Ligabue a nudo, autobiografia a quattro mani con Massimo Cotto: "È andata così"
Il Liga si porta dietro una storia che assomiglia ad una favola, un universo il cui big bang èuna provincia raccontata sempre con l'epica che le si deve, un immaginario unico e poetico
È andata così è l'autobiografia (Mondadori) di Luciano Ligabue scritta a quattro mani assieme a Massimo Cotto, speaker radiofonico, scrittore e giornalista. Il libro - spiega Massimo Cotto all'Agi - racconta "la storia di una persona che è arrivata tardi alla musica, o meglio che è arrivata tardi al primo disco, perché il primo disco è uscito quando Liga aveva 30 anni, e quindi era disperatamente, o meravigliosamente, alla ricerca di se stesso. E nella seconda parte si racconta una storia credo assolutamente impensabile per chiunque e più di tutti per lui date le difficoltà con cui era arrivato il primo disco".
"Luciano è una delle persone più pure e più oneste che io abbia mai conosciuto in questo mondo - dice Cotto. Non è scritto da nessuna parte che un grande artista debba essere un grande uomo, noi dobbiamo giudicare soltanto l'oggetto d'arte, ma lui è sincero, trasparente, non puoi non rimanerne colpito. Questo è un libro dove non nasconde le sue debolezze, la sua fragilità, è un libro dove si mette a nudo, lui stesso ha detto che questo è un libro definitivo perché sarebbe difficile aggiungere qualcosa di più".
Non mancano gli aneddoti, come la storia di Pavarotti che gli chiede di raggiungerlo da Chenot a Merano, "e quando Ligabue arriva scopre che in realtà nasconde tre enormi salami alti un metro dietro le tende e che tutto il frigorifero è pieno di caciotte e qualsiasi ben di Dio che lui aveva comprato negli autogrill durante il tragitto; quindi Pavarotti è l'unico al mondo che andava da Chenot non per dimagrire ma per poter mangiare liberamente perché a casa giustamente Nicoletta lo controllava".
Al cantautorato italiano "ha dato intanto un ponte ideale con l'America, Ligabue è profondamente rock nell'animo, non lo è completamente nella musica, nel senso che la sua musica, rispetto al rock tradizionale, ha forse qualche grado di melodia in più, però ha dato quello, un nuovo modo di vedere le cose, ha dato il diritto di cittadinanza alla provincia e a tutto un mondo che fino a quel momento, prima di lui, entrava soltanto tangenzialmente nelle canzoni".
"Ha rappresentato anche credo un percorso onesto, mi viene in mente Springsteen, e forse lui non apprezzerebbe tanto il paragone perché lo paragonavano a Springsteen i primi anni, ma Springsteen è uno che è invecchiato con il suo pubblico e Luciano è uno che è cambiato con il suo pubblico, cioè non scrive più le canzoni che scriveva quando era ragazzo o comunque, meglio ancora, ha scritto sempre canzoni che lo rappresentavano in quel momento, senza curarsi troppo che fossero di facile presa o meno, un altro al posto di Ligabue avrebbe fotocopiato se stesso e invece lui ha avuto il coraggio, dopo ogni album di grande successo, per esempio, di fare un album più buio, più cupo, piu' oscuro, e quindi di rischiare un po' di più".
E oggi chi è oggi Ligabue come artista e come uomo? "Da un punto di vista artistico è un uomo che ribadirà nel prossimo disco che c'è ancora forza nelle canzoni e nella voglia di raccontarle, credo sia una persona non completamente felice perché gli artisti non lo possono essere, se gli artisti fossero sempre completamente felici non scriverebbero canzoni, perché ovviamente hanno bisogno di quelle piccole malinconie, di quei dubbi esistenziali, di quei punti interrogativi che servono poi per la loro arte, quindi quelli che per le persone sono piccoli inciampi alla felicita' per un artista sono in qualche modo una benedizione".