Legambiente studia la "plastisfera": sui rifiuti in mare organismi potenzialmente pericolosi
Presentati i risultati della ricerca nell'ambito del progetto "Pelagos Plastic Free" di Expèdition Med e Legambiente, condotta nell’area marina del Santuario Pelagos tra Toscana, Liguria, Corsica e Costa Azzurra
Presentati in conferenza stampa al Salone Nautico di Genova i risultati dell'analisi condotta dagli scienziati di Expèdition Med insieme a Legambiente nell'ambito del progetto "Pelagos Plastic Free", nato con lo scopo di contrastare l'inquinamento del mare dalla plastica per salvaguardare la biodiversità dell'area protetta del Santuario di Pelagos, lo specchio d'acqua antistante l'Italia, il Principato di Monaco e la Francia.
L'obiettivo dello studio era caratterizzare le comunità microbiche che si sviluppano sui rifiuti plastici in mare, nei fiumi e nei porti, e confrontarle con quelle che vivono libere nell'acqua di mare, dei fiumi e dei porti, per capire il ruolo della plastica nella diffusione di vari gruppi di microrganismi.
È emerso che dalla superficie del mare ai fondali marini i rifiuti plastici rappresentano oltre l'80% del marine litter. Un impatto fortemente negativo per pesci, uccelli e mammiferi marini. Questo non solo a causa degli additivi tossici di cui è composta la plastica e per la sua grande diffusione in mare ma anche per quanto può portare con sé. Un vero e proprio ecosistema in miniatura che si sviluppa sulla superficie dei rifiuti plastici, composto da batteri, alghe e virus, alcuni potenzialmente pericolosi per gli organismi marini.
L'attività di raccolta dei campioni di plastiche galleggianti sulla superficie del mare è stata condotta attraverso un'attività di citizen science tra luglio e agosto del 2018 a bordo del veliero Ainez che ha toccato diversi punti dell'area di studio.
All'analisi della composizione chimica i polimeri più presenti sono risultati il polietilene per il 50%, il polipropilene per il 24%, e l'11% di polistirene e polistirene espanso.
Successivamente, si è passati allo screening del DNA dei vari tipi di microorganismi sviluppatisi sulle plastiche. I ricercatori hanno analizzato milioni di sequenze di DNA specifiche, relative a potenziali organismi patogeni, inclusi quelli che colpiscono i mammiferi marini.
Ad esempio, sono state ricercate diverse famiglie di batteri, tra cui il genere Vibrio, nel quale alcune specie sono responsabili di malattie gastrointestinali nei pesci e organismi filtratori, nonché, nel caso di Vibrio cholerae, portatori del colera nell'uomo; Escherichia, nel quale diverse specie sono patogene; gruppi di fitoplancton dinoflagellati (alghe unicellulari) come Gonyaulax, Karenia e Pseudo-nitzschia, che possono causare fioriture algali dannose e produrre tossine in quantità tali da accumularsi nella rete trofica e avere impatti su pesci, uccelli e mammiferi marini.
Il dato fondamentale dimostrato dall'attività scientifica è che le comunità microbiche sviluppate sui rifiuti plastici variano da zona a zona e sono differenti da quelle che vivono libere nell'acqua marina o nelle acque dei porti o dei fiumi. I meccanismi capaci di creare queste differenze non sono ancora noti, ma i dati raccolti confermano che i rifiuti plastici rappresentano un nuovo ecosistema marino che ha la capacità di influenzare l'abbondanza delle varie specie di microorganismi.
"La cattiva gestione a monte è la principale causa della dispersione dei rifiuti in mare – ha dichiarato il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani – per questo il progetto Pelagos Plastic Free, oltre al monitoraggio scientifico, si è concentrato sulle attività di sensibilizzazione e informazione delle amministrazioni e degli operatori del mare, senza tralasciare il coinvolgimento dei più giovani con le attività nelle scuole, per diffondere le pratiche più virtuose di gestione dei rifiuti e per limitare la diffusione e la dispersione dei rifiuti plastici, agendo sui processi di riutilizzo, riciclo e corretto smaltimento. In attesa che il nostro Paese recepisca la direttiva sulle plastiche monouso, pubblicata a giugno 2019, alzando l'asticella con obiettivi e target di riduzione ancora più ambiziosi, e che il Parlamento approvi il disegno di legge Salvamare per permettere ai pescatori di fare gli spazzini dei fondali marini, possiamo impegnarci anche singolarmente: sindaci, scuole, singoli operatori, ognuno di noi può fare qualcosa per cambiare il proprio stile di vita anche diminuendo la produzione dei rifiuti e la loro quantità da smaltire".
Monitorati anche i rifiuti presenti su 17 spiagge tra Toscana e Liguria: il 29% è rappresentato da frammenti di plastica da 2,5 a 50 cm, il 13% da pezzi di polistirolo, il 10% da mozziconi di sigaretta, il 9,3% da tappi, coperchi e anelli di plastica e il 5,4% da bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie (cotton fioc). Dati e numeri che Legambiente trasferirà al programma Marine Litter Watch dell'Agenzia Europea per l'Ambiente.