Mai più tombini a Berkeley...è una questione di genere. Una ordinanza proibisce 40 parole sessuate
Nella città più progressista d'America fa discutere una decisione del consiglio comunale che sostituisce alcune parole che contengono riferimenti al genere con altre più neutre. Le opinioni della gente.
Non ci saranno più tombini a Berkeley e questo perché la parola inglese per tombino è 'manhole', una parola connotata dal punto di vista del genere: botola per l'accesso ai sotterranei si, ma appunto accesso degli "uomini". Gli operai e le operaie del comune della città californiana scenderanno d'ora in poi in 'maintenance holes' (botole di manutenzione).
Nella città storicamente più 'liberal' d'America nulla sarà più 'manmade' (artefatto) ma d'ora in avanti 'human-made', per rimarcare la sottile ma determinante differenza tra quel che è "creato dall'uomo" e quel che invece è "fatto dall'essere umano" uomo o donna che sia.
Gli studenti della celebre Università della California di Berkeley, entreranno a far parte di "residenze universitarie", finora chiamate tradizionalmente GLOs (Greek Letter Organizations) e in termini colloquiali marcati dal genere, "confraternite" e "sorellanze".
I consiglieri comunali di Berkeley questa settimana hanno votato all'unanimità l'abolizione di circa 40 parole connotate dal genere nel "vocabolario" della città e la loro sostituzione con termini neutrali. Un tentativo di essere più inclusivi che divide l'opinione pubblica americana tra chi apprezza e chi contesta.
A Berkeley insomma "manodopera" non si dirà più 'manpower' ma 'human effort' (lavoro umano) o 'workforce' (forza lavoro) e che, secondo la norma approvata martedì scorso dal Consiglio comunale, i pronomi maschili e femminili ('he', 'she', 'him', 'her') saranno sostituiti dal neutro plurale 'they' e 'them'.
Berkeley è conosciuta per la sua lunga storia di città "progressista" e per essere spesso stata all'avanguardia nell'approvazione di ordinanze politicamente orientate: fu tra le prime città ad adottare la raccolta differenziata porta a porta negli anni '70 e, più recentemente, è diventata la prima città degli Stati Uniti a tassare le bevande zuccherate e a vietare il gas naturale nelle case di nuova costruzione.
Berkeley è stato anche il luogo dove negli anni Sessanta nacque il movimento per la libertà di espressione e dove, più recentemente, il confronto tra "destra" e "sinistra" ha raggiunto l'apice e si è anche tradotto in episodi di violenza nel momento più caldo delle divisioni politiche del Paese subito dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza nel 2016.
Rigel Robinson, laureato all'Università di Berkeley l'anno scorso e che, a 23 anni, è il più giovane membro del consiglio comunale, dice ad Associated Press che era ora di cambiare un vocabolario burocratico in cui sembra che siano solo "gli uomini ad esistere in certi ambiti di lavoro o che siano gli unici al governo della città. Nel momento in cui la società e le varie culture che la compongono diventano sempre più consapevoli dei problemi dell'identità di genere e della sua espressione, è importante che le nostre leggi riflettano questo cambiamento. Le donne e le persone che non si riconoscono nelle distinzioni binarie ('non-binary people ') sono ugualmente meritevoli di una accurata rappresentazione."
Quando, in autunno, le modifiche entreranno in vigore, tutti i moduli di città saranno aggiornati e liste con le vecchie parole e quelle che le sostituiscono saranno affisse in pubblico nelle biblioteche e negli uffici comunali. le camere del consiglio. Queste modifiche costeranno ai contribuenti 600 dollari.
Negli Stati Uniti in realtà la graduale rimozione dei termini di genere sta andando avanti lentamente da decenni con le università. le aziende e le organizzazioni che progressivamente implementano termini alternativi. Jennifer Siebel Newsom, moglie del governatore della California Gavin Newsom, ha intaccato una delle più consolidate tradizioni politiche adottando per la prima volta il titolo non ufficiale di "primo partner" invece di "first lady", sostenendo che è più inclusivo. La scelta riflette il suo passato di attrice e regista molto interessata ai temi della politica di genere e della disuguaglianza.
Secondo Kristen Syrett, docente di linguistica dell'Università di Rutgers, formalizzare questi cambiamenti culturali nel modo radicale in cui lo sta facendo la città di Berkeley invia un messaggio molto chiaro. "Ogni volta che si parla di qualcosa in cui il genere non è in questione, ma si usa un termine di genere, si invia immediatamente un messaggio di esclusione, anche se lo si fa in un dialogo che non ha nulla a che fare con il genere", spiega Syrett, che recentemente ha condotto un aggiornamento delle linee guida sul linguaggio inclusivo per la Società Linguistica d'America.
Per Hel Baker, 27 anni che a Berkeley lavora come badante, il cambiamento è un piccolo passo nella giusta direzione. "Tutto quel che smantella pregiudizi intrinseci è una cosa buona, socialmente, nel grande schema di cose. Non credo assolutamente che solo con questo si raggiunga la parità di genere, ma bisogna iniziare da qualche parte." Anche Lauren Singh, 18 anni, cresciuta a Berkeley, approva la decisione: "Tutti meritano di essere rappresentati e sentirsi inclusi nella comunità".
Ma non tutti sono d'accordo con la nuova ordinanza. Laramie Crocker, 54 anni, falegname, dice che questi cambiamenti fanno ridere: "Se cerchi di cambiare le leggi ogni volta che qualcuno ha una nuova opinione su qualcosa, nulla ha più senso. Così si prende una pessima abitudine." Crocker dice che chi governa la città dovrebbe concentrarsi su questioni più urgenti, come per esempio i senzatetto: "Non complichiamo le cose, torniamo al lavoro", conclude, "Vediamo come fare in modo che i senzatetto possano avere una casa e da mangiare. Lui, lei, loro... stanno perdendo tempo."