Sesto figlio di Johnson, scelto nome: Wilfred Lawrie Nicholas. Omaggio a medici che l'hanno salvato
In una recentissima intervista il premier britannico, che ha omaggiato i medici che lo hanno curato dando il loro nome al suo sesto figlio, è tornato a parlare della degenza in terapia intensiva svelando retroscena: "C'era un piano se mi fosse andata male"
"Presentazione di Wilfred Lawrie Nicholas Johnson, nato il 29.04.20 alle 9. Wilfred come il nonno di Boris. Lawrie come mio nonno. Nicholas come il dottor Nick Price e il dottor Nick Hart: i due medici che hanno salvato la vita a Johnson. Grazie mille, all'incredibile team di maternità dell'NHS alla UCLH che ci ha seguiti così bene. Non potrei essere più felice. Il mio cuore è pieno", si legge sulle pagine del Daily Mirror che pubblica la prima foto del sesto figlio del premier britannico in braccio alla sua mamma Carrie Symonds.
La prima coppia non sposata a risiedere nella sede del Primo Ministro del Regno Unito, il civico 10 di Downing Street, ha scelto il nome del nuovo arrivato, omaggio ai dottori che hanno curato il premier britannico dal coronavirus Covid-19. Un aspetto da non sottovalutare soprattutto in relazione alle ultime dichiarazioni del primo ministro: "C'era un piano se mi fosse andata male". Il riferimento è al ricovero, anticipo della terapia intensiva, qualche giorno dopo essersi accertato di aver contratto il virus.
"Mi hanno dato una maschera per il viso e ho ricevuto litri e litri di ossigeno. È stato un momento difficile, non lo nego", confessa Johnson in un'intervista al Sun: "Ero consapevole - dice - che c'erano piani di emergenza in atto. I medici avevano tutti i tipi di accordi su cosa fare se le cose fossero andate male". La piena consapevolezza della sua situazione, spiega, è arrivata quando è stato collegato ai monitor e trasferito in terapia intensiva. "Era difficile credere che in pochi giorni la mia salute si fosse deteriorata a tal punto. Ricordo di essermi sentito frustrato. Non riuscivo a capire perché non stavo migliorando. Ma il momento brutto è arrivato quando le probabilità erano 50-50 se mettermi un tubo nella trachea".
Ora, dice Johnson, "sono guidato da un desiderio travolgente di rimettere in piedi il nostro paese, di nuovo in salute, e sono molto fiducioso che ci arriveremo".