crisi" ha aggiunto Ivanishin, "abbiamo passato la fase finale dell'addestramento in totale isolamento".
Altro retroscena, oltre al coronavirus: Ivanishin e Vagner sono stati assegnati al volo solo due mesi fa, dopo che uno dei due membri dell'equipaggio ufficiale russo aveva subito una lesione oculare. A causa del recente cambio di equipaggio, nella stazione spaziale non ci sono vestiti adatti ai due, che hanno dovuto portarseli a bordo della Soyuz.