PE. Premio Sakharov al dissidente uiguro Ilham Tohti. Sassoli: "Pechino lo liberi"
Il Parlamento europeo ha conferito il premio Sakharov 2019 per la libertà di pensiero a Ilham Tohti, intellettuale uiguro condannato all'ergastolo dalle autorità cinesi per la sua lotta a difesa dei diritti della minoranza musulmana nella regione dello Xinjiang.
Il Parlamento europeo ha conferito il premio Sakharov 2019 per la libertà di pensiero a Ilham Tohti, intellettuale uiguro condannato all'ergastolo dalle autorità cinesi per la sua lotta a difesa dei diritti della minoranza musulmana nella regione dello Xinjiang.
Il parlamento Ue chiede la sua liberazione immediata e incondizionata", ha detto il presidente David Sassoli, che ha consegnato il premio alla figlia di Ilham Tohti, Jewher Ilham. "La sua lotta e tutte le sofferenze che ha subito," ha sottolineato il presidente dell'assemblea riunita a Strasburgo, "ci ricordano che dobbiamo lottare per la libert àdi pensiero."
Jewher Ilham, visibilmente emozionata, ha ringraziato l'europarlamento, ed è stata applaudita dall'emiciclo, scambiando una calorosa stretta di mano con il presidente Sassoli.
"Vorrei che la parola del Parlamento europeo venisse presa sul serio da parte delle autorità cinesi e credo che sia saggio per loro ascoltare la voce del Parlamento europeo". Cosi' il presidente alla conferenza stampa del premio Sakharov tenuta a Strasburgo accanto alla figlia del leader uiguro detenuto in Cina: "Abbiamo chiesto la liberazione di Tohti subito e senza condizioni, credo sia un gesto che un grande Paese come la cina debba considerare e se sarà attenta alla libertà delle persone sarà ancora più grande."
Parla la figlia: "Da due anni non ho più notizie di mio padre"
"Liberate mio padre". E' l'appello disperato lanciato rivolto a Pechino da strasburgo da Jewher, figlia di ilham tohti, l'intellettuale ed economista uiguro, condannato all'ergastolo dalle autorità cinesi per la sua lotta a difesa dei diritti della minoranza musulmana nella provincia nordoccidentale dello Xinjiang sempre più al centro delle cronache internazionali per le controverse politiche di controllo e repressione praticate nella regione dal governo centrale.
"L'ultima volta che ho avuto notizie di mio padre era nel 2017, quando alcuni membri della mia famiglia lo avevano incontrato in carcere. aveva perso diversi chili, era dimagrito molto ed i suoi capelli erano diventati grigi, ma da allora non ho avuto più sue notizie, non so se stia in salute o meno", ha raccontato la donna.
"La mia più grande paura è che di non saperne più nulla," ha proseguito Jewher, "ho sempre avuto paura che non fosse più vivo. mi auguro che la autorità cinesi ce lo facciano vedere e ovviamente che lo liberino. Se potessi parlare al presidente cinese (Xi Jinping, ndr) gli farei una sola domanda e gli chiederei di immaginare per un solo minuto se tutto questo accadesse alla sua famiglia, questa è la sola domanda che gli farei".
A proposito della richiesta ai leader europei di "imporre sanzioni a quei funzionari cinesi che sostengono i campi" di rieducazione. L'attivista non chiede sanzioni indiscriminate per tutti i funzionari del governo cinese ma solo nei confronti di alcune personalità, ed ha evocato in particolare precise "restrizioni sui visti".
Secondo Jewher Ilham in questa prospettiva andrebbero anche colpite "le compagnie che esportano beni e prodotti creati in questi campi, che sono fruttuosi a livello economico e monetario per la cina". La donna, che porta avanti la sua battaglia in difesa dei diritti umani della sua minoranza, s definisce un'attivista.
Quanto alla drammatica situazione ad Hong Kong si è augurata che Pechino non vi applichi il pugno di ferro così come ha fatto con la sua terra. Infine ha voluto ringraziare di cuore il Parlamento europeo per il premio Sakharov, un riconoscimento che le da la forza e soprattutto "la speranza e la volontà di andare avanti nella lotta.
Chi è Ilham Tohti
Nato ad Artush nello Xinjiang nel 1969 Tohti è un economista che fino alla metà degli anni 2000 insegnava in una università di Pechino. Nel 2006 Tohti avviò un sito web chiamato Uyghur Online dove pubblicava articoli su questioni sociali sia in uiguro sia in cinese. A metà del 2008 le autorità chiusero il sito web, accusato di fornire collegamenti con gli estremisti della diaspora uigura.
Critico nei confronti della politica cinese della regione e del governatore locale, accusato di preoccuparsi più della stabilità che del bene del popolo uiguro, Ilham Tohti chiedeva un'interpretazione più rigorosa della legge cinese sulle autonomie etniche locali promulgata nel 1984.
Fermato una prima volta nel 2009, Ilham Tohti fu riarrestato nel gennaio 2014 e nel settembre, dopo un processo lampo di due giorni, Tohti fu dichiarato colpevole di "separatismo" e condannato all'ergastolo. Amnesty International ha condannato il processo come un "affronto alla giustizia" dato che i legali non hanno potuto incontrare Ilham per preparare la difesa e non hanno avuto accesso alle prove contro di lui.