La parabola di Milo il cattivo, troll fascista o paladino della libertà di parola
Milo Yiannopoulos, l'agitatore destrorso si è appena dimesso dalla redazione del think-tank vicino a Trump dopo l'ennesimo scandalo suscitato dalle sue dichiarazioni, questa volta sulla pedofilia. E' solo l'ultima di una lunga serie di polemiche infuocate.
"Sono un gay e una vittima da bambino di abusi sessuali" così Milo Yiannopoulos, personaggio già protagonista in passato di polemiche e provocazioni "politicamente scorrette" che gli avevano valso il ban da Twitter suscitando anche violente dimostrazioni di piazza, ha cominciato la conferenza stampa in cui ha rassegnato le dimissioni dalla redazione di Breitbart, voce della destra estrema americana vicina a Stephen Bannon, capo stratega della Casa Bianca e consigliere fidato di Donald Trump. All'origine lo scandalo suscitato dalle sue dichiarazioni apparentemente in difesa delle relazioni tra uomini adulti e bambini.
La storia è emersa dopo che Yiannopoulos era stato invitato a tenere un discorso alla CPAC, l'annuale Conferenza sull'Azione Politica Conservatrice. L'invito ha suscitato scalpore e sedgno sui social media, territorio preferito da Yiannopoulos che in passato si è auto-nominato "il più favoloso supercattivo di Internet. Il Reagan Battalion aveva twittato domenica scorsa alcune clip in cui Yiannopoulos discuteva in modo controverso intorno a temi come gli ebrei, le molestie sessuali, l'abuso su minori e l'omosessualità.
Here is a longer cut where Milo Yiannopoulos says that he "is advocating" for legal sex between 13 year olds! & older men. #CPAC2017 pic.twitter.com/1fiuv7TSKs
— The Reagan Battalion (@ReaganBattalion) 19 febbraio 2017
Non è la prima volta che l'invito di Yiannopoulos a una conferenza fa scattare la protesta che, all'inizio di febbraio, all'Università di Berkeley ha preso una forma anche violenta. Pochi giorni prima a Seattle invece un contestatore era stato ferito con un colpo di arma da fuoco da un fan di Yiannopoulos durante un comizio.
Yiannopoulos, inglese di nascita, è da tempo figura controversa. Amante delle provocazioni estreme il suo terreno di battaglia sono i social media. Nel luglio scorso è stato bandito da Twitter dopo le polemiche suscitate dai suoi attacchi troll verso Leslie Jones, l'attrice protagonista del remake al femminile di Ghostbusters.
Ma le sue "sparate" dalle colonne di Breitbart sono state a trecentosessanta gradi: "La soluzione alle molestie online? Semplice, le donne dovrebbero sconnettersi" oppure "il controllo delle nascite rende le donne poco attraenti" o ancora "i diritti dei gay ci hanno instupiditi".