Nel ghiaccio alpino la storia d'Inghilterra: così Enrico II cercò il perdono del papa
Negli strati di ghiaccio di Colle Gnifetti secondo gli scienziati ci sarebbero tracce dell'inquinamento atmosferico prodotto dalla fusione del piombo alla fine del XII secolo: "proprio durante l'aumento di produzione del metallo dovuto alla costruzione di monasteri commissionata dal sovrano inglese"
I ghiacci delle Alpi svizzere hanno conservato la prova dei tentativi del re inglese Enrico II di riconquistare il favore del Papa dopo l'assassinio di Thomas Beckett.
Il monarca, desideroso di ottenere il perdono del pontefice, decise infatti di erigere una serie di monasteri, che richiesero l'utilizzo di grandi quantità di piombo, e le tracce di questo inquinamento sono rimaste impresse nei ghiacci alpini, come sostengono in un articolo pubblicato sulla rivista Antiquity i ricercatori dell'Università di Nottingham.
"Quando Enrico II venne scomunicato a seguito dell'omicidio dell'arcivescovo di Canterbury, decise di commissionare la costruzione di diversi monasteri ed enormi quantità di piombo vennero fuse in Gran Bretagna per realizzare tubi, tetti e vetrate. In una sezione di ghiaccio risalente a più di 800 anni fa nel Colle Gnifetti sono state conservate le prove di questo picco avvenuto tra il 1169 e il 1170", spiega l'archeologo Christopher Loveluck dell'Università di Nottingham.
"I valori di inquinamento da piombo nel ghiaccio tra il 1170 e il 1220 aumentano e diminuiscono con il variare della produzione del metallo nel Regno Unito. Le letture del tardo XII secolo sono molto simili a quelle registrate a metà del XVII secolo e persino nel 1890, questo significa che le nostre nozioni riguardo l'inquinamento atmosferico relativo alla rivoluzione industriale potrebbero essere errate", dichiara il ricercatore.
Il suo team ha utilizzato una tecnica chiamata spettrometria di massa al plasma per rivelare le sostanze chimiche nel ghiaccio. "Ogni anno si aggiungono degli strati di ghiaccio che possono rivelare informazioni preziose proprio come avviene con gli anelli di un albero. Si tratta di un metodo ad alta precisione che può richiedere fino a 50mila letture per un metro di ghiaccio", spiega ancora l'archeologo, aggiungendo che questa metodologia può fornire una visione dettagliata delle condizioni ambientali e della loro evoluzione nel tempo.
"Sulla base dei modelli atmosferici, riteniamo che gran parte del materiale depositato all'interno dei campioni provenisse dal Regno Unito, trasportato sulle Alpi dalle correnti. Questo ci ha permesso di confrontare i livelli di inquinamento nel ghiaccio con i registri storici della produzione di piombo. Stando alle nostre deduzioni, il piombo ritrovato risalirebbe alla fine del XII secolo, proprio durante l'aumento di produzione del metallo dovuto alla costruzione di monasteri commissionata dal sovrano inglese", dichiara Loveluck.
"Questo studio getta nuova luce sulle nostre conoscenze riguardo il modo in cui il ghiaccio conserva le prove dei cambiamenti climatici, delle fluttuazioni meteorologiche, dei livelli di inquinamento atmosferico e della nostra storia", commenta Alexander More della Long Island University di New York.