Hong Kong: polizia spara lacrimogeni contro manifestanti, divide legge sulla sicurezza
I manifestanti pro-democrazia scesi in strada per protestare contro la nuova legge sulla sicurezza nazionale - in attesa di essere approvata dal Parlamento cinese - e contro un'altra legge sull'inno nazionale. Arrestate almeno 180 persone
Lo shopping domenicale di Causeway Bay si è trasformato in momenti di tensione tra polizia e manifestanti. A Hong Kong è tornata la protesta degli ombrelli, già protagonisti negli scorsi anni, scesi in strada contro la nuova legge sulla sicurezza nazionale - in attesa di essere approvata dal parlamento cinese - e contro un'altra legge sull'inno nazionale. Un messaggio a Pechino per rigettare una 'nuova legislazione' considerata minaccia alle libertà civili e alla fine del principio "un paese, due sistemi". Insomma, gli attivisti pro-democrazia temono il colpo letale all'autonomia dell'ex colonia.
Nonostante i divieti imposti dalla pandemia di coronavirus Covid-19, sui social sono stati decisi due punti di ritrovo per attuare una marcia di protesta non autorizzata. Così Causeway Bay e Southorn Playground sono stati scelti dagli hongkongers per annunciare un nuovo braccio di ferro con il governo centrale e locale amministrato da Carrie Lam. Almeno 180 persone sono state arrestate con l'accusa di riunione illegale.
A pochi minuti dall'annunciato intervento dell'attivista di Power People (Una coalizione politica radicale, ndr) Tam Tak-chi, è avvenuto il suo arresto. Il presentatore televisivo ha spiegato che avrebbe tenuto un "discorso sulla salute" fuori dal grande magazzino Sogo, a Causeway Bay, esente dalle regole vigenti contro gli assembramenti. "Questo è un discorso sulla salute ed è esente dalle regole. Qui abbiamo le infermiere", ha detto l'attivista che ha continuato ad accusare i politici locali pro-Pechino di voler rendere Hong Kong come qualsiasi altra città cinese continentale.
Al centro resta la nuova legge sulla sicurezza nazionale che vieta la rivolta, la secessione e la sovversione al governo centrale di Pechino attraverso un metodo che potrebbe aggirare il potere del Consiglio legislativo dell'ex colonia britannica. Inconfutabili le parole del premier cinese Li Keqiang, in occasione dell'apertura dei lavori dell'Assemblea generale del popolo: "La Cina intende creare un forte sistema legale per la sicurezza a Hong Kong".
"Pechino - ha scritto il South China Morning Post - si appresta a mettere al bando le attività 'sediziose' contrarie al governo centrale e le interferenze esterne negli affari dell'ex colonia britannica. Anche per quanto concerne Taiwan la Cina seguirà i principi e le politiche di riferimento su Taiwan, opponendosi con fermezza e dissuadendo qualsiasi attività separatista in cerca dell'indipendenza".
Gli Stati Uniti probabilmente imporranno sanzioni alla Cina se Pechino attuerà la legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Lo afferma Robert O'Brien, il segretario alla sicurezza nazionale di Donald Trump, in un'intervista a NBC. "E' difficile prevedere come Hong Kong possa restare un centro finanziario in Asia se la Cina assume"la guida, mette in evidenza O'Brien.