Stati Uniti, commemorazione per Floyd a Fayetteville
Fiumi di manifestanti in arrivo a Washington, mentre continuano le proteste e le marce in memoria di George Floyd, l'afroamericano morto a Minneapolis durante un fermo di polizia. Spunta intanto un altro video shock, il caso risale al 3 marzo scorso e si è verificato a Tacoma durante un arresto
Washington si prepara per quella che si preannuncia come una delle più grandi manifestazioni della sua storia. Gruppi si stanno radunando in diversi punti della città con cartelli e cori che chiedono giustizia per George Floyd e per tutti gli afroamericani vittime delle violenze della polizia. In tanti sono arrivati davanti al Lincoln Memorial e a Lafayette Square, i punti di ritrovo, davanti una Casa Bianca blindata. Numerosa la presenza di agenti. Cortei e proteste si segnalano anche in altre città, da Miami a Seattle, da Los Angeles a Philadelphia.
Cerimonia religiosa
Due le commemorazioni per la morte di George Floyd: una funzione pubblica a Fayetteville, nella Carolina del Nord, vicino a dove nacque l'afroamericano ucciso a Minneapolis da un poliziotto, e camera ardente allestita nella chiesa locale, che precede una cerimonia privata per la famiglia. Molti membri della famiglia allargata di Floyd vivono ancora nella Carolina del Nord e parteciperanno alla funzione religiosa in suo onore. Venerdì sera, centinaia di persone avevano marciato lungo la Main Street di Fayetteville.
Un'altra cerimonia in memoria George Floyd è stata annunciata a Houston, dove ha trascorso gran parte della sua vita.
A Buffalo si dichiarano non colpevoli
Due poliziotti di Buffalo sono stati incriminati per aggressione, in relazione al video in cui li si vedeva spingere a terra il 75enne Martin Gugino durante una protesta contro il razzismo e la brutalità della polizia. Lo hanno annunciato i procuratori, sottolineando che entrambi si sono dichiarati non colpevoli dopo che venerdì erano stati sospesi dal servizio. Nelle immagini si vede l'uomo spintonato cadere a terra all'indietro, sbattere la testa e restare immobile mentre sul selciato si allarga una chiazza di sangue.
Decine di poliziotti allineati gli marciano a fianco ignorandolo, solo uno si ferma per verificare le sue condizioni ma un altro gli dice di continuare a camminare. Si sono dimessi 57 poliziotti dal dipartimento per protesta contro la sospensione dei due agenti poi incriminati. L'anziano resta in gravi condizioni.
Altro video shock, "I can't breath"
Intanto, un nuovo video racconta l'ennesimo tragico episodio: un afroamericano morto dopo essere stato fermato da alcuni agenti dalla polizia. Siamo a Tacoma, nello Stato di Washington, e la vittima è Manuel Ellis. A girare le immagini - secondo il New York Times - è stata una donna che si trovava dietro alla macchina degli agenti. E' lei a urlare: "Smettetela di colpirlo, o mio dio smettetela!". La vicenda risale al 3 marzo scorso. Nel video si vede l'uomo, di 33 anni, improvvisamente scaraventato a terra con gli agenti che continuano a infierire. Secondo la versione della polizia sarebbe stato Ellis ad aggredire per primo.
Ellis avrebbe implorato prima di morire 'I can't breath', non posso respirare. La stessa frase pronunciata da George Floyd. Emerge dalle comunicazioni via radio tra gli agenti e la centrale pubblicate dal sito Broadcastify. Prima di quella frase si sentirebbe anche uno dei poliziotti dire a un collega di usare sull'uomo una tecnica di stretta con le gambe.
Cnn intervista la testimone
Sara McDowell shot video of the arrest of Manuel Ellis, a black man who died in police custody in Tacoma, WA.
— Cuomo Prime Time (@CuomoPrimeTime) June 6, 2020
"I definitely knew something was going to happen, or he just, was going to get hurt by them, just the way [the police] were acting and being."https://t.co/5wgyqX4id0 pic.twitter.com/9S0DFJKdNU
Victoria Woodards, sindaca di Tacoma, ha chiesto il licenziamento dei quattro poliziotti coinvolti nella vicenda. Che si tratti di omicidio è scritto nero su bianco nelle conclusioni del medico legale della contea di Pierce. La morte di Ellis, avvenuta nella notte del 3 marzo, ricorda quella di George Floyd (Il poliziotto gli ha tenuto il ginocchio sul collo per 9 minuti). Ellis è morto per ipossia (mancanza di ossigeno) causata dalla coercizione fisica esercitata su di lui dai poliziotti.
Come per il caso Floyd, anche Ellis avrebbe detto agli agenti: "Non riesco a respirare". La pattuglia, secondo quanto emerge dal resoconto del portavoce dello sceriffo, avrebbe risposto alla richiesta di aiuto di Ellis chiamando un'ambulanza. Quando il soccorso è arrivato, Ellis ancora respirava; 40 minuti dopo, è stato dichiarato il suo decesso.
Il governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee ha chiesto un'indagine. La prima cittadina di Tacoma ha pubblicamente sollecitato di perseguire gli agenti "al massimo livello".