La sinistra italiana e una lunga serie di scissioni
Quasi un secolo di divisioni
Simboli, slogan e prese di posizione, una lunga storia di dolorose scissioni racconta l'evolversi della sinistra in Italia. La parola che ricorre e quasi tormenta le formazioni politiche è sempre la stessa: "scissione". Un monito, un avvertimento, talvolta una minaccia che in questi giorni fa ombra al Partito Democratico, alle prese con la resa dei conti. Riformisti, massimalisti e progressi, la storia è ciclica. Occorre fare retromarcia e viaggiare nel tempo per capire le sfaccettature delle formazioni politiche che si sono alternate negli anni. La divisione più famosa è senz'altro quella avvenuta a Livorno tra i socialisti nel 1921, che proclama la nascita del Partito Comunista Italiano. Nel clima infuocato della Guerra fredda, nel 1947 il Psi paga un'altra scissione, quando a palazzo Barberini Giuseppe Saragat tiene a battesimo i socialdemocratici, rifiutando la politica frontista di Pietro Nenni. L'anno dopo, un altro strappo si consumò anche nel sindacato. La Cgil, fino ad allora unitaria, perde sia la componente cattolica che porterà alla nascita della Cisl sia quella laicosocialista che formerà la Uil.
Dal Psi al Psiup
La nascita del centrosinistra, all'inizio degli anni '60, porta a una nuova scissione nel 1964 con la nascita del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (Psiup), partito che, a sua volta nel 1972, si autoscioglie per confluire nel Pci. Fa eccezione l'ala guidata da Vittorio Foa, che invece costituisce il Partito di Unità Proletaria (Pdup), che poi a sua volta si fonde con il gruppo del Manifesto. Con la scissione social-democratica, che rappresenta la seconda divisione tra socialisti e socialdemocratici dopo il fallimento dell'operazione che aveva portato al Partito Socialista Unitario (Psu), nasce il Partito Socialista Democratico Italiano (Psdi). Era il 1969.
Il Partito Democratico della Sinistra
Rimini 1991, durante il XX congresso del Pci si conclude definitivamente l'esperienza cominciata nel 1921 a Livorno e si apre la nuova avventura della sinistra italiana. Nasce il Partito democratico della Sinistra (Pds), con Achille Occhetto che aveva iniziato l'operazione di rinascita al congresso della Bolognina. La svolta viene contestata da Cossutta, Salvato, Libertini, Serri e Garavini che fondano il movimento per la Rifondazione Comunista, che poi diviene il partito della Rifondazione Comunista. Nel 1995, in occasione della fiducia al governo tecnico guidato da Lamberto Dini, i gruppi parlamentari di Rifondazione si spaccano ulteriormente: in 14 deputati votano la fiducia e danno vita a una nuova formazione: i Comunisti Unitari. Tra riunificazioni e scissioni si arriva all'11 ottobre 1998, quando il Governo Prodi viene affossato da Rifondazione Comunista (che appoggiava il governo). Il partito si spacca in due: l'ala d'opposizione vicina al segretario Fausto Bertinotti e quella più governativa legata al presidente Armando Cossutta. Le formazioni perderanno progressivamente influenza. Nel 1998, la sinistra italiana perde una "p": l'obiettivo, dopo decenni di scissioni, è l'inclusione. Nascono i Democratici di Sinistra (Ds). Bisogna aspettare ancora un decennio per assistere alla nascita di una nuova formazione. L'occasione avviene a Chianciano. È il 2009 quando nasce Sinistra Ecologia Libertà (Sel), poi sciolta in Sinistra italiana.
Nel 2007, al termine del processo di fusione tra Ds e Margherita, nasce il Partito Democratico, oggi al bivio.