Migranti del clima. Mariana, una famiglia indebitata e divisa dalla siccità
La denuncia di Oxfam sul fallimento della Cop 25 di Madrid: la paralisi del summit ancora una volta lascia indietro i più deboli. In Guatemala la comunità di Naranjo è spaccata dalla siccità con gli uomini costretti ad abbandonare le famiglie in cerca di una opportunità di lavoro.
Nella comunità di Naranjo, in Guatemala, all'interno della fascia di terra inaridita chiamata 'Corridor seco' (corridoio secco), la popolazione non è emigrata, ma il cambiamento climatico sta comunque separando le famiglie.
Mariana López ricorda il giorno esatto in cui il marito Ernesto ha lasciato la loro casa, senza sapere quando sarebbe tornato: "Se n’è andato per necessità. Non riuscivamo nemmeno a procurarci del cibo. Abbiamo passato quasi otto giorni senza mangiare."
La siccità ha rovinato il loro raccolto e non c’era nessuna possibilità di lavorare nemmeno nelle terre vicine. In queste aree le famiglie sopravvivono grazie al lavoro agricolo svolto dagli uomini – per le donne non ci sono opportunità di guadagno. Non avendo altre opzioni, il marito di Mariana e uno dei loro figli hanno camminato per 20 giorni verso gli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore.
Hanno dovuto vendere la loro terra e indebitarsi per potersi pagare il viaggio. Una parte dei soldi che le invia Ernesto viene utilizzata per ripagare i debiti, mentre l’altra contribuisce alla loro sussistenza: “Non se ne volevano andare. Non se n’è andato perché voleva abbandonarci, ma a causa della povertà che c’è in questa comunità."
Per Mariana le cose ora vanno un po’ meglio perché ogni tanto si possono permettere di mettere lo zucchero nel caffè, lavare i vestiti con il sapone, invece che solo con l’acqua, e aggiungere i fagioli alle tortillas di mais, che sono spesso costretti a mangiare vuote: "Desiderano tornare perché loro vengono da qui, dal Guatemala; sono andati via per lavorare solo per un po’ di tempo e poi ritorneranno nel loro paese."
La denuncia di Oxfam: la paralisi del summit ancora una volta lascia indietro i più deboli
Mentre i popoli di tutto il mondo chiedono un'azione immediata per contrastare l'impatto del cambiamento climatico, le conclusioni della Cop 25 di Madrid ancora una volta non affrontano l'emergenza che colpisce soprattutto i Paesi più poveri del pianeta, dove centinaia di milioni di persone devono la loro sopravvivenza alla capacità di resistere e risollevarsi da catastrofi climatiche sempre più estreme, imprevedibili e frequenti.
E' l'allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte a quanto emerso da un vertice totalmente paralizzato in negoziazioni tecniche che non hanno portato a nessun risultato di rilievo, malgrado le attese. Nessun passo in avanti per far fronte alle conseguenze di una sempre più insostenibile "disuguaglianza climatica".
"Ancora una volta i Paesi più ricchi e responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni inquinanti in atmosfera, anziché riconoscere le proprie responsabilità, hanno ignorato le richieste dei Paesi più poveri e colpiti dalla crisi climatica, che hanno chiesto con una sola voce lo stanziamento delle risorse necessarie a far fronte all'emergenza, che sta portando alla fame oltre 50 milioni di persone solo in Africa, costringendo a migrazioni forzate interne oltre 20 milioni di persone ogni anno, una ogni 2 secondi," ha detto la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti, "basti pensare che gli impegni assunti per la mitigazione del surriscaldamento globale provengono da Paesi che sono responsabili solo del 10% delle emissioni globali. L'ovvia conseguenza è che andando avanti di questo passo sarà impossibile contenere l'innalzamento delle temperature globali entro 1,5 gradi."
Gli obiettivi 2020 per sostenere l'adattamento alla crisi climatica restano un miraggio
La Cop 25 non ha stabilito nessun meccanismo finanziario aggiuntivo per tutelare i paesi più poveri dai danni e dalle perdite causate dall'impatto del cambiamento climatico. Procedendo in questa direzione appare altrettanto evidente che - nonostante i Paesi più ricchi abbiano promesso quasi 90 milioni di dollari di nuovi finanziamenti per l'adattamento e stanziamenti al Fondo Globale per il Clima (tolta la parte di prestiti e finanziamenti di vario genere) - l'obiettivo dello stanziamento di 100 miliardi di dollari da parte dei Paesi ricchi entro il 2020, per sostenere l'adattamento al cambiamento climatico delle comunità più vulnerabili nei Paesi poveri, resterà un miraggio.
Solo alcuni Paesi europei, tra cui Belgio e Germania, hanno annunciato nuovi impegni in questa direzione. Un punto su cui Oxfam chiede un'immediata inversione di rotta, a partire dal rispetto degli impegni assunti. E' il momento di agire prima che sia troppo tardi. "Mentre il crescente movimento globale di giovani e comunità di tutto il mondo che chiede l'azzeramento delle emissioni inquinanti entro il 2050, lascia ancora aperto un barlume di speranza, resta prioritario che tutti i paesi - a partire da quelli ad alto reddito, responsabili di un livello di emissioni 44 volte superiore ai Paesi poveri - si impegnino già dall'inizio del prossimo anno ad un taglio radicale delle emissioni per evitare impatti catastrofici prima che sia troppo tardi. La strada individuata con gli Accordi di Parigi non è ancora svanita del tutto, ma è il momento di agire adesso", conclude Bacciotti ribadendo l'impegno di Oxfam a fianco del movimento Fridays For Future in vista dell'appuntamento del maggio 2020 quando si terrà una nuova marcia globale per il clima in 12 città italiane e 11 Paesi europei.