Schiaffo a Trump, giudice federale ordina la chiusura del Dakota Access, il gasdotto della discordia
Un giudice federale si è schierato con i Sioux di Standing Rock e ha ordinato la chiusura del gasdotto Dakota Access fino a nuovo ordine in attesa di una più approfondita analisi dell'impatto ambientale di una infrastruttura che nel 2016 aveva suscitato un grande movimento di protesta.
Nell'ordinanza di 24 pagine, il giudice distrettuale degli Stati Uniti James Boasberg si dice "consapevole dell'impatto" che lo stop di un oleodotto operativo da tre anni potrebbe causare, ma che deve essere fatto entro 30 giorni.
La decisione arriva dopo che in aprile lo stesso giudice si era pronunciato sullo stesso oleodotto definendolo "altamente controverso" ai sensi della legge federale sull'ambiente e sostenendo che era necessaria una rivalutazione complessiva dell'opera.
Il giudice Boasberg aveva chiesto alle parti in causa di pronunciarsi, anche attraverso la presentazione di documenti, per dirimere la questione se l'oleodotto dovesse continuare ad operare durante la nuova analisi ambientale.
Nel 2016 l'oleodotto è stato al centro di mesi di proteste, a volte violente, durante la sua costruzione vicino alla riserva della tribù Sioux Standing Rock che si trova a cavallo della Confine Nord Dakota-Sud Dakota.
La tribù di Standing Rock ha continuato ad opporsi all'oleodotto anche dopo che, nel giugno del 2017, ha iniziato a trasportare il petrolio dal Nord Dakota attraverso il Sud South e l'Iowa e l'Illinois nel giugno 2017.
Jan Hasselman, un avvocato della tribù, ha twittato la notizia della sentenza di Boasberg commentando: "Stupefacente". La texana Energy Transfer, proprietaria dell'oleodotto, non ha per il momento rilasciato commenti.
Il gasdotto interrato, opera da 3,8 miliardi di dollari che si estende per 1.886 chilometri, passa sotto il fiume Missouri, appena a nord della riserva di Standing Rock. In quel punto la tribù attinge l'acqua dal fiume e teme l'inquinamento. Energy Transfer ha sempre ribadito che l'oleodotto è sicuro.
L'anno scorso la società ha proposto di raddoppiare la capacità da 600 mila barili al giorno fino a oltre un milione di barili per soddisfare la crescente domanda di spedizioni di petrolio dal Nord Dakota, senza la necessità di tubazioni aggiuntive o spedizioni ferroviarie.
Prima che la pandemia di coronavirus mettesse in ginocchio l'industria petrolifera statunitense, l'estrazione quotidiana di petrolio quotidiano nel Nord Dakota - il secondo Stato produttore dietro il Texas - era di circa 1,45 milioni di barili al giorno. La produzione oggi è al di sotto di un milione di barili al giorno a causa della scarsa domanda e dei prezzi bassi.
Nel gennaio del 2017, appena insediato, Donald Trump aveva firmato gli ordini esecutivi che spianavano la strada a due delle infrastrutture energetiche più contestate il Keystone XL e il Dakota Access appunto. La decisione odierna del giudice Boasberg suona come uno schiaffo al Presidente.