Lockdown Italia, i giorni bui della nostra pandemia raccontati dagli scatti dei reporter stranieri
Oltre 70 scatti di 30 fotografi provenienti da dieci paesi in mostra ai Musei Capitolini a Roma
Una bambina attraversa con il suo monopattino una piazza Navona deserta dove l'erba spunta tra le file di sampietrini. Tre manichini in vetrina sono gli unici a "vegliare" su Via Condotti. Una ragazza si stende al sole su un lettino posizionato nel terrazzo condominiale. E ancora il Papa, solo sotto la pioggia, dà la Benedizione Urbi et Orbi, i medici, gli infermieri, con addosso i dispositivi di protezione e le mascherine che segnano i volti stremati da ore di lavoro.
Sono le immagini con cui i reporter stranieri hanno mostrato i giorni più bui della "nostra" pandemia sulle testate di tutto il mondo, oggi raccolte in "Lockdown Italia visto dalla Stampa Estera", la mostra con il patrocinio del Mibact e promossa da Roma Capitale, aperta da oggi fino al primo novembre, nelle sale dei Musei Capitolini a Palazzo dei Conservatori.
Oltre 70 scatti di 30 fotografi provenienti da dieci paesi, compresi alcuni corrispondenti italiani delle agenzie Reuters, AP e AFP. Un viaggio nel tempo e nella memoria collettiva, in cui i reporter, come ha ricordato la sindaca della Capitale Virginia Raggi, sono anche "cittadini che hanno compreso e condiviso con gli italiani i sentimenti di dolore e angoscia e la difficoltà che si stava vivendo. Le foto, oltre a documentare una pagina della nostra storia attraverso l'immediata forza comunicativa delle immagini, saranno un contributo prezioso per custodire la memoria di una tragedia che ha sconvolto la nostra esistenza".
"A marzo l'Italia è balzata in cima alle aperture dei telegiornali e sulle prime pagine dei media internazionali", ricorda Trisha Thomas, presidente dell'Associazione della Stampa Estera in Italia. "Noi corrispondenti - spiega - abbiamo raccontato come gli Italiani hanno affrontato questa crisi senza precedenti con coraggio, disciplina e solidarietà. Queste immagini rendono omaggio a un Paese che con i suoi sforzi ha dato l'esempio al resto del mondo".
La mostra parte dal dramma del primissimo periodo della pandemia con i negozi chiusi, le terapie intensive, le bare nelle chiese e i volti di medici e infermieri per poi raccontare il difficile ritorno alla normalità: le piazze vuote, le chiacchiere a distanza, i primi turisti. Infine una sezione è dedicata al lavoro dei professionisti del mondo dell'informazione, che sono andati in prima linea per documentare ciò che stava accadendo, anche a proprio rischio e pericolo. Un collage di foto che racconta come i corrispondenti si siano dovuti adattare alle nuove condizioni di lavoro imposte dal lockdown attraverso dirette casalinghe, reportage con mascherina in città deserte, conferenze stampa e interviste online.