"La scuola non è il virus": in Campania mamme e insegnanti contro la chiusura fino al 30 ottobre
Scuole chiuse in Campania. De Magistris: "Si rinuncia alla scuola come se fosse una passeggiata". Ancora sit in di protesta ad Arzano
"La scuola non è il virus!". "La scuola è una priorità, non è un problema". Mamme, insegnanti e studenti hanno protestato davanti alla sede della Regione Campania contro lo stop fino al 30 ottobre alle lezioni in presenza disposto dall'ordinanza del governatore De Luca. "Per 500 casi positivi stiamo chiudendo la scuola in Campania - dicono i partecipanti - mandando in sostanza i ragazzi per strada, tenendoli lontani dalla didattica, anche da quella a distanza: non funziona o funziona poco e male. Vogliamo chiedere al governatore di recedere dalla decisione di tenere le scuole chiuse".
Prove tecniche di lockdown?
"La chiusura della scuola in Campania - si legge in un documento diffuso dagli organizzatori della protesta - rappresenta un grave attacco al diritto allo studio di bambini e ragazzi oltre che una drastica limitazione della loro socialità. A settembre, siamo tornati a scuola con oltre dieci giorni di ritardo rispetto a altre regioni perché dovevamo essere attrezzati per affrontare la gestione di eventuali focolai e i dati hanno dimostrato che, nonostante l'incremento generale esponenziale dei contagi, il sistema scolastico campano ha tenuto: il contagio non è quasi mai avvenuto a scuola e, anche in caso di studente positivo, i protocolli sono stati applicati con rigore. Ma questo per il presidente De Luca non è stato sufficiente: una decisione improvvisa e insensata". "Ora - continuano - ci riconsegna alla Dad che, sperimentata durante il lockdown, ha dimostrato tutti i suoi limiti, soprattutto per le categorie più fragili e esposte alla marginalità economica e sociale. Quindi, perché chiudere la scuola? Si tratta di prove tecniche di lockdown sulla pelle dei nostri figli?".
Scuolabus sul lungomare
Protestano anche i conducenti dei bus gialli dedicati al trasporto scolastico, che hanno parcheggiato i loro mezzi sul lungomare di Napoli nella zona dei grandi alberghi, a ridosso della Regione: chiedono un aiuto economico dopo il blocco delle attività del mondo della scuola.
De Magistris: "Catastrofe pedagogica"
"Siamo all'inizio di un'escalation che porterà al lockdown, magari non quello di massa come il primo ma a quello stiamo arrivando. Per ora De Luca ha chiusole scuole fino al 30 ottobre ma non le riaprirà. Si arriverà fino a Natale. Che dubbio c'è: con questi numeri e vista l'incapacità a tenerli sotto controllo". Sono le parole del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a Radio 24, che ha commentato così la chiusura delle scuole in Campania decisa dal governatore De Luca. Secondo il sindaco, "il tema vero non sono né il trasporto né la scuola, ma è la sanità pubblica".
"Non possiamo chiudere immediatamente le scuole con una decisione presa in due ore e consegnare generazioni intere a una catastrofe educativa e pedagogica", ha detto. "Si deve intervenire sullo scaglionamento degli orari, sull'alternanza tra didattica a distanza e in presenza, con chiusure e quarantene dove ci sono focolai".
La protesta di Arzano
Continuano a protestare i commercianti di Arzano, grosso centro in provincia di Napoli, dove dal 15 ottobre è scattato un mini lockdown disposto dalla Commissione straordinaria che amministra il Comune in seguito a un considerevole incremento di contagi da Covid-19, oltre 200. Le proteste sono scattate dopo la decisione di chiudere fino al 23 ottobre prossimo le scuole, il cimitero e i negozi ad eccezione di quelli di generi di prima necessità. Sospese anche tutte le manifestazioni e gli eventi pubblici, il mercato settimanale, le attività sportive e dei centri anziani. Provvedimenti, a detta dei commercianti, inutili e discriminatori nei confronti della categoria in assenza di divieti sulla mobilità tra comuni. "Noi accettiamo il lockdown, il paese in zona rossa, ma non è giusto che solo i commercianti devono stare chiusi quando il paese è aperto, si può entrare e uscire, contagiare altri ed essere contagiati; non è giusto, noi a fine mese dobbiamo pagare, non è giusto", dicono.