Lega Serie A, è polemica nel calcio sulle tre scimmie antirazziste di Simone Fugazzotto
Scoppia, in ritardo, la polemica sull'opera di Simone Fugazzotto: tre scimmie per simboleggiare la lotta al razzismo nel calcio italiano. Ci è riuscito? Secondo la nota sociologa Chiara Saraceno c'è un problema di comunicazione, attribuendo l'errore alla Lega Serie A che non avrebbe dovuto scegliere il trittico del pittore milanese
Nemmeno la campagna critica contro il razzismo è riuscita nel suo intento: ossia convincere che "siamo tutti uguali". Scimmie, appunto. È proprio la figura del primate ad apparire controversa e suscitare rabbia e ilarità. Il caso è stato sollevato anche dalla AS Roma che ha espresso pubblico dissenso su Twitter. Una polemica che urta l'ideatore e che in qualche modo bussa al committente: ossia alla Lega Serie A, "colpevole" di aver ingaggiato il pittore Simone Fugazzotto.
L’#ASRoma è molto sorpresa nel vedere oggi sui social delle scimmie dipinte su dei quadri in quella che sembra essere una campagna contro il razzismo della Serie A. Siamo consapevoli che la Lega voglia combattere il razzismo ma non crediamo che questo sia il modo giusto per farlo pic.twitter.com/F0XpfiGfSl
— AS Roma (@OfficialASRoma) 16 dicembre 2019
"Dipingo solo scimmie (in effetti è così, ndr), come metafore dell'essere umano", ha spiegato l'artista in prima battuta. "La teoria evolutiva dice questo. Da qui parte tutto. La scimmia come scintilla per insegnare a tutti che non c'è differenza. Perché non smettere di censurare la parola scimmia nel calcio, ma rigirare il concetto e affermare che alla fine siamo tutti scimmie?". Eppure la composizione con tre scimmie: una dai tratti occidentali, un'altra asiatica e l'altra nera, dipinte durante la finale di Coppa Italia a maggio, che allora non suscitò clamore, sono finite per essere additate per quello che non sono. Le polemiche sono scoppiate soltanto quando l'opera è approdata nella sala stampa della Lega Serie A.
Per qualcuno sembra essere troppo. Così il pittore, classe 1983, che espone abitualmente a New York, Parigi e Milano si è ritrovato sepolto da esegesi più disparate e più o meno autorevoli. Addirittura Cnn, Bbc e The New York Times hanno trattato la vicenda riprendendo anche commenti lapidari "queste creazioni sono un insulto, saranno controproducenti e aumenteranno la disumanizzazione delle persone di origine africana".
Così Fugazzotto è dovuto intervenire di nuovo: "Siamo tutti uguali, è inutile che continuiate a rompere gridando ai neri che sono scimmie e lanciandogli le banane. Se non riuscite a capire che siamo tutti uomini, vi dico che siamo tutti scimmie: uguaglianza". "Ho sentito che qualcuno si domandasse perché usare le scimmie per parlare di razzismo - ha spiegato il pittore in conferenza stampa al fianco dell'ad della Lega Serie A, Luigi De Siervo, che ha illustrato le iniziative intraprese contro il razzismo -. Intanto l'ho fatto perché dipingo solo scimmie e poi perché mi sono sentito umiliato l'anno scorso per i versi della scimmia a Koulibaly (calciatore senegalese difensore del Napoli, ndr)".
Per non parlare delle banane di Carlo Tavecchio, degli ululati della domenica, delle battute dei giornali su Lukaku e della retorica razzista di cui il calcio è, purtroppo, protagonista.
Secondo Chiara Saraceno, sociologa e attenta osservatrice dei costumi italiani, l'iniziativa di Lega Serie A è sbagliata. "Il problema è comunicativo: qualunque fosse l'intenzione, e capisco che fosse positiva, l'idea di usare l'immagine di una scimmia per combattere il razzismo negli stadi non è propriamente felice". Il trittico "forse voleva essere ironico - continua Saraceno - ma non c'è riuscito. Anche se l'idea di fondo, era ricordare che veniamo tutti dalle scimmie è comunque sbagliato comunicativamente: potrebbe anche voler dire che qualcuno ancora oggi è più vicino alle scimmie di qualcun altro che, invece, s'è evoluto".