Solidarietà per il piccolo Alex: "Forse trovata sacca di staminali". Milano, futuri donatori in coda
"La gara di solidarietà per il piccolo Alex deve continuare anche se è stata trovata una sacca con staminali da sangue del cordone ombelicale che potrebbe essere compatibile", afferma Paolo Montresor, il papà del bimbo. Intanto a Milano si sono formate lunghe code per iscriversi alle liste di donatori di midollo osseo
"Abbiamo saputo dalla stampa della possibilità di una sacca, ma non abbiamo avuto modo di parlare con nessuno dall'Italia - precisa Paolo Montresor - e da quello che ci hanno riferito i medici inglesi non c'è certezza sulla compatibilità finché non vengono fatti altri esami, che immagino saranno effettuati. È importante iscriversi ai registri dei donatori di midollo, non lo dico per mio figlio ma per tutti i pazienti che sono in attesa. Chi diventa donatore lo fa per tutti i malati".
A dare la notizia della possibilità di una sacca da una donazione di cordone è stato un comunicato del Centro Nazionale Trapianti, del Centro Nazionale Sangue e del registro nazionale italiano Ibmdr. "Se è vero è comunque un risultato preliminare - ribadisce il papà di Alex -. La nostra vicenda ha generato uno tsunami, e a questo punto è importante che continui a beneficio di tutti. Sarebbe bello che da una nascita venisse la speranza per nostro figlio, ma aspettiamo".
All'appello dei giorni scorsi di Montresor hanno risposto in tanti, come mostrano queste foto scattate in piazza Sraffa a Milano, dove si sono formate delle lunghe code per iscriversi alle liste di donatori di midollo osseo. Una gara di solidarietà per salvare il piccolo Alex e altre vite.
Alessandro Maria Montresor, nato a Londra da papà veronese e mamma napoletana, non ha ancora trovato nei registri mondiali dei donatori di midollo alcuna compatibilità con il raro antigene di cui è portatore. Il piccolo è affetto da Hlh (linfoistiocitosi emofagocitica): si tratta di una malattia genetica molto rara (colpisce lo 0,002 per cento dei bambini) che priva le persone che ne sono affette della perforina, proteina che consente al sistema immunitario di identificare e quindi combattere batteri e virus. Ad aggravare ulteriormente la situazione è il degrado dell'effetto del farmaco sperimentale, con cui viene attualmente curato. Quest'ultimo gli garantirebbe la sopravvivenza solo per le prossime cinque settimane, poi la sua efficacia potrebbe scemare.