Partita la Soyuz: a bordo il robot "Fedor" e il telescopio italiano Mini-EUSO
Oltre al robot umanoide russo la navicella ospita il telescopio Mini-EUSO, gioiello della ricerca italiana che studierà fenomeni legati all'emissione di luce ultravioletta dalla Terra
La Russia ha lanciato la navicella Soyuz MS-14 verso la Stazione spaziale internazionale (Iss) con a bordo un robot come unico membro dell'equipaggio, su un volo di prova per certificare il razzo vettore Soyuz 2.1a.
Il lancio è stato effettuato alle 05.38 dal Cosmodromo di Baikonur (Kazakistan), secondo quanto riferito dal Russian Space Flight Control Center. Il robot, Skybot-F850 o Fedor, dal suo acronimo in inglese (Final Experimental Demonstration Object Research), che la stampa del paese chiama "Fio'dor" per la sua somiglianza con il nome russo, rimarrà nello spazio per un totale di 17 giorni.
Il telescopio italiano Mini-Euso
A bordo della Soyuz vi sono diversi esperimenti destinati alla Iss, tra questi un piccolo gioiello della ricerca italiana: il Mini-EUSO, un telescopio costruito per catturare fenomeni legati all'emissione di luce ultravioletta dalla Terra.
Il Mini-EUSO - a guardarlo, una piccola scatola nera - è stato sviluppato nell'ambito di una collaborazione internazionale guidata dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e dall'istituto di ricerca giapponese RIKEN. Il progetto nasce da una cooperazione tra l'Agenzia spaziale italiana e quella russa, Roscosmos.
"Mini-EUSO è il frutto di un'ampia collaborazione internazionale di ricercatori che hanno dapprima sviluppato le nuove tecniche di rivelazione nell'ambito del programma JEM-EUSO e poi hanno costruito un apparato con tempi e costi estremamente contenuti per un progetto spaziale di questa complessità", ha raccontato il professor Marco Casolino della sezione Infn dell'Università di Tor Vergata, che coordina il progetto. "Questo telescopio - ha proseguito - che è stato integrato nei laboratori della Sezione Infn e del Dipartimento di Fisica di Roma Tor Vergata, contiene anche una serie di rivelatori di nuova generazione come i Silicon-Photomultipliers, con l'obiettivo di studiarne il comportamento e la loro capacità di resistere all'ambiente spaziale. La tecnologia sviluppata nell'ambito di questo esperimento sarà utilizzata in future missioni spaziali e su palloni stratosferici, come il progetto NASA SPB-2, il cui lancio è previsto dalla Nuova Zelanda per il 2022".
Il Mini-EUSO verrà collocato nella Iss davanti alla finestra non schermata dai raggi UV del modulo russo "Zvezda" e sarà puntato verso la Terra per catturare 400 mila immagini al secondo che consentiranno, grazie alle sue lenti di elevatissima sensibilità, di registrare le emissioni ultraviolette.
Il Mini-EUSO sarà utile a comprendere numerosi fenomeni ad alta energia invisibili agli osservatori a terra, ma anche diversi fenomeni terrestri e atmosferici. Consentirà, per esempio, di avere per la prima volta una mappa notturna delle emissioni notturne nella banda dell'ultravioletto della Terra, di osservare la bioluminescenza prodotta dal plancton e le variazioni prodotte dall'uomo.
Ancora, il telescopio permetterà di ricercare la Strange Quark Matter, la "materia strana", che è uno stato della materia che si suppone esista ma ancora nessuno è riuscito a osservare. Potrà, infine, rappresentare un primo passo verso il progetto di rimozione laser dei detriti spaziali.