Italiani bloccati a Wuhan, città focolaio del coronavirus. Avanza ipotesi del trasferimento in aereo
Sono circa una settantina gli italiani presenti nella città cinese di Wuhan. Tra loro studenti, imprenditori e famiglie che vorrebbero tornare in Italia. Si fa largo l'ipotesi di un rientro nella Penisola tramite voli privati. Atteso il via libera di Pechino
Le voci dalla megalopoli raccontano una città cambiata profondamente. Gli spostamenti frenetici che caratterizzavano il centro industriale, c'era vita 24 ore su 24, sono un affievolito ricordo sull'onda delle misure anti contagio messe in campo dalle autorità. La città si è spenta e la speranza è di andare via il più presto possibile. Lo pensano gli stranieri, 60-70 sarebbero gli italiani, pronti a lasciare Wuhan. Il problema è come fare. Un'evacuazione via terra esporrebbe a un alto rischio contagio e richiederebbe lunghe tempistiche di quarantena. Il trasferimento in aereo sarebbe una soluzione sicura e veloce, che rimanderebbe ai paesi di appartenenza la gestione del periodo di osservazione.
Alcuni esperti ritengono che potrebbe essere sufficiente, una volta monitorati i soggetti e fatto un primo screening che escluda la presenza del coronavirus, un cosiddetto 'isolamento fiduciario': ossia un affidamento presso il proprio domicilio, affidando alle Asl e direttamente ai connazionali il controllo delle loro condizioni cliniche nel periodo di possibile incubazione.
Ipotesi che potrebbero concretarsi soltanto con il via libera di Pechino, che dovrebbe permettere una deroga al blocco dell'aeroporto e permettere il decollo di voli privati. Italia, Francia, Germania e Usa stanno cercando accordi in tal senso. "L'Italia - ha assicurato il premier Giuseppe Conte - in questo momento è il paese che ha adottato misure cautelative all'avanguardia rispetto agli altri, misure incisive. Tutti i protocolli sono in campo".
"La situazione è relativamente sotto controllo", ha dichiarato il capo dell'unità di Crisi della Farnesina Stefano Verrecchia. "Abbiamo con loro (gli italiani a Wuhan, ndr) un contatto costante, sono sottoposti a una pressione comprensibile", ha spiegato il dirigente impegnato nel vaglio di una serie d'ipotesi che dovrebbero trovare il beneplacito delle autorità cinesi. Saranno loro a rilasciare l'autorizzazione per "uscire da un'area sigillata", ha concluso Verrecchia.
"Non si percepiva nulla, si è sviluppato tutto in maniera veloce. All'inizio, ha raccontato il mio collega, sembrava qualcosa sotto controllo ma ora la situazione è peggiore di quello che possa sembrare. Uscire di casa è considerato un rischio. Quindi si muovono solo in casi necessari", racconta una testimonianza. "Si esce solo per comprare da mangiare, ma il problema è che i supermercati sono quasi vuoti di merce", racconta Marcantonio D'Antoni, designer catanese, uno degli espatriati italiani di Wuhan. "Io per fortuna sono tornato in Sicilia perché mi scadeva il visto e sono qui per rinnovarlo. Ma con i miei colleghi scambio informazioni ogni giorno - dice - Un amico e collega dell'Uganda, rientrato a Wuhan il 27 dicembre, è rimasto bloccato in città, ormai chiusa. Mi racconta che i mezzi pubblici sono tutti sospesi, per strada non trovi nessuno. E a quanto dice c'è molto preoccupazione". Non era così all'inizio, cioè tra fine dicembre e inizio gennaio, quando la Cina ha cominciato a segnalare i primi casi", ha concluso D'Antoni.
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