Libano, proteste violente contro il lockdown a Tripoli: 1 morto e centinaia di feriti
Un uomo di 30 anni è morto e oltre 220 persone sono rimaste ferite nei violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza avvenuti nel nord del Libano per protestare contro le restrizioni per frenare il contagio da coronavirus.
Le proteste hanno origine nella frustrazione della popolazione per il deterioramento delle condizioni di vita e le severe misure di blocco imposte per arginare la diffusione del Covid-19. La violenza a Tripoli, la seconda città del Libano per grandezza e anche la più povera, segna l'escalation di proteste iniziate lunedì e continuate per tre giorni consecutivi fino a mercoledì notte. Centinaia di persone, in gran parte giovani, hanno preso parte alle proteste notturne, lanciando sassi alle forze di sicurezza e in alcuni casi incendiando veicoli.
Mercoledì, i manifestanti hanno ripetutamente cercato di entrare nella sede del municipio. Alcuni hanno lanciato ordigni contro le forze di sicurezza, che hanno risposto con idranti, raffiche di gas lacrimogeni e proiettili di gomma. La National News Agency ha detto che 226 persone sono rimaste ferite negli scontri, di cui 26 poliziotti. Un uomo di 30 anni è morto per le ferite. La Croce Rossa ha detto di aver trasportato 35 feriti negli ospedali della città.
Il governo ha imposto un blocco nazionale di quasi un mese e un coprifuoco 24 ore su 24 che durerà fino all'8 febbraio, a causa dell'aumento delle infezioni da coronavirus. Le misure hanno esacerbato la crisi economica e finanziaria che già prima della pandemia aveva provocato malcontento e manifestazioni nel piccolo Paese mediterraneo di quasi 5 milioni di abitanti che ospita tra l'altro oltre 1 milione di profughi provenienti dalla Siria.
La valuta libanese è crollata, perdendo oltre l'80% del suo valore. Le banche hanno imposto controlli su prelievi e trasferimenti per proteggere le riserve estere in calo. La disoccupazione e l'inflazione sono salite alle stelle e decine di migliaia sono stati gettati nella povertà.