Il "re" Diego Maradona compie 59 anni. L'esordio, il Napoli, la Mano de Dios e un trono in regalo
Per il suo compleanno un trono a bordo campo e la Diegocam puntata su di lui a ogni partita
Il 30 ottobre 1960 nasce a Lanus, in Argentina, Diego Armando Maradona. Soprannominato El Pibe de Oro è uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Ha giocato nell'Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell's Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a quattro Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994), vincendo da grande protagonista il torneo del 1986. Contro l'Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 segnò una rete considerata il gol del secolo, tre minuti dopo aver segnato il gol con la mano, passato alla storia come Mano de Dios..
L'esordio
Il 20 ottobre 1976 Diego Armando Maradona scende in campo da professionista con la maglia dell'Argentinos Juniors contro il Talleres de Córdoba. Aveva 15 anni, 11 mesi e 20 giorni. Non segna e la sua squadra perde la partita, ma inizia così l'avventura di un calciatore che ha scritto le più belle pagine della storia del calcio.
Di quel giorno il Pibe de Oro ha raccontato che ricorda il gran caldo mentre raggiungeva coi mezzi pubblici lo stadio: aveva solo un paio di pantaloni "buoni" ed erano troppo pesanti. Prima del suo ingresso in campo il tecnico Juan Carlos Montes, gli disse: "Va e se puoi fa un tunnel". Lo fece nel primo minuto di gioco.
Il debutto di Maradona
Maradona 1976-1980
Gli anni al Napoli, una grande storia d'amore
Il 5 luglio 1984 Maradona viene presentato ufficialmente allo stadio San Paolo, accolto da ottantamila persone, che pagano la quota simbolica di mille lire per vederlo: qualche palleggio e un “buonasera napolitani” conquistano subito i cuori di chi lo avrebbe osannato nei sette indimenticabili anni successivi. Quella che sembra inizialmente una follia cambia la storia del calcio italiano.
Il 23enne Maradona era la giovane stella del Barcellona, il Napoli aveva appena chiuso il campionato 1983-84 al dodicesimo posto. L’asso argentino voleva andarsene dal Barça, dove non si trovava bene. Settimane di folli trattative, con intrighi e rilanci, blitz a Barcellona e un finale leggendario con il presidente Corrado Ferlaino che, sapendo di non poter consegnare il contratto prima della chiusura del calciomercato, deposita in Lega una busta vuota e poi nella notte la sostituisce con l’aiuto di una guardia giurata. Ai blaugrana vanno l’equivalente di 13,5 miliardi di lire. Il Napoli porta a casa il miglior giocatore di quegli anni e entra in un'altra dimensione.
Sotto la guida dell'allenatore Ottavio Bianchi, la squadra vince il suo primo scudetto nel campionato 1986-1987, stagione in cui batte dopo trentadue anni la Juventus al Comunale di Torino. Poi vince la sua terza Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali disputate contro l'Atalanta. L'accoppiata scudetto/coppa è un'impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino e alla Juventus. Il bilancio finale durante gli anni italiani di Maradona porta al Napoli i due storici scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Dentro e fuori dal campo, la città è ai piedi del Pibe de oro, pronta a esaltarlo e a perdonargli i suoi eccessi. Un amore che non si è mai spento.
La Mano de Dios
È il 22 giugno del 1986. Sul campo dello Stadio Azteca di Città del Messico, distrutta nove mesi prima da un violento terremoto, si affrontano Argentina e Inghilterra ai quarti di finale dei campionati del mondo di calcio.
Le due nazionali sono legate da una rivalità nata venti anni prima quando, ai Mondiali del 1966, l'Albiceleste viene eliminata dal torneo dopo l'inspiegabile espulsione del suo capitano Antonio Ubaldo Rattin, che, in segno di protesta, prima di lasciare il campo si siede sul tappeto rosso riservato alla Regina, mentre l'Inghilterra prosegue il suo cammino fino alla vittoria di quella edizione. Nel 1986 a quelli sportivi si aggiungono anche motivi politici di astio. Quattro anni prima l'Argentina aveva occupato le isole Falkland, dominio britannico. Dopo un mese di trattative fallite era inevitabilmente iniziata la guerra: la flotta inglese aveva bombardato le coste delle Falkland, ristabilendo la sua sovranità ancora rivendicata dall'Argentina.
La partita dei Mondiali '86 inizia così in un clima teso tanto che al sesto minuto del secondo tempo il risultato è ancora di zero a zero. Accade che Steve Hodge alza erroneamente un pallone a campanile all'interno dell'area di rigore. Il portiere inglese, Peter Shilton, tenta di prenderlo, dall'alto dei suoi 185 cm, ma Diego Armando Maradona, devia la palla con il braccio e la spedisce in rete. L'arbitro tunisino Ali Bin Nasser non si accorge del fallo e convalida il gol.
Maradona raccontò poi di aver invitato i compagni, in un primo momento fermi, a festeggiare assieme a lui la rete dicendo loro che altrimenti l'arbitro avrebbe potuto non convalidarla. Subito dopo il match invece aveva negato di aver usato la mano. "È vero che il primo gol lo ha segnato con la mano?", gli chiesero i giornalisti. ''Il gol è stato legittimo, regolarissimo, ho colpito la palla di testa, semmai c' è stata "mano de Dios", rispose consegnando il suo gol alla storia.
E ancora, "la palla è entrata in rete un po' con la testa di Maradona e un altro po' con la mano di Dio". Anni dopo, nel 2005, davanti a un pubblico di oltre tre milioni e mezzo di persone nella seconda puntata del talk show "La noche del 10", uno dei più visti della televisione argentina disse: "Chi ruba a un ladrone ha cent'anni di perdono". Tirò in ballo la guerra delle Falkland, un conflitto tra una grande potenza e un paese del terzo mondo. Nel 2008, tornò sull'argomento: "Se potessi scusarmi e tornare indietro, lo farei, ma un gol è sempre un gol e grazie a quello l'Argentina ha vinto il mondiale e io sono diventato il miglior giocatore al mondo".
Maradona diventò davvero il miglior giocatore del mondo grazie a quella partita, anche perché dopo pochi minuti dalla prima rete, il Pibe mise a segno quello che è considerato il gol più bello di tutti tempi: in fuga sulla sinistra, partendo da centrocampo, travolse in dribbling sei avversari e poi il portiere. Ai giornalisti che gli chiesero di descrivere quella "rete meraviglia" disse: ''Meraviglia è soltanto Raquel Welch, non io". L'Argentina vinse con il risultato di 2 a 1, passepartout per alzare la Coppa nella finale con la Germania. Dopo i Mondiali messicani, il ritorno a Napoli e quattro stagioni indimenticabili, due scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa.
L'allenatore sul trono
Nella sua nuova vita da allenatore del Gimnasia La Plata, Maradona è accolto, ovunque giochi la sua squadra, da tifosi festanti che gli dedicano coreografie. Durante le partite è diventata ormai famosa la DiegoCam, una telecamera puntata costantemente su di lui. Per il suo compleanno però ha ricevuto un'accoglienza speciale dai tifosi del Newell's Old Boys, club con il quale giocò nella stagione 1993-1994 al suo ritorno in Argentina prima di chiudere la carriera col Boca Juniors. Al suo arrivo nello stadio della squadra avversaria ha trovato un trono al posto della panchina del Gimnasia La Plata, posizionato per lui a bordo del campo e da lì ha potuto assistere alla goleada dei suoi che si sono imposti per 4-0.