L'uomo senza nome di Wuhan. La foto dimenticata
A un anno di distanza nessuno a Wuhan ricorda le immagini che fecero il giro del mondo cambiando la percezione globale del nuovo coronavirus
Wuhan, 30 gennaio 2020. Un uomo in bicicletta, la mascherina sul volto, passa davanti a un negozio dalla vetrina rossa in una città deserta, in quarantena da una settimana per un virus ancora poco conosciuto. Sul marciapiede, davanti allo stesso negozio, giace il corpo di un altro uomo, la mascherina sul volto, una busta di plastica in mano. Un fotoreporter dell'Afp immortala la scena in una serie di scatti che in poco tempo diventano simbolo del caos che regna nell'apparentemente immobile città cinese. Da Wuhan arrivano immagini contraddittorie: strade deserte e ospedali che spuntano in pochi giorni dal nulla, transenne e militari a guardia di giganteschi comprensori.
L'uomo del marciapiede resta alcune ore per terra prima che una delle ambulanze che da ore sfrecciano verso il vicino Ospedale, il numero 6, uno dei più grandi dedicati interamente ai pazienti di covid-19, si fermi per prelevare il corpo e disinfettare la zona. E' la procedura. Gli infermieri nelle loro tute protettive allontanano i pochi passanti in un ultimo gesto di dignità.
In Cina la foto del "morto di Wuhan" è circolata sui social, ma i media non ne hanno parlato. Qualcuno ha chiuso la questione riferendo che la famiglia dell'uomo, indicato come signor Xie, aveva chiesto il rispetto della privacy specificando che non c'erano legami col Covid.
A un anno di distanza, di questa storia, finita su tutti i giornali del mondo, non si sa nulla. Non la causa della morte e nemmeno l'identità. "Una bugia dei media stranieri", dice il signor Yuan Shaohua, proprietario di un negozio che vende frutta a poche decine di metri dal luogo del fatto, uno dei pochi locali all'epoca rimasti aperti nel quartiere. "Mai sentito niente in proposito", si schernisce un altro commerciante. I giornalisti di Afp hanno provato a chiedere in giro. Un cliente dice di sapere che il virus circolava da tempo, ma che no, non ricorda il "morto di Wuhan".
Il pensiero corre a un'altra foto di un'altra epoca: quella del "Rivoltoso Sconosciuto", l'uomo che sfidò i carri armati di piazza Tienanmen. Neanche di lui si seppe mai il nome, ma in Cina si sono perse le tracce anche di quella famosissima immagine come dimostrò la Bbc in un reportage: l'80% degli intervistati non seppe riconoscerla e molti altri pur ammettendo di averla vista non ne seppero raccontare la storia.
A Wuhan, su quel marciapiedi, dove un uomo perse la vita, aprendo gli occhi del mondo su quanto stava accadendo, non c'è neanche più il negozio di mobili, sostituito da un supermercato e da un tabacchi. E, soprattutto, non è rimasto neanche l'eco di quei giorni e di un anno intero, cancellato da botti e fuochi d'artificio con la grande festa corale a Capodanno, con balli in piazza e tai chi nei giardini.
Così vuole Pechino che ha aperto solo un anno dopo le porte di Wuhan agli ispettori dell'Oms. Sono stati negli ospedali e al mercato Huanan, sede del primo focolaio, dove, forse, tutto ebbe inizio e sono stati al Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie della città. La visita, durata circa quattro ore e mezzo, è stata la più lunga da quando sono iniziate le indagini sul campo. Resta l'istituto di virologia, su cui si sono concentrati dubbi a livello internazionale per un possibile ruolo nella diffusione del virus. Il laboratorio che visiteranno è quello dove lavora la scienziata Shi Zhengli, nota come la "bat-woman" cinese per i suoi studi sui virus nei pipistrelli. Le indagini degli esperti sono politicamente sensibili per Pechino, che ha gettato molti dubbi sull'origine del Covid-19, prendendo di mira, negli ultimi mesi, i prodotti surgelati importati, come possibile veicolo del contagio.