Saluto militare dei calciatori turchi allo Stade de France, Uefa apre inchiesta
Bufera sugli "italiani" Calhanoglu, Demiral, Can e Under. Hakan Sukur, l'ex stella che in Italia ha giocato con Inter, Torino e Parma, si oppone a Erdogan e resta fuori dal coro: "La mia è una lotta per la giustizia, per la democrazia, per la libertà e per la dignità umana"
Furia francese sul saluto militare dei giocatori turchi al termine di Francia-Turchia, valevole per le qualificazioni a Euro 2020. Se il presidente Macron ha disertato lo Stade de France, come il ministro degli Esteri francese, in tribuna d'onore c'è andata solo la titolare del dicastero dello Sport, Roxana Maranineanu. E l'ex campionessa di nuoto ha tuonato su twitter: "Che l'Uefa sanzioni in modo esemplare". "Grazie a Federazione francese e forze dell'ordine per il buon svolgimento della partita - ha commentato in tarda serata di ieri -, ma i giocatori turchi hanno guastato tale impegno con il saluto militare contrario allo spirito sportivo: chiedo all'Uefa una sanzione esemplare".
Tensione sugli spalti
Tensione, fischi, tanto agonismo in campo, il gesto del saluto militare dei calciatori turchi al gol del pareggio, striscioni pro-curdi ma nessun incidente. In un delicato contesto diplomatico per l'offensiva di Ankara contro le postazioni curde nel nord-est della Siria, fortemente criticate dall'Eliseo, si è vissuta una serata di massima allerta allo stadio Saint Denis, per la sfida di Euro 2020 tra la Francia e la Turchia finita 1-1 con reti di Giroud e Ayhan nella ripresa che rimanda il discorso qualificazione per entrambe le squadre.
La scelta del ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian di disertare il match per marcare ancora di più la distanza dall'offensiva di Erdogan, ha alimentato l'attesa della sfida importante per consolidare la leadership nel girone H, alla quale hanno preso parte circa 30 mila turchi, arrivati anche dalla vicina Gerrmania e Belgio, che hanno fischiato ripetutamente i Blues nel coro dei loro attacchi rispettando però l'inno della Marsigliese, che gli organizzatori hanno voluto mandare a tutto volume nell'eventualità di soffocare i fischi turchi.
Al contrario, molti sostenitori della Turchia hanno applaudito al termine dell'esecuzione degli inni per poi sfogarsi nel corso del match con una pioggia di fischi ogni volta che il pallone finiva tra i piedi dei padroni di casa. Nulla però rispetto a quanto accaduto l'8 giugno scorso quando nel match di andata a Konya, non erano mancati i fischi contro la Marsigliese che spinse il presidente Macron a parlare di comportamenti 'inaccettabili'.
Hakan Calhanoglu e Merih Demiral sono di nuovo nella bufera
Nel match di ieri contro la Francia i giocatori turchi di Milan e Juventus hanno riproposto, insieme ai loro compagni di nazionale, il saluto militare che già aveva scatenato polemiche dopo la partita con l'Albania. Poi, tra dichiarazioni post-gara e messaggi sui social, hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco. "Gioco per la nazionale e quando lofaccio la politica è da un'altra parte. Noi giochiamo a pallone, ma siamo al 100% con la nostra nazione. Anche se comunque non sempre è tutto bello", ha detto il rossonero Calhanoglu. Demiral invece ha scelto ancora una volta twitter per esprimere il suo appoggio al presidente Erdogan e all'offensiva della Turchia nel nord della Siria. "Ne mutlu Turkum diyene", ha scritto il difensore bianconero citando una celebre frase di Mustafa Kemal Ataturk che tradotta significa: "Felice è colui che si chiama turco". Anche l'attaccante della Roma Cengiz Under in un tweet dell'11 ottobre scorso si era ritratto nell'atto di fare il saluto militare.
Le parole di Hakan Calhanoglu dopo la partita
"La politica è un'altra cosa, noi siamo in campo per giocare, ma si gioca sempre per la propria nazione", Queste le parole di Hakan Calhanoglu, centrocampista turco del Milan, ai microfoni di Mediaset 20 al termine della sfida contro la Francia carica di tensione per la scelta di Ankara di attaccare le posizioni curde, scelta osteggiata dalla Francia.
Emre Can e il suo 'like' per sbaglio: "Sono un pacifista"
"Ho messo mi piace senza badare al contenuto". Il centrocampista della Juventus e della nazionale tedesca, Emre Can, aveva spiegato cosi' il suo like, poi tolto, su Instagram a un post di Cenk Tosun attaccante dell'Everton e della Turchia. Il giocatore turco aveva postato una foto in cui esultava per il gol decisivo segnato contro l'Albania con il saluto militare e la didascalia: "Per la nostra nazione, specialmente per chi rischia la vita per il nostro Paese". Il like di Emre Can, turco naturalizzato tedesco, è stato molto criticato e oggi il giocatore juventino ha postato una foto di gruppo della nazionale tedesca scrivendo: "Sono un pacifista e prego ogni giorno per la pace nel mondo". Tutto questo va contestualizzato nella settimana in cui la Turchia ha lanciato un'offensiva contro i curdi siriani.
Fuori dal coro l'ex Hakan Sukur
Hakan Sukur ribadisce la sua opposizione al regime di Erdogan. L'ex attaccante della nazionale turca, che in Italia ha vestito le maglie di Inter, Parma e Torino, ha risposto a una conversazione su Twitter in cui lui veniva citato come esempio di chi ha avuto il coraggio di schierarsi contro la politica di Ankara. "La mia è una lotta per la giustizia, per la democrazia, per la libertà e per la dignità umana. Non mi importa di quello che posso perdere se a vincere è l'umanità", scrive l'ex giocatore prendendo le distanze dall'offensiva del governo del suo Paese in Siria.
Le posizioni di Sukur sono note: ritiratosi dal calcio, si mette alla prova con la politica e viene eletto in parlamento ma un'inchiesta su Erdogan lo costringe alle dimissioni. su di lui pesa un ordine di arresto per la presunta appartenenza a un gruppo terroristico legato al tentato golpe contro Erdogan. Sui social la posizione di Hakan Sukur viene elogiata e messa a confronto con il saluto militare della nazionale turca alla fine del match con l'Albania.
Uefa apre inchiesta su saluto militare
La Uefa ha annunciato di aver aperto un'inchiesta sul saluto militare che i giocatori della Nazionale turca hanno fatto in due occasioni: prima del match con l'Albania e al termine di quello con la Francia, entrambi validi per le qualificazioni a Euro 2020. Secondo la Federcalcio europea il gesto dei giocatori turchi potrebbe rappresentare un "comportamento politicamente provocatorio".
Fischi allo striscione pro curdi
Uno striscione a sostegno dei curdi, le cui posizioni nel nord della Siria sono prese di mira da un'operazione militare lanciata dal governo turco, ha suscitato fischi allo Stade de France durante la partita Francia-Turchia, valida per le qualificazioni per Euro 2020. "Smetti di uccidere i curdi" era scritto in lettere rosse sullo striscione apparso al 41' del secondo tempo, di fronte agli spalti occupati dalla tifoseria turca. Le persone che lo sventolavano indossavano le maglie della squadra francese. Sono stati rapidamente controllati dagli steward che hanno rimosso lo stendardo. Ma e' stato comunque letto da molti tifosi turchi che hanno fischiato a lungo.
Sui social la campagna "No finale a Istanbul"
Le conseguenze dell'offensiva turca contro i curdi si è fatta sentire anche nel mondo del calcio. Molti tifosi hanno dimostrato il loro dissenso lanciando la proposta di boicottare Istanbul come teatro della finale di Champions League prevista per il 30 maggio allo stadio Ataturk, e spostare la partita in un altro stadio, in un altro Paese. Su Twitter l'argomento è trending topic e, oltre ad una petizione lanciata su Change.Org, all'appello hanno risposto presente anche diversi esponenti della politica italiana.
A portare la vicenda nell'universo calcistico e' stata la stessa nazionale turca che durante il match di qualificazione ad Euro 2020 contro l'Albania si è prodotta in un saluto militare di gruppo con evidente riferimento al conflitto e conseguente sostegno alle truppe. Calciatori turchi che giocano in Italia, come Demiral (Juventus), Calhanoglu (Milan) e Under (Roma) hanno appoggiato l'offensiva. Tra i like alla foto incriminata anche quelli di Emre Can e Gundogan, entrambi di nazionalità tedesca ma di origine turca, il primo tesserato con la Juventus, il secondo gioca con il Manchester City.
L'attaccante della Roma he espresso il suo sostegno indossando la maglia giallorossa e ha fatto esplodere un'altra polemica tra tifosi, società e giocatore con la dirigenza che non si è espressa a riguardo soprattutto perché in Europa League dovrà giocare contro il Basaksehir, squadra di Istanbul, fuori casa il 28 novembre.