Il nome è razzista, via i dolci "Moretti" dai supermercati svizzeri
Dopo anni di discussione la decisione presa sull'onda del movimento #blacklivesmatter. Le polemiche sui social media.
Il nome 'moretto' dei popolari pasticcini esprime un sentimento e una cultura razzista? Così è per i supermercati della nota catena elvetica Migros che hanno deciso, per altro dopo anni di polemiche e petizioni, di ritirare dagli scaffali la golosità prodotta dal 1946 dalla Dubler, azienda del Cantone dell'Argovia, nel nord del Paese dove sono conosciuti come Mohrenkopf, traducibile con 'testa di moro'.
La decisione ha un impatto anche per tanti italiani di confine di una certa età che alla domenica andavano in Svizzera con i genitori a fare il pieno, allora a prezzi più convenienti di quelli italiani, e coglievano l'occasione per farsi regalare appunto una scatola di moretti.
Avvolti in una fragrante carta dorata, nascondono sotto una sottile scorza di cioccolato un ripieno di crema appoggiato alla base di wafer.
L'eliminazione' del moretto dagli scaffali è arrivata con un tweet in risposta all'ennesima protesta di un utente che ha definito "estremamente razzista" il nome del dolce: "Abbiamo deciso di rimuovere il prodotto dalla gamma. L'attuale dibattito ci ha spinto a rivalutare la situazione. Siamo consapevoli che questa decisione porterà anche a discussioni".
Questo non significa che la scomparsa di questo tipo di pasticcini perché, ha precisato la catena, la decisione riguarda solo la Dobler, l'unica azienda che continuava a chiamare i dolci col suo nome originale, mentre gli altri li hanno ribattezzati "Kiss" ovvero "Bacio".
In effetti, gli animi su Twitter si sono scaldati come previsto, e in perfetto multilinguismo elvetico. C'è chi parla di "nuova, dilagante e subdola dittatura del politicamente corretto", chi lo legge nostalgicamente come un segno del tempo che passa - "Sono un ricordo legato alla mia amata zia che non c'è piè e abitava a Ginevra, andare con lei alla Migros a mangiarli era una festa" - e chi, come un uomo che si presenta come sacerdote si indigna e protesta: "E io che sono un sacerdote potrò esigere che Migros dia un altro nome agli 'strozzapreti!?".
Esultano invece i promotori di una petizione che nel 2017 chiedevano di abolire il nome "palesemente razzista". A sostenere la loro tesi c'era anche una ricercatrice dell'Universita' di Basilea che sulle pagine della NZZ Franziska Schutz si era espressa per la "decolonizzazione della nostra lingua per evitare in futuro di nuovi drammi legati alle migrazioni."